Europa fascista, da incubo a realtà?

Opinioni

Tanti i segnali che messi insieme compongono un puzzle che dovrebbe fortemente preoccupare tutti i partiti democratici

Un’inchiesta del Guardian ha scovato quella brace che cova ancora sotto la cenere in Italia. Dal 2014 ad oggi ci sono state 142 episodi di violenza e intimidazione commessi da neofascisti o simpatizzanti di estrema destra, qualcosa di molto simile insomma di quanto accaduto a Macerata. La stessa analisi ha messo in luce quanto altri osservatori avevano già rilevato: la crescita esponenziale di Forza Nuova, passata da 1.500 iscritti nel 2001 a 13.000 nel 2018, con una pagina Facebook seguita da 241.000 follower, circa ventimila più del Pd. Anche se in una fase che si può definire embrionale, il nostro paese non fa dunque eccezione nel panorama europeo, dove il vento di destra torna a spirare a diverse intensità, decisamente con vigore partendo da Est.

La legge approvata di recente a Varsavia, già teatro di inquietanti manifestazioni filonaziste, ora al vaglio della Corte costituzionale, che proibisce di attribuire alla Polonia e ai polacchi corresponsabilità nella Shoah, è infatti solo l’ultimo episodio di una lunga serie registrata negli anni recenti in vari paesi dell’Unione. C’è chi ha difeso, come l’israeliano Haretz, la scelta di segnare una linea chiara di demarcazione con i crimini del Terzo Reich, altri invece, come il Washington Post, hanno sostenuto una certa collateralità di alcune formazioni nazionali polacche con l’invasore durante la seconda guerra mondiale.
Se ci si divide ancora sui campi di sterminio e la loro origine, su chi ha aggredito e chi è stato aggredito, su chi ha ucciso e sterminato e chi è stato solo vittima, rendendo concepibile quello che non è, significa che un problema di memoria esiste eccome. Soprattutto per quanto riguarda quella dei giovani, che va formandosi non solo sui libri di scuola.

Persino nella democraticissima Inghilterra della Brexit qualche segnale c’è stato. In Gran Bretagna la vulgata voleva la forte astensione al referendum degli under 25 ma un’inchiesta successiva ha invece certificato la partecipazione al voto del 64% della popolazione tra i 18 e i 24 anni. Dunque un ruolo nel Leave l’hanno avuto, anche se 7 su dieci si sono espressi per il Remain. Ma se ci si sposta ad Est, emergono dati ancora più preoccupanti sul crescente e diffuso scetticismo verso i consueti partiti democratici e la capacità degli stessi di garantire le prospettive future di vita.
In Ungheria, il partito di ultra destra Jobbik è tra i più popolari nelle inclinazioni degli studenti universitari; il movimento Law and Justice in Polonia è decisamente antieuropeista e a sua volta ha fatto breccia tra tutti coloro che votavano per la prima volta, guadagnando un terzo di quell’elettorato; in Slovacchia quasi un quarto dei giovani alla prima scheda ha scelto il partito del Popolo la Nostra Slovacchia i cui rimandi ai tempi del regime nazista non sono di certo velati. Rispetto al resto dei paesi europei, nel gruppo di Visegrad ben oltre il 20% dei giovani crede che le formazioni di ultra destra siano più in grado di garantirgli benessere. Quando sono stati i governi di centrosinistra ad avergli garantito l’ingresso nell’Ue e le tante libertà che essa garantisce, a partire da quella di movimento.

Passando ai paesi nordici e occidentali, se in Francia il Front National non fa man bassa di voti studenteschi, questi invece premiano partiti di destra in Olanda, Austria e in parte nella ex Germania dell’Est, dove oltre al successo dell’Alternative fur Deutschland alle ultime politiche, è da segnalare la sedimentazione del partito neo nazista NPD, che per fortuna non registra molti proseliti tra i giovani, grazie ad un’educazione ben radicata nei principi democratici e nel ripudio del passato.
Generalmente, tutti gli istituti indicano però da tempo che il fenomeno dell’accostamento della xenofobia e dei pregiudizi razziali alla formazione del pensiero giovanile rappresenta un fenomeno molto serio. E sottovalutato.

Come sottovalutate sono le incredibili scelte regressive di molti esecutivi. Del problema ne ha parlato con grande precisione e coraggio Avvenire, che ha messo in guardia contro una tendenza generale a sollevare i governi passati dalle responsabilità sulle persecuzioni contro interi gruppi o popolazioni, soprattutto ebrei. Detto della Polonia e delle proteste internazionali che hanno poi indotto il premier Mateusz Morawiecki, ad esaminare la possibilità di modificare la legge, i segnali che arrivano da altri paesi sono inquietanti.
In Bulgaria, peraltro presidente di turno dell’Unione, dal 2003 i movimenti neonazisti guidati dall’Unione Nazionale Bulgara organizzano una marcia per commemorare Hristo Lukov, leader dell’Unione delle Legioni Nazionaliste Bulgare, che, in piena guerra, appoggiò le leggi antisemite approvate dal Parlamento nel gennaio 1941. Sempre il giornale dei vescovi ha sottolineato poi che in Ucraina, invece, la recente guerra civile ha contribuito a rafforzare la linfa nazionalista in veste xenofoba. Nel 2015, il Parlamento ha così approvato l’obbligo di onorare alcuni dei nazionalisti ucraini che durante la seconda guerra mondiale hanno collaborato con i nazisti partecipando a rastrellamenti e uccisioni di ebrei nel Paese. E ha autorizzato di fatto a perseguire qualsiasi critica ai leader nazionalisti, incurante delle proteste delle organizzazioni del Centro Simon Wiesenthal e del Parlamento Europeo. Insomma, una decisione che ricorda il caso polacco. Una rimozione, o per meglio dire, una ripulitura della storia ad uso interno.
E qualcosa di simile sta accadendo anche in Lituania, in Croazia e in Ungheria. In quest’ultimo paese il governo di Viktor Orban, che è già responsabile del blocco del ricollocamento dei migranti nell’Ue, ha utilizzato in modo spregiudicato l’immagine di George Soros, finanziere di origine ebraiche, già alla guida della speculazione anti lira nel 1992, per una violenta campagna anti immigrazione e xenofoba. Non pago, Orban, che è finito sotto procedura d’infrazione insieme agli altri componenti del Patto di Visegrad proprio per aver stracciato l’accordo sottoscritto con Bruxelles sugli immigrati, vuole tassare le Ong che aiutano i migranti.

Tutti questi segnali, dai più piccoli a quelli più eclatanti, se messi insieme compongono un puzzle che dovrebbe fortemente preoccupare tutti i partiti democratici. Spesso accade che i governi facciano il primo passo avanti per cercare di cancellare la memoria dei crimini nazisti e poi ritrattino, come se si trattasse di una prova generale. O come se la cosa fosse non più di tanto rilevante. Comunque sia, non si può restare immobili di fronte a questo smottamento.

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