Sono favorevole al finanziamento ai partiti. Ma abolirlo è il male minore

Opinioni

Sussistenza della politica, selezione dei candidati, trasparenza. Le sfide aperte a cui trovare una risposta

Con l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, la politica italiana ha innanzi a sé due sfide. La prima è quella del reclutamento della classe politica. La seconda è quella della trasparenza. Se queste due sfide non saranno affrontate nel modo giusto, assisteremo a un peggioramento della democrazia del nostro Paese (già non messa benissimo). Ovviamente, spero che il Partito democratico possa dare il buon esempio nel governare queste sfide, trasformando i rischi presenti in opportunità, come solo i più accorti protagonisti dei cambiamenti storici sanno fare.

Come è noto, con il DL 149 del 2013, convertito nella legge 13 del 2014, il Governo Letta e il Parlamento italiano (su impulso del neo-eletto segretario Renzi) hanno determinato la fine del finanziamento pubblico ai partiti o, più correttamente, dei rimborsi elettorali ai partiti; il finanziamento pubblico di per sé era stato già abolito col referendum del 1993.

Ora, tra di noi possiamo dircelo, l’abolizione del finanziamento pubblico alla politica è un male, come sa chi si occupa di queste cose, magari anche con un occhio a quello che succede oltreoceano (un’utile lettura in proposito è  quella di Amato e Clementi)

Tuttavia, con buona pace di Platone e di tutti i tecnocrati, la politica spesso prescinde dalle categorie dello studio, per afferrare ciò che – almeno dai tempi di Machiavelli in poi – più conta: il consenso, unica vera fonte di potere, come ben sa il nostro segretario (ho già affrontato altrove il tema del rapporto di Renzi con la lezione di Machiavelli).

Nel clima di sfiducia e di delegittimazione della politica prodotto da decenni di cattiva politica, e con un M5S incombente sulle europee del 2014, Renzi ha scelto il male minore, facendo una scelta demagogica, ma che si è rivelata vincente. Finché la politica non riguadagnerà una sua legittimazione morale e civile, purtroppo la strada appare obbligata, e la scelta non reversibile, facciamocene una ragione.

Tuttavia, i rischi rimangono (c’erano già prima, ma nelle nuove condizioni diventano ancora più rilevanti). I partiti potranno contare sul 2×1000, donazioni e tesseramento (ancora troppo poco valorizzato). Ma che faranno (e chi saranno) i singoli candidati (a tutti i livelli) e dove prenderanno i soldi per le campagne elettorali? Come renderemo trasparenti i rapporti della politica con il mondo degli interessi privati, profit o non profit che siano?

Il Pd e la politica italiana dovranno trovare le giuste risposte a queste domande, perché ne va della qualità della stessa democrazia dei prossimi anni.

 

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