Di Maio? Un’orgia di false promesse e di amnesie

Opinioni

Rinnegata la lotta contro il Tav, sparito il referendum sull’euro

Ieri a Pescara Luigi Di Maio ha presentato i 20 punti del programma del Movimento 5 Stelle. Un insieme di proposte, spesso in contraddizione tra loro, naturalmente senza alcuna copertura economica dichiarata.

Di Maio ha voluto sottolineare che il M5s non è né di destra, né di sinistra ma a ben guardare nella parte economica del programma il modello di riferimento è la Trumpnomics declinata sul Paese delle PMI, con una bella spolverata di statalismo anni 80, che tanti danni ha prodotto al nostro Paese.

Naturalmente non c’è più traccia delle parole d’ordine della campagna elettorale del 2013, dei vaffaday, come la decrescita felice con cui Grillo arringava le folle. Tutto scomparso: non è un caso che nella tre giorni pescarese il comico sia stato evocato, per sbaglio, una sola volta.

Non si tratta di semplici amnesie. Un esempio? In queste settimane abbiamo assistito al balletto sul referendum per uscire dall’euro – come dimenticare la straordinaria performance di Laura Castelli dalla Gruber? Ecco, nei 20 punti non troverete il referendum, anzi si dice che non si farà.

Un altro cavallo di battaglia che scompare dal programma grillino è il no alla grandi opere, prima fra tutte il TAV.

Non una parola e per rendere più chiara la conversione il simbolo della lotta No Tav in Val Susa, il senatore Marco Scibona viene declassato al 4 posto del listino plurinominale, quindi senza alcuna possibilità di essere rieletto.

Come si può facilmente capire Di Maio e i vertici del movimento rinnegano gran parte delle loro proposte politiche nella speranza di accattivarsi le simpatie del paese.

Purtroppo lo fanno senza una proposta coerente, in totale assenza di un quadro economico che possa sostenere il taglio di 40 punti del rapporto deficit/pil con una assunzione di massa nella pubblica amministrazione.

Siamo di fronte, come al solito, ad una gigantesca messa in scena dove non conta la praticabilità della proposta. In questo Di Maio gioca la partita per il miglior venditore di cubetti di ghiaccio al Polo Nord con Berlusconi. Tutto questo infischiandosene dell’Italia, dei risultati positivi fin qui raggiunti in un’orgia di false promesse che non hanno alcuna possibilità di essere praticate, se non attraverso la demolizione del sistema Paese.

Di Maio ha pochissima fiducia negli italiani, crede che siano un popolo di creduloni e pensa di poterli incantare candidando qualche nome noto televisivo per far dimenticare che dove si stanno cimentando con il governo, Roma e Torino, i risultati non solo sono scarsi ma addirittura dannosi.

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