Cambiare la legislazione non basta, serve uno scatto della società

Opinioni

L’obiettivo dell’Onu che ha istitituito la giornata era quello di porre l’attenzione su un crimine che rappresenta da sempre lo squilibrio nei rapporti di potere tra i sessi in ambito sociale, economico, religioso, politico

Sabato 25 novembre ricorre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dalle Nazioni Unite nel 1999.

L’obiettivo dell’Onu fu quello di porre l’attenzione su un crimine vergognoso che rappresenta da sempre lo squilibrio nei rapporti di potere tra i sessi in ambito sociale, economico, religioso, politico e costituisce uno dei meccanismi fondamentali di sottomissione delle donne finalizzato ad annullare il godimento dei loro diritti.

Kofi Annan, allora segretario Generale delle Nazioni Uniti segnalò come “la violenza contro le donne fosse forse la violazione dei diritti umani più vergognosa” proprio perché “senza confini né geografia, cultura o ricchezza”.

Ancora oggi questo reato è tra i più diffusi, in Italia e nel mondo subisce violenza, mediamente, una donna su 3. I numeri sono sconvolgenti. Ma altrettanto devastante è il contesto in cui spesso avvengono queste violenze: ambienti familiari, di lavoro, di divertimento e luoghi pubblici.

In questi anni il Parlamento ha varato numerosi provvedimenti a tutela delle donne: è stata ratificata la Convenzione di Istanbul, sono state inasprite le pene con la Legge contro il “Femminicidio”, sono stati stanziate risorse per finanziare il piano di azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere.

Sono stati previsti anche congedi speciali per le vittime, perché la violenza non si esaurisce con il dolore fisico.

Si tratta di riforme importanti che dovranno essere proseguite e sostenute da stanziamenti adeguati.

Va in questa direzione la proposta di legge del Partito democratico per aiutare le donne vittime di abusi sessuali sul luogo di lavoro a denunciare i molestatori ed evitare le eventuali ritorsioni che è stata illustrata nei giorni scorsi a Montecitorio.

Cambiare le leggi però non è sufficiente, va cambiata la società. Questo è un processo culturale più difficile e più insidioso. E riguarda tutti.

Non possiamo dimenticare che fino al 1996 la violenza sessuale era considerata nel nostro paese un delitto contro la morale e non contro la persona. Ci sono volute sei legislature e quasi 20 anni per approvare questo principio. L’ordinamento giuridico lo ha recepito, gran parte della cosiddetta “cultura di massa” ancora no. E non mi riferisco soltanto alla immagine stereotipata della donna oggetto e ai numerosi scandali di questi giorni, ma al terribile pregiudizio latente che la società ancora alimenta in molteplici situazioni comuni.

E’ ancora necessario continuare a ribadire che la violenza ha come bersaglio il corpo della persona, con tutte le sue drammatiche ripercussioni fisiche e psicologiche, e non un ideale astratto di comportamento sociale.

La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, con le sue testimonianze, le sue storie, le iniziative per la prevenzione, il coraggio delle vittime, serve soprattutto a questo.

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