Crescita, quando la realtà supera le previsioni

Economia

Se l’Italia fosse stata ferma, oggi non saremmo in grado di agganciare la ripresa internazionale

Ancora una volta i dati reali dell’economia italiana hanno battuto le previsioni. A luglio la produzione industriale, misurata dall’Istat, è cresciuta del 4,4% rispetto allo stesso mese del 2016, mentre le previsioni degli analisti erano assestate sul 3,5%.

Ancora una volta un dato positivo induce gli analisti a riflettere sull’opportunità di una ulteriore revisione verso l’alto della previsione del Pil, anche perché ad agosto l’Italia è risultata uno dei paesi più dinamici d’Europa in base all’indice PMI, un indicatore molto sensibile che misura le aspettative dei responsabili degli acquisti delle imprese. Per il Financial Times, di solito piuttosto scettico sui paesi dell’Eurozona e sul nostro in particolare, questa volta l’Italia si è messa in moto.

Oltre alla dimensione ragguardevole dell’aumento annuo, colpisce che la ripresa sia ad ampio spettro e riguardi quasi tutti i settori. In particolare, cresce del 4,1% la produzione di beni di consumo e del 5,9% quella di beni di investimento. Una parte notevole di questi incrementi viene dalla domanda interna, come testimoniano gli indici di fiducia che hanno raggiunto in estate nuovi massimi post crisi e il fatto che è stato nullo il contributo della domanda estera netta all’ottimo risultato del Pil del secondo trimestre che – ricordiamo – è stato di +0,4% su base trimestrale e +1,5% su base annuale.

È certamente vero che l’Italia beneficia di una congiuntura mondiale ed europea favorevole, ma è davvero difficile dire che la politica economica attuata in questi anni non abbia svolto un ruolo rilevante. Chi fa questo ragionamento, trascura che la domanda interna sta prendendo vigore ed anche il fatto che gli altri paesi in questi anni non sono stati fermi e hanno anch’essi messo in atto politiche per la crescita, rendendo più flessibili i mercati, riformando i sistemi bancari, dando incentivi ai consumi e agli investimenti.

Se l’Italia fosse stata ferma, oggi non saremmo in grado di agganciare la ripresa internazionale. Proprio ieri è stato pubblicato un nuovo studio della Bce secondo cui il cosiddetto bonus di 80 euro è stato un esempio di successo in Europa; i percettori del bonus, in particolare i più poveri, ne avrebbero speso fra il 50 e il 60%.

Analogamente, è difficile non vedere il nesso fra l’incremento della produzione di beni strumentali e le molte misure che sono state prese per avviare finalmente una stagione di investimenti, dopo i crolli paurosi che abbiamo registrato negli anni della crisi. Le indagini sulle imprese mostrano che gli investimenti hanno risposto alle misure che sono state messe in cantiere, dal super ammortamento al 140% e all’iper ammortamento al 250%, alle altre misure del piano industria 4.0.

Fra tutte, il Jobsact è stata forse la misura di maggiore impatto, anche sotto il profilo strutturale. Dall’inizio del 2014 sono stati creati oltre novecentomila posti di lavoro, in maggioranza a tempo indeterminato. La crescita dei posti di lavoro è stata superiore a quella del Pil, il che accade molto di rado nelle fasi di uscita da una recessione e giustifica un notevole ottimismo sulle prospettive del mercato del lavoro. Le imprese hanno ancora delle incertezze riguardo a come si assesterà la giurisprudenza in materia di licenziamenti, anche considerazione del ricorso della Cgil sull’articolo 18 pendente presso la Corte Costituzionale.

Man mano che le imprese potranno toccare con mano che il Jobsact ci ha portati davvero in un mondo diverso da quello che avevamo ereditato dai primi anni settanta, i risultati positivi sin qui ottenuti si consolideranno, a beneficio soprattutto dei più giovani. È davvero strano che ci sia ancora qualcuno che parla di “jobless recovery”, ossia di ripresa senza occupazione. È vero il contrario. L’aumento dell’occupazione ha accresciuto il reddito disponibile delle famiglie e questo è stato un ulteriore motore della ripresa dei consumi e dell’attività produttiva.

Sappiamo che c’è ancora molto da fare per recuperare i livelli produttivi persi nella grande recessione, ma per farlo bisogna proseguire lungo la strada intrapresa. Se tornassimo indietro, come tanti purtroppo dicono di voler fare, ci faremmo solo molto male.

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