Fenomenologia del troll (o invasato) grillino

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La rabbia che accompagna ogni esternazione è totalmente acritica verso il Movimento e si concretizza in un’assoluta noncuranza rispetto ad errori, bufale ed incoerenze dei capi

Una delle regole principali del confronto costruttivo sui social è quello di evitare, come sciatori esperti in una pista minata, tutte le provocazioni del mondo grillino. Oltre al classico “e allora il Pd?” che solitamente accompagna articoli tanto sconvolgenti quanto inventati (penso, tra gli innumerevoli esempi, alla polemica sul resort in Sardegna fatto passare durante le amministrative per la casa esentasse di Roberto Giachetti) esiste una galassia di persone che hanno sviluppato una dipendenza ulteriore, quella del cercarti ed aggredirti appena esprimi un’opinione divergente dalla loro (chiedo scusa, da quella di Grillo, poi loro si adeguano).

Nonostante sapessi tutto ciò ho dedicato qualche ora al confronto con questi signori e, durante questa faticosa operazione, ho fatto un paio di considerazioni. Innanzitutto una distinzione doverosa è quella di non confondere il troll che si diverte ad offendere per il gusto della provocazione (figura a ben vedere inoffensiva), con l’invasato puro e duro.

Nella mia personalissima fenomelogia del grillino questa seconda categoria non solo è drammaticamente più diffusa della prima, ma gioca un ruolo fondamentale come fruitrice e riciclatrice d’odio. La rabbia che accompagna ogni esternazione è infatti totalmente acritica verso il Movimento e si concretizza in un’assoluta noncuranza rispetto ad errori, bufale ed incoerenze dei capi. Grillo, dopo anni di “iper democrazia” sbandierata, caccia l’eletta dal popolo Cassamatis?

Bisogna fidarsi, punto. Di Maio confonde il noto economista Luciano Gallini con il fantomatico “psicologo Gallino”? Che vuoi che sia, non cogliendo la profondità della figuraccia l’elettore medio invece di vergognarsi per il suo leader si fomenta ancora di più. Eh si, perché nel mondo a cinque stelle profetizzato da Casaleggio – quello in cui le aspirazioni sono sostituite dal reddito di cittadinanza, i quotidiani dal sacro Blog di Grillo, l’opinione in obbedienza acritica alla Orwell – la cultura non solo non ha alcun senso, ma diventa un disvalore.

La cultura è roba da casta, roba da chi alla fine la userà per fregarti. Meglio una sana ignoranza dove uno vale uno, anche se il confronto è tra un’equipe di medici e virologi che annunciano il ritorno di malattie debellate e quattro esaltati paranoici preoccupati – senza alcun fondamento scientifico – che i propri figli possano sviluppare autismo per colpa della trivalente.

E l’ignoranza è un’arma tanto micidiale quanto allettante anche per quei giornali e programmi tv che invece d’informare preferiscono cavalcare l’onda del qualunquismo, dei monologhi, delle interviste fiume ad ospiti che, diligentemente, aspettano in piedi come dal salumiere per attaccare pubblicamente Matteo Renzi senza contraddittorio.

Arringhe che spesso si basano su prove schiaccianti come una lettera scritta a penna su di un pezzo di carta che sventola in una discarica. Un pastone talmente immangiabile che perfino il pubblico più affamato di attacchi giustizialisti sta mollando l’osso (“Di Martedì” fermo al 4,6%, un picco d’ascolto che neanche la centesima replica di Pretty Woman).

Nel frattempo però balle e approssimazioni fanno breccia in menti suggestionabili e diventano armi da scagliare contro chi prova a contrastare queste bugie con i fatti . Eserciti di webeti mi hanno aggredito per aver osato parlare della pulizia delle strade della Roma, per aver sollevato il tema dei vaccini negli asili, delle firme false o del recente assaltato grillino alla Presidenza della Camera denominato dagli stessi “Circondiamo il Parlamento”.

Sarei su libro paga di tutti, da Bilderberg alle case farmaceutiche, passando ovviamente per il giglio magico. Ed oltre la volgarità, le offese, le minacce (molte personali) spicca la codardia di questi anonimi squadristi 2.0, la necessità di taggare una decina d’amici in ogni post al fine di smuovere un’assalto non contrastabile dialetticamente.

Fossimo negli anni ’30 sarebbero manganelli. E fa specie, al netto dell’opportunismo di una certa politica, che sia un uomo come Bersani che ha subito sulla propria pelle auguri di morte (tristemente memorabile l’ashtag #bersanimuori quando è stato ricoverato) a definire questa gente una “forza di centro, argine alla deriva populista”. Noi eravamo quelli che ti difendevano, prego Per Luigi.

E tutto questo per cosa? Il MDP non solo non toglie voti ai pentastellati ma non incide nemmeno sul Congresso del Partito Democratico, un occasione in cui donne e uomini liberi stanno partecipando attivamente all’elezione democratica del proprio Segretario. Questa è unità, questa è comunità, e di quest’argine alla deriva grillina possiamo e dobbiamo essere orgogliosi.

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