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La memoria contro i germi dell’odio

La settimana che precede il 27 gennaio, giornata della memoria di questo 2018, ottantesimo anniversario della vergogna delle leggi razziali, ha avuto e ha come straordinaria cornice avvenimenti diversi, ma accomunati da un significato di grande valore civile e culturale, politico e morale.

Il primo è stata la decisione del presidente Sergio Mattarella di nominare senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta dal campo di sterminio di Auschwitz, dove vennero uccisi il padre e i nonni paterni. Una scelta emozionante, che ha unito il Paese. Un gesto che parla alla coscienza collettiva e allo spirito del tempo meglio di ogni discorso. Che invita non solo a non dimenticare, a custodire la memoria dell’Olocausto e degli orrori del secolo scorso, ma che indica soprattutto alle generazioni più giovani quanto per il futuro siamo preziosi i valori della democrazia, della libertà. Della pace. E l’impegno contro ogni forma di sopraffazione, discriminazione, odio razziale, odio verso il diverso.

Il secondo fatto è stata la decisione di Sky (produttore), di Rai, Mediaset e La7 di mandare in onda a reti unificate – la sera di domani – il bellissimo film-intervista di Walter Veltroni a Sami Modiano, anch’egli testimone di quell’abisso di orrori rappresentato dai campi e da Auschwitz-Birkenau.

Si tratta certo di un omaggio ad una persona i cui occhi hanno visto e dicono tutto, una persona che dopo aver visto  familiari e amici  uccisi in quell’inferno, dopo aver sofferto pene indicibili, ha trovato dopo anni la forza di parlare e di tornare. Il coraggio per raccontare ai ragazzi cosa fu quell’orrore, perché non torni più. Lo stesso coraggio di Liliana Segre, e di Primo Levi che con Piero Terracina era amico di Sami. O di Shlomo Venezia e Nedo Fiano, di Andra e Tatiana Bucci, rinchiuse bambine a Birkenau e scampate dai folli e crudeli esperimenti eugenetici di Mengele.

Lo stesso coraggio di tanti sopravvissuti, testimoni della Shoa, che hanno trovato dentro se stessi una forza incredibile, per superare quel dolore profondo, per superare perfino “sensi di colpa” per essere sopravvissuti ai propri genitori, ai propri fratelli e sorelle, parenti e amici che caricati nei vagoni piombati partirono dal Binario 21 di Milano o dalla Stazione Tiburtina. Senza più tornare.

È per questo che Liliana Segre e Sami Modiano e gli altri hanno deciso di parlare. Per non dimenticare. Per raccontare. Per far capire che quelle cose hanno avuto germi nell’odio. Germi che ancora oggi possono attecchire. Sono i germi della xenofobia, dell’omofobia. Germi dell’antisemitismo, della violenza e dell’odio verso il diverso o semplicemente verso chi non la pensa come te. Sono cose non di ottanta anni fa. Accadono ogni giorno, in giro per l’Europa. Dilagano nella rete con violenza esponenziale. Si chiamano neofascismi e neonazismi. I sessantanove  ragazzini vennero massacrati dal neonazista Breivik  a Utoya appena sette anni fa. Le sinagoghe incendiate sono notizie di questo tempo difficile, dove insicurezze e paure, assieme a fasce di marginalità sociale, possono essere facile terreno di coltura per queste pulsioni, dentro le quali c’è qualcuno cui capita anche di evocare persino la difesa della “razza bianca”.

In questo senso è in questo quadro si comprende anche perché le parole pronunciate da Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, siano state apprezzate perché rigorose e limpide, coerenti con una Chiesa che vuole affrontare con sguardo aperto le sfide della contemporaneità.

Ecco perché, allora, la scelta di Sergio Mattarella e quella delle quattro diverse reti televisive italiane di trasmettere sabato 27 a reti unificate Tutto davanti a questi occhi rappresentano davvero fatti di grande rilievo. Fatti che accanto ai valori fondanti della nostra convivenza civile, rimandano anche alla necessità di rafforzare una nuova idea d’Europa. Quella che trasse radici nel confino di Spinelli a Ventotene, che iniziò faticosamente a costruire una sua nuova identità dalle macerie della seconda  guerra mondiale. Una Europa i cui cittadini negli ultimi settanta anni non hanno conosciuto guerre. E che può e deve tornare sempre di più ad essere sentita come una straordinaria opportunità di democrazia, civiltà, lavoro e crescita, pace e convivenza, contro forme miopi, egoiste e pericolose di sovranismi, populismi, muri e barricate.

Quella degli Stati Uniti d’Europa, come grande obiettivo di futuro. Alla portata.

La giornata  della Memoria dovrebbe durare trecentosessantacinque  giorni. Quella di quest’anno ha davvero un significato particolare.

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