Di Maio non poteva non sapere

Opinioni

O vive in un mondo tutto suo o ha taciuto: non si sa cosa sia peggio

Troppo estesa la pratica dei furbetti perché Luigi Di Maio non sapesse niente. A meno che il candidato premier (?) del M5s non sia completamente cieco o incurante della vita interna del suo gruppo, sembra impossibile che egli non si sia accorto – non abbia avuto nemmeno il minimo sentore – di un andazzo che a quanto pare coinvolgeva molti parlamentari pentastellati. Altro che “mele marce”, qui era un sistema!

Nulla che confligga con la legge, e infatti nessuno chiede processi in tribunale. Il conflitto è con le regole del Movimento e soprattutto con i cittadini ai quali era stata sbandierata onestà-onestà, salvo poi tradirli con trucchetti da Strapaese.

Di Maio non è solo il candidato premier (?) ma è il capo politico, l’uomo forte, il Delfino, il number one – chiamatelo come volete. Ha un sacco di gente che lavora per lui. Conosce vita morte e miracoli di ciascun parlamentare. In questa storia non si parla del deputato di terza fila, ma di diversi ex capigruppo, di parlamentari noti: e lui non si è accorto di niente? 

Delle due l’una: può essere che sia uno che viva in un mondo autoreferenziale, ma allora sarebbe pericoloso affidargli non dico il Paese ma persino un condominio. O può darsi che egli sapesse, e ha taciuto, ha coperto. Finché è stato possibile. Fino a quando gli odiati giornalisti non hanno fiutato qualcosa e la palla di neve è diventata valanga. In questo caso, ci troveremmo di fronte a un super-mariuolo.

Può continuare a fare lo sbruffone, Di Maio: tanto la gente ha capito.

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