Fake news, l’obiettivo è minare la democrazia

Informazione e politica

Necessarie una campagna di contro-informazione adeguata insieme a mezzi di regolazione e di controllo

La fase storica e politica che stiamo attraversando in tutto l’Occidente è particolarmente complessa. Il clima di sfiducia nelle istituzioni e nella politica, mista a sentimenti di rancore e paura che riemergono parallelamente a nuove forme di sovranismo e di nazionalismo paiono mettere in dubbio conquiste politiche e valori che ritenevamo ormai consolidati, minando la stabilità delle nostre democrazie. Anni di congiuntura economica difficile, insieme a problematiche come l’impatto dei flussi migratori e le minacce emergenti nel mondo globale, costituiscono certamente il terreno ideale su cui forme molto subdole di disinformazione e propaganda possono insinuarsi, approfittando delle fratture sociali aperte dalla crisi economica e identitaria presenti ormai da diversi anni nelle nostre comunità.

In questo contesto il tema delle fakenews, su cui giustamente il nostro partito ha deciso di porre con fermezza l’attenzione, non è affatto banale, perché, al contrario, è ormai evidente che le fakenews, diffuse per mezzo dei media tradizionali o anche sfruttando la rapidità e l’orizzontalità del web, siano a tutti gli effetti da considerare strumenti di disinformazione utilizzati da soggetti diversi per colpire i propri competitori o per mascherare le proprie debolezze.
Si può trattare di soggetti non statuali, come organizzazioni criminali o terroristiche o anche grandi cartelli economici, ma anche soggetti statuali, anche di piccole o medie dimensioni, che puntano ad affermare la propria leadership o ad indebolire quella altrui. Sono strumenti di una nuova strategia molto aggressiva fondata sul soft power e l’influenza esterna, che sfruttando anche forme di hackeraggio, cercano di destabilizzare contesti socio-politici complessi e fragili, diffondendo apertamente notizie false che tendono a manomettere l’opinione pubblica.

In questo senso, le nostre democrazie possono prestarsi come obiettivi strategici privilegiati, in cui con grande facilità si può tentare di gettare scompiglio e supportare forze politiche e movimenti antisistema, populisti, di estrema destra o di estrema sinistra, cercando così di fomentare il malcontento popolare e condizionare gli esiti elettorali.
Anche il nostro paese è sempre di più coinvolto in scenari di conflitto e competizione globale che vedono l’uso di strumenti diversi, sia convenzionali che non convenzionali, simmetrici e asimmetrici, e in particolare, a livello politico ed economico, anche strumenti di disinformazione e propaganda atti a destabilizzare la nostra società, al nostra economia, la nostra vita politica. Propaganda e disinformazione da sempre sono mezzi privilegiati per condurre forme diverse di guerra psicologica e mediatica; l’uso delle fakenews si inserisce in questa tipologia di strumenti, con cui a costo molto basso e a somma zero, per chi ne fa uso, si cerca di fomentare il caos e la conflittualità all’interno delle società occidentali.

Si tratta di strumenti che hanno un impatto non solo a livello civile, ma anche militare, e infatti si inseriscono pienamente nei nuovi scenari di guerra ibrida. La dimensione militare e civile di questa minaccia sono interessati anche dagli aspetti di sicurezza cibernetica: una dimensione sempre più presente nel nostro tempo, che sempre di più caratterizzerà i conflitti futuri, in cui, con mezzi molti limitati, di potranno produrre effetti collaterali e danni ingentissimi, soprattutto a livello economico e sociale.
Tutto questo viene perseguito usando in particolare il web, dove spesso una notizia che circola, anche se non verificata e sicura, per il solo fatto che circoli e conquisti condivisioni in rete diventa automaticamente vera. Si sviluppa così una forma di disinformazione che non solo tenta di influire sui meccanismi decisionali ed elettorali, come abbiamo già visto in numerosi casi, ma cerca anche di aggravare il clima di paura o rabbia sociale in ampi strati della popolazione, magari approfittando della precarietà o dell’insicurezza generate nel tempo dalla crisi economica, spesso facendo circolare notizie palesemente false. Questo avviene, per esempio, con un uso molto diretto di messaggi atti ad aumentare il sentimento di paura verso gli immigrati, oppure di risentimento verso la “classe politica” e i partiti tradizionali.

È chiaro quindi che di fronte ad una minaccia così grave e penetrante le democrazie occidentali, in particolare i paesi euro-atlantici come il nostro, non possono rimanere immobili senza agire. Le forme ormai evidenti di ingerenza e influenza da parte dei soggetti che sfruttano le fakenews per destabilizzare i nostri sistemi politici, facilitati dalla semplicità con cui questi strumenti possono approfittare del web, impongono a noi tutti non solo una seria riflessione sul tema e una campagna di contro-informazione adeguata, ma anche il necessario ricorso a mezzi di regolazione e di controllo che impediscano a queste notizie false di continuare ad essere diffuse. È una necessità da cui non potrebbero dipendere solo i prossimi esiti elettorali, ma soprattutto la qualità del dibattito pubblico nel nostro paese come in tutta l’Europa. Perché se oggi vi è un obiettivo preciso, da parte di chi diffonde le fakenews, non è tanto e solo facilitare un singolo partito o movimento populista, quanto più in generale indebolire e colpire a fondo il progetto di integrazione europeo e la democrazia dei paesi che ne costituiscono l’asse portante come l’Italia.

Vedi anche

Altri articoli