Evitare il male maggiore: le strategie dilatorie

Opinioni

Possono esistere terze vie realistiche rispetto all’alternativa indicata dal Pd?

Approvare una legge elettorale a fine legislatura è un’impresa che presenta vari inconvenienti. Non mi riferisco agli argomenti di dover essere, che si collegano al Codice di buona condotta del Consiglio d’Europa secondo cui non si dovrebbe modificarla nell’anno precedente le elezioni per evitarne strumentalizzazioni. In questo caso si può ben parlare di uno stato di necessità che giustifica l’intervento purché, evidentemente, la modifica non intervenga a ristretta maggioranza.

Faccio invece riferimento ad alcune obiezioni realistiche che non devono frenare l’iniziativa politica, ma di cui comunque va tenuto conto.

La prima è che la riforma fa purtroppo già parte della campagna elettorale e che per alcune forze, specie populiste di opposizione, la sua non approvazione può essere un argomento da spendere per aumentare i voti chiedendo agli elettori di punire una maggioranza uscente su cui far ricadere a torto o a ragione l’impass e, specie se la discussione inutile durasse mesi. Qui sta la difficoltà a coinvolgere il Movimento 5 Stelle in una qualsiasi riforma.

La seconda è che, nonostante la notevole mobilità dell’elettorato che rende molte previsioni incerte, la prospettiva di elezioni a breve rende le forze politiche molto attente a calcolare costi e benefici dei vari sistemi e le rende altresì convinte di alcune conclusioni in un gigantesco gioco a somma zero. Poco importa che le previsioni siano o no fondate, il punto è che le forze politiche le ritengano tali e che i vantaggi dell’una corrispondano agli svantaggi dell’altra: esse ritengono che non esista un consistente velo di ignoranza.

Alle previsioni più o meno fondate si aggiungono poi obiettive divaricazioni strategiche: è ad esempio ciò che oppone le due diverse anime del centro-destra. La Lega è a favore di sistemi che tengano stretta Forza Italia in posizione subordinata, ad esempio con collegi uninominali, dal momento che essa ha un elettorato concentrato, mentre Forza Italia preferirebbe andare da sola con sistemi proporzionali avendo i voti spalmati in modo più uniforme e tenendosi per di più aperte varie possibilità di coalizione.

La domanda di fondo è: possono esistere terze vie realistiche rispetto all’alternativa indicata dal Pd, ossia resuscitare l’ultima legge condivisa, la legge Mattarella, oppure andare a votare comunque con le leggi uscite dal ritaglio della Corte costituzionale, che per definizione in questo ambito non possono non essere autoapplicative, tranne qualche piccolo problema risolubile con un decreto? A questa domanda al momento è difficile dare una risposta univoca, anche perché non conosciamo ancora la sentenza della Corte.

Forse si potrebbe rimediare ai difetti più evidenti, come la preferenza unica a livelle delle intere Regioni introdotta al Senato dalla sentenza 1/2014, che determinerebbe guerre interne e costi spropositati delle campagne. In ogni caso non sarebbe ammissibile proseguire a oltranza, anche sulla base di argomenti giusti, come il tentativo di omogeneizzare i sistemi tra Camera e Senato.

Che lo si voglia o meno, sinché la Costituzione resta questa, coi 18-25enni che votano solo alla Camera, anche due leggi molto simili non possono garantire risultati identici. È quindi giusto andare verso forme di armonizzazione ma senza esigere dalle leggi elettorali ciò che esse non possono dare. A ben vedere le strategie dilatorie sembrano essere il male maggiore. Ci possono forse essere altri motivi per non votare subito, ma non certo una riforma elettorale che si trascina inutilmente.

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