Catalogna, l’ora della verità

Opinioni

Attesi un ridimensionamento dei secessionisti e una crescita di Ciudadanos e socialisti grazie alla partecipazione

Oggi i catalani daranno il loro verdetto col voto in elezioni regolari. Come sempre quando si aprono le urne sono possibili sorprese e forse in questo caso più di altri, vista la sequenza di eventi degli ultimi mesi.

Con questa cautela si possono però fare alcune ipotesi sulla base della storia elettorale della Catalogna e dell’osservazione degli avvenimenti da parte degli studiosi che hanno seguito la campagna.

Il primo elemento da monitorare sarà la partecipazione al voto. Di quanto salirà rispetto al livello già molto alto del 74,9% del 2015? E’ tale la tensione che si respira, pari a quella di elezioni politiche generali, che ci può aspettare persino l’80%, secondo gli studiosi. Questa mobilitazione aggiuntiva, in linea di massima, dovrebbe favorire gli anti secessionisti perché voterebbero persone di famiglie non catalane di nascita, spesso disinteressate alle regionali. L’esito potrebbe quindi dipendere più dalla rimobilitazione di astenuti che non da spostamenti di voto tra l’uno e l’altro partito.

In partenza sembra quindi da escludere lo scenario del tutto inedito sin qui di una maggioranza assoluta in voti del fronte secessionista. Quelli più probabili restano o la conferma degli equilibri uscenti (secessionisti con una sola maggioranza relativa in voti e una maggioranza assoluta solo in seggi) o addirittura un ridimensionamento dei secessionisti che potrebbero perdere anche la maggioranza dei seggi. Questo divario tra voti e seggi è dovuto al fatto che la provincia di Barcellona che è quella meno favorevole ai secessionisti è sottorappresentata in seggi rispetto agli elettori. Persino nelle due occasioni in cui a governare in coalizione furono i socialisti, con Maragall e Montilla, pur essendo essi i più votati, in seggi aveva prevalso di poco Convergencia y Uniò, allora autonomista ed oggi secessionista, grazie alla sovrarappresentazione delle altre province.

Anche la ripetizione dello scenario precedente rivelerebbe comunque che la maggioranza dei catalani votanti è anti-secessionista con una smentita radicale della retorica prevalente in questi mesi. Se perdessero anche la maggioranza dei seggi sarebbe una vera e propria debacle, la maggioranza silenziosa si sarebbe presa una colossale rivincita sulla narrazione della coalizione uscente.

Se questo fosse il quadro, quali dei tre partiti anti-secessionisti potrebbe essere favorito?

Non il Pp perché nettamente situato a destra e perché è al Governo a Madrid, cosa che suscita un inevitabile distacco da parte della popolazione catalana, anche quella anti-secessionista. Dovrebbero invece avvantaggiarsene Ciudadanos perché partito centrista più fresco e con una leader molto efficace nella passata legislatura ed anche i socialisti che con Miquel Iceta hanno aperto in modo del tutto inusuale le liste con un accordo elettorale sia verso il centro (candidando i democristiani di Uniò, allontanatisi dalla nuova linea di Convergencia) sia verso sinistra, con alcuni provenienti da Podemos e dal mondo ex comunista. In termini di voti forse dovrebbe avvantaggiarsene più Ciudadanos, che però ha una posizione più drastica e polarizzata sulla questione centro-periferia, mentre i socialisti, che sono tradizionalmente federalisti, potrebbero rivelarsi poi baricentrici nel difficile momento di costruzione di alleanze post-elettorali.

Sull’opposto versante, quello secessionista, la gara interna dovrebbe stavolta vedere vincente coloro che sono storicamente più coerenti su questa posizione, ossia Esquerra, mentre il Pdecat di Puigdemont che col nome di Convergencia y Uniò è sempre stato il partito con più seggi stavolta dovrebbe soccombere. Resta poi l’estrema sinistra della Cup che però è storicamente minoritaria.

In mezzo con posizioni poco comprensibili e cerchiobottiste Podemos, che dovrebbe perdere alcuni voti (molti di più ne ha persi nel resto della Spagna a causa di questa ambiguità), anche se la sua collocazione baricentrica, esterna ai due fronti potrebbe pesare in modo significativo in seguito sulle alleanze post-elettorali.

Sulle coalizioni future regnerà per settimane, con tutta probabilità, l’incertezza più assoluta, ma almeno domani sera svanirà quella sui voti.

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