Con una università “chiusa” il Paese arretra

Opinioni

A Milano passa tra divisioni e polemiche il test di ingresso anche per i corsi umanistici

U n vezzo culturale, un optional, un traguardo impossibile? Di certo la laurea in Italia è ormai affare per pochi intimi: è laureato, spiega il Miur, un quarto dei giovani tra i 25 e i 34 anni, il 24% contro il 37% della media Ue e il 41% della media Ocse, peggio di noi -nota Eurostat – fa solo la Romania. Un dato tanto eclatante, quanto ignorato dal dibattito pubblico, anche nel mondo del lavoro. Eppure l’istruzione superiore di terzo livello garantisce ancora possibilità molto maggiori di trovare lavoro, e stipendi più alti. La quotidianità di studentesse e studenti universitari è fatta però di aule sovraffollate, tasse o in generale costi in crescita, un alto numero di abbandoni. La Statale di Milano proprio in questi giorni ha fornito una ricetta che fa e farà discutere: da settembre per la prima volta “numero chiuso” anche per lauree umanistiche. Una scelta che spacca la stessa Statale, mentre la ministra Valeria Fedeli invita ad «allargare, non a chiudere»

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