Come regolare il lavoro accessorio

Opinioni

Il lavoro occasionale esiste e non regolarlo significherebbe indirizzarlo verso l’oscurità del “sommerso

Il 4 aprile, la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati ha terminato l’e same del decreto del Governo sui voucher e sulla responsabilità solidale negli appalti, che aveva avviato il 28 di marzo. La Commissione ha approvato il decreto così come licenziato dal Governo senza apportare emendamenti. Il decreto è così approdato ieri in aula per la discussione generale e, per oggi, è previsto il voto. Come è noto, però, la decisione del Governo di abolire i voucher per decreto ha lasciato aperta la questione della regolazione del lavoro accessorio. Il lavoro occasionale esiste e non regolarlo significherebbe indirizzarlo verso l’oscurità del “sommerso”. I voucher avevano la funzione di regolare quelle che, nell’articolo 70 della legge Biagi del 2003 erano definite come prestazioni «meramente occasionali».

I cosiddetti “lavoretti”, soprattutto domestici. Dal baby sitting alle piccole manutenzioni. O anche le ripetizioni agli studenti. O ancora, in agricoltura, attività come la vendemmia eseguite esclusivamente da studenti e pensionati. Come noto, fu proprio per la vendemmia che, da ministro del Lavoro nel Governo Prodi, introdussi per la prima volta i voucher come sistema per la retribuzione di prestazioni occasionali.

Nel tempo, una serie di interventi su quell’articolo della legge “Biagi” ha snaturato quello strumento. Finché la stessa definizione di “meramente occasionale” è scomparsa dalla sua descrizione. Questo ha aperto lo spazio a un utilizzo indebito dei voucher per retribuire prestazioni di lavoro riconducibili al normale lavoro dipendente da parte delle aziende e, perfino, della pubblica amministrazione. È per questo che, a febbraio 2016, fui io stesso a presentare una proposta di legge di riforma dello strumento.

Era necessario intervenire per riportare i voucher in quell’esclusivo orizzonte del lavoro accessorio. La mia proposta fu, così, depositata prima che la Cgil proponesse il proprio quesito referendario e raccogliesse le firme per sostenerlo. Si giunge così al momento in cui la Suprema Corte di Cassazione ammette il quesito della Cgil insieme a quello sulla responsabilità solidale sugli appalti.

La Commissione Lavoro svolge il proprio compito e – ad opera della collega Patrizia Maestri – compone un testo unificato che armonizza le varie proposte. La riforma è dunque pronta proprio nelle ore in cui il Governo si orienta invece in direzione del decreto di abolizione dello strumento. Abolizione che lascia, come detto, non regolato il lavoro accessorio. Non solo: come spesso accade nel caso di interventi “draconiani”come questo, è che si crea una situazione di immediato disagio. In questo caso, si tratta di due problemi: quello dei “baby voucher ”, momentaneamente risolto dall’Inps.

Il secondo è relativo alla norma transitoria sul tempo entro il quale i voucher potevano essere acquistati, cioè fino alla promulgazione del Decreto. Un tempo troppo breve. Resta la questione di come giungere, al più presto, a u n’equa regolazione del lavoro accessorio. Si possono immaginare molte soluzioni: facciamo degli esempi. In questi giorni, la Commissione Lavoro ha, tra l’altro, incardinato la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla Cgil nota come “Carta universale dei diritti del lavoro”. Una soluzione possibile potrebbe anche provenire proprio da quel testo. Il Capo Quinto della proposta è dedicato, infatti, proprio al lavoro subordinato occasionale.

L’articolo 80 disegna quello che viene chiamato “contratto di lavoro subordinato occasionale”. Il testo spiega che «il contratto di lavoro subordinato occasionale ha ad oggetto prestazioni di natura meramente occasionale o saltuaria». L’ambito definito è quello «dei piccoli lavori di tipo domestico familiare, compresi l’insegnamento privato supplementare, i piccoli lavori di giardinaggio e l’assistenza domiciliare occasionale ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con handicap; della realizzazione da parte di privati di manifestazioni sociali, sportive, culturali o caritatevoli di piccola entità». Sempre secondo quel testo simili prestazioni possono essere svolte da studenti, inoccupati, pensionati, disoccupati non percettori di forme previdenziali obbligatorie di integrazione al reddito o di trattamenti di disoccupazione, anche se extracomunitari regolarmente soggiornanti in Italia nei sei mesi successivi alla perdita del lavoro.

Altre proposte sono state presentate nelle scorse settimane dalle altre organizzazioni sindacali, inoltre il governo ha manifestato l’intenzione di presentare un Decreto. Noi riteniamo che si possa immaginare un intervento che disciplini i buoni famiglia, l’urgenza più importante. Per quanto riguarda le imprese esistono già delle normative di flessibilità. Queste, dunque, possono essere strade plausibili, non lontane, d’altronde, da quanto aveva previsto la Commissione lavoro della Camera nel testo presentato dalla relatrice Patrizia Maestri. Ciò che conta è che una regolazione sia realizzata e che si ponga rimedio a quelle emergenze create dal Decreto senza ritornare alle distorsioni del passato.

 

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