Dopo di noi, Caregiver, legge sull’autismo. Cosa ha fatto il Pd per il sociale

Opinioni
Politiche sociali

Per contrastare i venti di razzismo e paura del diverso che oggi spirano così forti, dobbiamo combattere, con forza ancora maggiore, i modelli, i canoni, le visioni standard e omologate che la società ancora ci impone

Il 3 dicembre è la Giornata mondiale delle persone con disabilità ed è l’occasione per fare il punto e porre le basi per gli impegni futuri. Il più importante rimane quello di dare ad ogni cittadino gli strumenti per sviluppare le proprie (diverse)abilità, insistendo sulla necessità di cambiare un paradigma culturale che impedisce, ancora oggi, a molti cittadini di capire che disabilità significa semplicemente capacità diverse.
Fino a pochi anni prima del mio impegno come parlamentare avevo un’idea chiara: fare più esperienze possibili lontano dall’Italia. A Vienna, Berlino, Lipsia sono cresciuta tra corsi, università e ricerca per il dottorato, le difficoltà c’erano, ma ho sperimentato la possibilità di muovermi con più autonomia.

Contemporaneamente in Italia la scuola e l’università erano state svuotate -come se fossero bancomat- dal Governo Berlusconi. Le risorse servivano ad altro e non certo ad investire su giovani e politiche sociali. Appunto, quelli erano settori da cui prelevare fondi per fare cassa!
In questi 5 anni, forse, non abbiamo fatto la rivoluzione, ma abbiamo messo in campo delle azioni concrete e delle misure organiche per aiutare le persone con disabilitá e, a differenza del passato, abbiamo posto dei paletti che ora sarà quasi impossibile rimuovere e grazie ai quali si potrà solo andare avanti e progredire.

Non solo perché il fondo per l’autosufficienza è stato ripristinato e aumentato, ma perché lo Stato ha ricominciato ad avere un progetto e una visione rispetto al tema cruciale delle politiche sociali. Le riforme di questi anni mirano proprio a mettere in campo gli strumenti diversi affinché ciascuno possa scegliere quelli più adatti per costruire il proprio progetto di vita.

In questa direzione vanno la legge sull’autismo, l’incremento del fondo per la vita indipendente, la legge delega sull’inclusione scolastica, l’aggiornamento del nomenclatore tariffario e dei LEA, che aspettavamo da quasi 20 anni e che consentirà alle persone con disabilità di avere strumenti tecnologicamente avanzati e il “dopo di noi” che per la prima volta vede un investimento diretto per l’assistenza delle persone con disabilità grave e gravissima senza sostegno familiare. Ma penso anche alla Legge di Bilancio che stiamo discutendo con cui si istituirà il “caregiver” dotato di un fondo di 60 milioni.

Infine, l’incremento dei fondi diretti al Comitato Italiano Paralimpico, divenuto ente autonomo grazie al Governo Renzi e il sostegno per l’accesso agli strumenti per poter praticare attività sportiva come gli ausili e le protesi.
Ma la cosa più importante è lavorare per cambiare un paradigma culturale. Per contrastare i venti di razzismo e paura del diverso che oggi spirano così forti, dobbiamo combattere, con forza ancora maggiore, i modelli, i canoni, le visioni standard e omologate che la società ancora ci impone.
La sfida è che lo sforzo politico che abbiamo fatto in questi anni continui a essere la base per un sistema di tutela, aiuti e promozione dell’autonomia, che sia la base per un processo culturale che favorisca la valorizzazione delle diverse abilità e prepari la società a cogliere le opportunità derivanti dall’accoglienza, dal rispetto e dall’incoraggiamento.

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