Dal dibattito a sinistra del Pd si vede chi scrive il futuro e chi no

Opinioni

Un utile promemoria su ciò che la sinistra non deve essere

Vale sempre la pena seguire l’ombelicale dibattito fra le variegate forze politiche che occupano l’affollato spazio alla sinistra del Pd, alcune con velleità di restarci e lì primeggiare, altre col bizzarro disegno di lavorare per sgonfiare i Dem e poi, un giorno, prenderne il posto (il famoso centrosinistra largo, unito e plurale, ma senza il Pd, il primo partito italiano: vasto programma).

Certo, la discussione non è fra le più lineari, va ammesso, ma se si riesce per un attimo a farsi largo fra le molteplici sigle e gli ipertrofici personalismi, e si resta ai contenuti, se ne ricava un ottimo promemoria di ciò che una forza di sinistra moderna e riformista con ambizioni di governo non deve mai essere o rischiare di diventare.

C’è un tratto comune infatti che ha finito per unire, in quell’area, personalità e gruppi dirigenti con storie e obiettivi differenti: l’ossessione non per le cose da fare, ma per come andrebbero fatte.

La stella polare resta sempre e solo un fantomatico manuale delle istruzioni, a parole così chiaro e bello da essere giudicato intoccabile; quel che si deve costruire, il futuro del paese, in fondo è secondario.

Il grande assente ingiustificato è sempre la realtà, con le sue complessità, coi suoi imprevisti, coi compromessi, anche amari, che si porta inevitabilmente appresso.

E così diventa più importante lo slogan “la sinistra è contro il precariato, il governo cambi rotta”, rispetto ai 900mila e rotti posti di lavoro reali conquistati negli ultimi due anni proprio grazie alle politiche di governo.

Oppure prendiamo l’immigrazione, il decreto Minniti, il codice per le Ong: perché fare lo sforzo di spiegare agli elettori la complessità di una situazione che va per forza di cosa governata tenendo conto dei diritti di chi viene accolto e di chi accoglie e di una serie di complesse questioni geopolitiche – al di là di cosa ognuno di noi può singolarmente pensare e sentire riguardo al tema – quando è molto più facile intonare il vecchio e un tantino immaturo ritornello dello Stato senza cuore, brutto e cattivo che chiude le frontiere per compiacere la destra?

Che il volontario e il ministro siano due ruoli diversi, entrambi nobili e necessari, è palese; non c’è scritto in nessun manuale della sinistra buona e giusta, lo dice il buon senso.

Lo stesso buon senso che dovrebbe suggerire, a chiunque si senta di sinistra, che è più importante far diventare legge in parlamento le unioni civili, il dopo di noi, il reddito di inclusione, vale a dire la costruzione di un paese con più diritti, rispetto alle biografie e alle analisi del sangue politico di questo o quell’altro alleato di governo.

“Con Alfano mai” non è un programma politico, è lo slogan di un volantino pubblicitario.

Segnaliamo che per non governare con Alfano (ammesso poi che il problema della sinistra italiana sia davvero questo, detto senza nessun particolare trasporto politico per il Ministro degli Esteri) bisognerebbe che il centrosinistra prendesse in autonomia un voto in più di quelli necessari per governare da soli. Cosa che il Pd e i suoi alleati nella coalizione “Italia. Bene Comune” non sono purtroppo stati in grado di fare nel 2013.

Una soluzione era, ad esempio, quella di impegnarsi a disegnare in questa legislatura un impianto che rendesse più chiara la competizione elettorale fra i diversi poli e che permettesse al primo arrivato di dichiararsi vincitore la sera delle elezioni, assumendosi così una chiara responsabilità di governo, come proposto dal Pd.

Ma, anche qui, tutto questo avrebbe significato rinunciare alla propria personale legge elettorale del cuore, quella iscritta nel manuale di cui sopra, in nome di un compromesso. Non sia mai.

Per tutte queste ragioni, e per molte altre analoghe e assimilabili, vale la pena seguire il dibattito in corso alla sinistra del Pd. Non tanto per le alchimie elettorali e le questioni tattiche, quanto piuttosto per imparare a riconoscere chi si accontenta sempre e solo di leggere ad alta voce il manuale delle istruzioni da chi invece ha davvero l’ambizione di provare a scrivere il futuro. Coi fatti.

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