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Un male per l’Italia

È necessario che gli scandali avvengano (Matteo 18,7). Il nuovo Governo, che somma due populismi sovranisti, è un male per l’Italia, quindi per noi tutti, Pd compreso. Tuttavia citare quella frase evangelica ha un senso. C’è infatti una graduatoria dei mali.

Un male che si presenti in modo chiaro può essere necessario perché consente, almeno potenzialmente, di fargli fronte in modo altrettanto chiaro.

Viceversa un male confuso aggiungerebbe alla negatività cha ha in sé anche una maggiore difficoltà di arginarlo. Tale era l’ipotesi di una maggioranza composta da un M5S con forza doppia rispetto al Pd in cui, magari, allo junior partner sarebbe stata poi addebitata la responsabilità della non attuazione delle promesse populiste più mirabilanti.

Non discuto la volontà soggettiva di chi ha sostenuto quella tesi nell’intento di riduzione del danno, ma credo invece francamente che si sarebbe prodotto invece un male maggiore perché sarebbe mancata un’alternativa chiara.

Come avevo detto nei primi giorni della legislatura quello che rendeva possibile quest’alleanza, che a molti sembrava impossibile perché ragionavano solo sull’asse destra-sinistra, era un fatto pre-politico: i due sedicenti vincitori si sentano entrambe “nuovi”, destinati a impersonare i poli alternativi futuri, in una sorta di bipopulismo più o meno imperfetto, mentre Pd e Fi sarebbero destinati alla scomparsa. Però quando governi insieme vi è la seria possibilità che tu sia invece percepito come un polo unico, nonostante le tue intenzioni. Per questo potrebbero avere la tentazione anche di un accordo a termine. Non scontata però in quel caso la reazione degli elettori.

E’ evidente che questo scandalo necessario crea solo una potenzialità per una reazione di nuovo europeismo consapevole, che sappia rispondere in modo innovativo sia sull’asse sovranismo-europeismo, Visegrad-Ventotene su cui si forma la nuova maggioranza, sia su quello destra-sinistra, che comunque non scompare. Non c’è un automatismo garantito.

A questo deve lavorare il Pd fin dai prossimi giorni senza atteggiamenti rinunciatari. La collocazione come terza forza potrebbe essere solo momentanea e il segno di fiducia in se stessi sarà anzitutto la conferma della propria vocazione maggioritaria, a partire dalla volontà di completare la transizione istituzionale, evitando nuovi futuri balletti su alleanze post-elettorali, restituendo all’elettore anche sul piano nazionale il ruolo di decisore sui Governi.

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