E’ la Memoria, non l’indifferenza, che salverà l’umanità

Opinioni

La generazione dei sopravvissuti alla Shoah per ovvie ragioni anagrafiche sta scomparendo. Per questa ragione occorre trasmettere sempre più la conoscenza di quanto è avvenuto

Nella Giornata della Memoria ricordiamo le vittime e le atrocità dell’Olocausto, ma cogliamo anche l’occasione di quella lezione per riflettere sul tempo che viviamo. Oggi più che mai occorre avere la consapevolezza che c’è in un pezzo di società a crescere è l’inconsapevolezza dei sentimenti che hanno condotto a una delle stagioni più barbare della storia. Intolleranza, razzismo e odio sono stati i muri che hanno costruito Auschwitz. Le vittime erano gli ebrei, ma la carneficina ha interessato tutti. Erano uomini comuni, non pazzi, che applaudivano le dittature. Per le persone che vivevano nella società di quel tempo “prima, l’Olocausto era inimmaginabile”, scrive Zygmunt Bauman. 

La sensazione è che l’Olocausto non è un veleno ancora debellato. Si ripete, purtroppo, nei tanti conflitti e nelle guerre nel mondo, ma anche nella quotidianità vicino casa. Circola ancora nella società, in un contesto diverso, ma con sentimenti talvolta comuni. Si alimenta dell’intolleranza di coloro i quali non accettano chi è diverso per razza, religione, pensiero politico e orientamento sessuale. L’umanità inizia a morire nella violenza del linguaggio. Oppure quando difronte alle tragedie voltiamo lo sguardo altrove. L’orrore della Shoah è diventata realtà con la complicità dell’indifferenza dei più, perché non è mai colpa di qualcun altro quando una cosa terribile accade vicino a te.

In un tempo di crisi, in particolare, può trovare un terreno fertile in una comunità che si sente meno sicura. La storia, però, insegna pure un altra cosa: la sicurezza delle persone è più forte non laddove prevale l’egoismo, ma quando ognuno si sente responsabile verso l’altro. L’identità non si perde incontrando nuove persone, ma dimenticando il passato. 

Sono trascorsi 72 anni dalla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz. La generazione dei sopravvissuti alla Shoah per ovvie ragioni anagrafiche sta scomparendo. Per questa ragione occorre trasmettere sempre più la conoscenza di quanto è avvenuto non solo come sapere, ma come convinzione di un impegno che appartiene a ciascuno: coltivare nel cuore e nella testa delle persone, a cominciare dai più giovani, i valori della solidarietà, della fratellanza e della pace. Ovunque. A scuola, al bar con gli amici, in famiglia, nell’associazionismo, nei social network: essere custodi attivi di memoria. E il modo migliore per farlo è compierlo nellle parole e nelle azioni della vita di tutti i giorni. E’ la memoria, non l’indifferenza, che salverà l’umanità contro i nuovi razzismi e per una civiltà più accogliente.

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