Perché ora la difesa comune europea non è più un’utopia

Opinioni

Gli Stati si sono anche impegnati in direzione di un programma industriale comune per il settore della difesa, nonché ad approvare entro la prossima primavera la creazione di uno strumento finanziario atto a garantire le coperture della Pesco

Il 2017 si chiude registrando un passo storico per l’Unione europea perché finalmente ha preso il via la costruzione della difesa comune. L’accordo tra i capi di stato e di governo sulla cosiddetta Cooperazione strutturata permanente (Pesco), raggiunto in occasione del Summit europeo del 14-15 dicembre, è una svolta rilevante che potrà dare un contributo decisivo anche alla costruzione di una più forte “Europa politica”. Finalmente, dopo anni di tentennamenti e di incertezza, siamo riusciti ad avviare un percorso che per il futuro dell’Unione sarà determinante: iniziando a realizzare davvero la Difesa comune, l’Europa farà un salto in avanti fino a poco tempo fa impensabile.

La “cooperazione strutturata permanente” è regolata dal Trattato di Lisbona (art. 46) e consente agli Stati membri che vi aderiscono di rafforzare la reciproca collaborazione nel settore della politica di sicurezza e di difesa. Gli Stati si impegnano a rispettare degli impegni comuni vincolanti, come aumentare periodicamente e in termini reali i bilanci per la difesa al fine di raggiungere gli obiettivi concordati, aumentare i progetti di collaborazione relativi alla capacità strategiche e di difesa, rafforzare la disponibilità, l’interoperabilità e la schierabilità delle forze. Gli Stati si sono anche impegnati in direzione di un programma industriale comune per il settore della difesa, nonché ad approvare entro la prossima primavera la creazione di uno strumento finanziario atto a garantire le coperture della Pesco.

All’inizio del 2018 il Consiglio approverà 17 progetti iniziali enunciati in una dichiarazione congiunta che i paesi hanno adottato contestualmente all’adozione della decisione che istituisce la Pesco. L’accordo del Consiglio europeo segna, quindi, un passo in avanti estremamente significativo: il lancio della Pesco è importante perché rappresenta la volontà politica di rinsaldare la comunità di valori democratici su cui il progetto dell’Unione europea si fonda.

Ma è anche importante per rilanciare quel sistema di valori che ha permesso all’Europa di vivere in pace per 60 anni dopo due guerre catastrofiche e oggi di poter rispondere alla domanda di sicurezza dei cittadini europei in una fase storica particolarmente difficile, rafforzando insieme il progetto europeo oggi messo in discussione dalle forze populiste, xenofobe ed euroscettiche.

Senza dubbio, in questi ultimi 5 anni, il nostro paese, attraverso l’azione dei governi Renzi e Gentiloni, ha svolto un ruolo centrale per il rilancio del progetto europeo. In particolare va reso merito anche al lavoro che su questo tema ha visto protagonista il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti. Non è un caso, infatti, che l’Italia sarà responsabile di 4 dei 17 progetti decisi.

In più l’importanza del progetto europeo di difesa è estremamente significativo anche in chiave di relazioni con l’Alleanza atlantica: infatti si tratta di un tema centrale per il futuro non solo Ue, ma anche della Nato. L’Italia, sul piano politico, diplomatico, e militare, grazie anche alle competenze e all’esperienza maturate dal nostro paese, può continuare a dare un contributo rilevante in direzione di un progetto euro-atlantico di unità e sicurezza.

Per riuscire a vincere questa sfida le forze politiche che credono convintamente nel futuro dell’Unione Europea, come il Partito Democratico, sono chiamate a comprendere che la possibilità di realizzare un futuro positivo per l’Europa e per i rapporti con la comunità atlantica dipende soprattutto da una nuova spinta politica che rilanci il sistema dei valori fondativi sia dell’Unione che dell‘Alleanza e ritrovi lo spirito per essere all’altezza delle sfide attuali e future.

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