Un fondamentale passo per il riconoscimento dei ‘caregiver’

Opinioni

Emendamento per sostenere chi aiuta i familiari non autosufficienti

Con un emendamento alla legge di Bilancio siamo riusciti nell’impresa di iniziare a riconoscere il valore sociale di coloro che, soprattutto donne, si prendono cura di un familiare non autosufficiente perché disabile o affetto da gravi patologie.

Sui caregiver familari al Senato abbiamo esaminato un disegno di legge specifico, presentato dal collega del Pd Ignazio Angioni. Ma in attesa di una legge di inquadramento, come è accaduto per il ‘Dopo di Noi’, è passato il principio sul quale abbiamo lavorato in questi mesi, incontrando il governo e le associazioni di familiari e delle persone con disabilità: partire dall’istituzione di un fondo dedicato ai caregiver, presso il ministero del Lavoro.

L’emendamento, che è stato approvato con consenso unanime in commissione Bilancio, prevede appunto un finanziamento di 20 milioni di euro all’anno per il triennio 2018-2020 per la copertura finanziaria di “interventi legislativi finalizzati al riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale del caregiver familiare”. Si definisce tale “la persona che assiste e si prende cura del coniuge, di una delle parti dell’unione civile tra persona dello stesso sesso o del convivente di fatto o anche di un parente entro il terzo grado che, a causa di malattia, infermità o disabilità, anche croniche o degenerative, non sia autosufficiente, non sia in grado di prendersi cura di sé”. Questa definizione larga ci consente identificare la persona di cui ci si prende cura non solo tra titolari di indennità di accompagnamento ma anche delle persone affette da patologie come Alzheimer, Parkinson e Ictus.

Il 75% dei caregiver è donna. L’istat stima che in Italia siano oltre 3 milioni le persone che nel contesto familiare si prendono cura di anziani e disabili. Si tratta prevalentemente di donne di età compresa tra i 45 ed i 55 anni, che spesso sono costrette ad abbandonare il proprio lavoro. Anche per questo crediamo che ogni intervento e la futura legge debbano basarsi su principio sacrosanto, contenuto nel nostro disegno di legge: lo Stato deve sostenere chi presta assistenza ad un familiare disabile o malato attraverso una rete di servizi sociali, per garantire la conciliazione di questo impegno con un’attività professionale e con una normale vita di relazione.

Dopo l’importante acquisizione della costituzione di un Fondo la nostra battaglia sarà per l’approvazione di una buona legge che possa identificare i bisogni dei caregiver che devono poter lavorare, uscire di casa, avere tempo per se e andare in vacanza. Per questo i caregiver andranno inseriti nella componente della rete di assistenza alla persona e considerati risorsa importante in un sistema integrato di servizi socio-assistenziale, come avviene già in molte esperienze regionali, e considerati benificiari di politiche trasversali, da quelle fiscali a quelle del lavoro.

Il prezioso e delicato impegno di cura va valorizzato, reso visibile nelle società italiana e sostenuto da una politica pubblica, segno di un riconoscimento fondamentale anche per la crescita sociale ed economica del nostro Paese. Oggi, grazie al Pd, abbiamo compiuto un primo passo.

Leggi anche  Via libera al fondo per chi assiste i malati non autosufficienti, stanziati 60 milioni

Vedi anche

Altri articoli