È con il cuore che si cambia

Opinioni

Nella mia lettera a Camusso ognuna di quelle mie parole è stata dettata dalla voglia di rendere efficace l’azione della sinistra nella sua fondamentale lotta all’ingiustizia

È il cuore che dobbiamo riportare alla nostra gente. Il cuore e l’anima. Sono queste le cose preziose che stanno scomparendo. Nella mia lettera a Camusso ognuna di quelle mie parole è stata dettata dalla voglia di rendere efficace l’azione della sinistra nella sua fondamentale lotta all’ingiustizia e alla sofferenza nutro profondo dentro di me, quell’amore che mi fa parlare in questo modo. Un po’ troppo serioso, vero, quasi mi credessi il Papa, mi direbbe il collega Vincino con ragione.

Però, rifletti un attimo, non è che anche tu sei un po’ contaminato da questo incredibile virus di cinismo che fa perdere di vista il bene che c’è dentro ogni persona? Quel cinismo che trasforma le menti e che fa sì che quando uno non è d’accordo con un altro, cerca subito motivazioni subdole e cattive per giustificare le sue parole. Io non sono portavoce di Renzi, io non ho nessun compito di diffondere le posizioni politiche di Renzi e nessuno me lo ha chiesto.

Non solo, quando Renzi si è mosso in modo sprezzante verso il sindacato, personalmente non ho mancato di criticarlo aspramente. Io sono qui per fare un giornale che racconti la verità e soprattutto che esprima e metta a confronto delle idee politiche sincere che nascono solo dal desiderio di aiutare, come ti ho già detto, il sognato riscatto degli umili. Certo che i miei giudizi possono essere sbagliati e sbagliate quindi le parole che li sostengono però, ti assicuro, queste mie parole non saranno mai false. Io non dirò mai una falsità per tirare acqua al mulino del mio giornale, o al mulino di Renzi o al mulino di chiunque altro. Per questo credo di non aver offeso in nessun modo Susanna Camusso.

Le ho detto con sincerità che sta sbagliando e ho cercato di spiegare il perché. Forse l’ho detto in forma non troppo inzuccherata però, sai, io vengo dalla satira e dalla militanza di base, il linguaggio politichese non lo conosco e non lo voglio imparare. Quindi una normale e onesta critica tra compagni non può essere confusa con un’offesa. Le offese sono ben altre, Luciano, per esempio quella che leggo sul Fatto di domenica a firma di Stefano Feltri: “Dopo il voucher c’è solo la schiavitù. Chissà se Staino considera di sinistra anche quella”. Ho ritagliato e messo in una busta questo articolo, lo conserverò per le mie due nipotine. Quando io non ci sarò più lo ritroveranno e potranno capire che brutta aria tirava in Italia quella lontana domenica pomeriggio in cui abbiamo visto “Oceania”.

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