L’argine della legge contro la violenza sulle donne

Opinioni

Perché qualcosa cambi in modo strutturale occorre un’attenta educazione di ragazze e ragazzi a capire che non c’è amore se non c’è rispetto per la libertà e l’autonomia dell’altro

In questa legislatura abbiamo cercato di affrontare con grande determinazione il contrasto alla violenza maschile sulle donne. Uno dei primi atti è stato la ratifica della Convenzione di Istanbul, il 27 giugno 2013, un atto importante, in quanto rappresenta uno strumento giuridico vincolante. Preoccupa l’avanzata delle destre e delle forze populiste in Europa che già nel recente incontro a Bruxelles con i Parlamenti Nazionali, hanno iniziato ad attaccare i principi fondamentali della Convenzione stessa.

Subito dopo abbiamo approvato il decreto 93/2013 contro il femminicidio e la violenza di genere, che inserisce nel nostro ordinamento misure importanti di protezione e di repressione dei reati, come il gratuito patrocinio per le donne vittime di violenza a prescindere dalle condizioni di reddito, l’allontanamento dalla casa familiare, l’ammonimento e l’arresto in flagranza di reato del maltrattante, l’aggravante per la violenza assistita da minori.

Per promuovere un vero cambiamento culturale, nella riforma della buona scuola abbiamo introdotto l’obbligo per le scuole di ogni ordine e grado di inserire nei piani triennali dell’offerta formativa azioni di educazione alla parità tra i sessi e di prevenzione della violenza di genere, rivolte non solo a studentesse e studenti, ma anche alle loro famiglie e agli insegnanti.

Nel 2015 con Maria Elena Boschi è stato presentato dal Governo Renzi il Piano Straordinario contro la violenza di genere che istituisce una cabina di regia tra Ministeri, Regioni e Istituzioni coinvolte nella rete di prevenzione, protezione e repressione dei reati ed un osservatorio a cui partecipano anche centri antiviolenza e le forze della società civile. Nella legge di bilancio che stiamo discutendo aumenta ancora l’investimento per le politiche di contrasto alla violenza e le risorse dedicate alle pari opportunità e sta per essere approvata la legge per gli orfani di crimini domestici.

Infine il 19 aprile 2017 il Senato ha istituito la Commissione di inchiesta sul femminicidio e la violenza di genere che ho l’onore di presiedere. La Commissione ha il compito di indagare le dimensioni, condizioni e cause della violenza di genere, di verificare l’attuazione della Convenzione di Istanbul, della legislazione nazionale in materia e la capacità di intervento pubblico nella prevenzione e nell’assistenza delle vittime di violenza e di lasciare, con la relazione finale, indicazioni utili al prossimo Parlamento e al prossimo Governo.

Dopo molte audizioni quello che sta emergendo nella nostra inchiesta è che nonostante oggi il nostro Paese abbia una buona legislazione, mentre gli omicidi calano sensibilmente, i femminicidi restano più o meno invariati ogni anno, con una media di una donna uccisa ogni due giorni. Sappiamo soprattutto che la violenza maschile sulle donne è un fenomeno più ampio dei tragici fatti che arrivano sui giornali. E’ quell’onda di hashtag #quellavoltache dove giovani e meno giovani hanno fatto emergere il mare di molestie e violenze subite sui luoghi di lavoro, in famiglia, sul bus o in strada, dal marito della migliore amica, dopo la denuncia di Asia Argento e di altre donne dello spettacolo. Un quotidiano fatto di mancanza di rispetto e sopraffazione.

Ma non solo. Bene ha fatto la sottosegretaria Boschi a inserire nelle linee guida del piano strategico 2017/2020 una particolare attenzione alla formazione degli operatori delle forze dell’ordine e in accordo con il Vice Presidente del CSM Legnini dei magistrati. Infatti alcune misure come l’ammonimento e l’allontanamento dalla casa familiare o l’arresto in flagranza di reato vengono utilizzate ancora poco da forze dell’ordine e operatori di giustizia. Occorre soprattutto prevenire e saper riconoscere la violenza domestica, che spesso viene confusa come semplice conflitto familiare. Senza coordinamento tra magistratura civile, penale e minorile spesso le donne e i loro figli, vivono una vittimizzazione secondaria, attraversando procedimenti che procedono in parallelo, con l’affido dei figli ad entrambi i genitori, anche se il padre è indagato per violenza domestica, cosa vietata dalla Convenzione Istanbul.

Mentre sappiamo che il lavoro di rete tra centri anti violenza, enti locali, forze dell’ardine, medici di pronto soccorso e di base, scuole, tribunali è semplicemente fondamentale, solo 13 Prefetture su 100 hanno promosso protocolli di collaborazione tra istituzioni a livello territoriale. Importanti passi avanti invece stanno facendo le procure nella formazione di pool specializzati di magistrati.

Perché qualcosa cambi in modo strutturale occorre un’attenta educazione di ragazze e ragazzi a capire che non c’è amore se non c’è rispetto per la libertà e l’autonomia dell’altro, ma anche l’Università deve assumere il tema della parità tra i sessi e della prevenzione della violenza di genere come centrale per un vero cambiamento della società italiana. Nella preparazione curricolare  di coloro che sono professionisti essenziali per la rete di prevenzione e di protezione delle donne, ovvero medici, giuristi, psicologi, insegnanti, assistenti sociali, occorre inserire quegli elementi formativi per riconoscere ed affrontare la violenza di genere. Perché è solo riconoscendo la violenza maschile e lavorando assieme che potremo sconfiggerla. Insieme, si può fare.

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