Giorno del Ricordo, Finocchiaro: Europa baluardo contro l’odio razziale

Opinioni

Pubblichiamo il testo dell’intervento pronunciato dalla ministra per i Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, in occasione della celebrazione del “Giorno del ricordo”, che si è svolta venerdì 9 febbraio nell’Aula del Senato, alla presenza del Capo dello Stato

La celebrazione di oggi è dedicata al ricordo della tragedia personale e di comunità vissuta dalle vittime delle foibe, dalle loro famiglie, dai tanti esuli dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia, costretti a lasciare abitazioni, averi, affetti. Per lunghi decenni, a questa ingiustizia si è sommata quella dell’oblio, della rimozione di un passaggio storico che finalmente, con la legge che nel 2004 istituì il “Giorno del ricordo”, ha trovato il dovuto riconoscimento nella ricostruzione dei tragici eventi che segnarono l’Italia e l’Europa in occasione della Seconda Guerra Mondiale e negli anni che seguirono.

Quell’oblio che ha preteso di mettere tra parentesi un pezzo della storia di quel periodo, escludendo dalla conoscenza e dalla memoria non solo cronache di fatti sanguinosi e terribili, ma anche vite, identità, comunanze e legami sociali e territoriali, affetti, abissi di dolore e di straniamento, probabilmente profondi quanto una foiba.

Quello stesso oblio che pretendeva non solo di offrirci una lettura strabica e incompiuta di quel pezzo di storia italiana, ma che ci sottraeva la possibilità di vedere e riconoscere fino in fondo, in essa, la stessa tragica cifra che accomunò tante parti d’Europa nelle persecuzioni, non solo razziali ed etniche, di milioni di donne, uomini, bambini.

Totalitarismi, ferocia nazionalista, violenza ideologica, discriminazioni, odio, che percorsero, fratturandola per decenni, l’Europa possono davvero essere compresi solo se la lettura di quel pezzo di storia non incontra parentesi di oblio. Solo questo ce ne restituisce la tragica sostanza, solo questo può consentirci di dire per davvero – e di promettere per davvero – che non permetteremo che accada mai più.

Il ricordo di oggi, inteso come genuino sentimento di affetto e vicinanza nei confronti di chi porta dentro di sé una ferita personale o familiare difficile da rimarginare, è anche l’abbraccio di una comunità nazionale nei confronti dei propri membri che ancora vivono nei Paesi balcanici o che, ormai più di settanta anni fa, da lì sono stati brutalmente allontanati, in molti trovando la morte nei campi di prigionia o nelle foibe.

Un abbraccio che solo recentemente – come ricordavo – ha trovato un compiuto riconoscimento anche sul piano legislativo, per tenerne viva la memoria nel nostro Paese, attraverso l’operato delle Associazioni che si sono costituite. Così, nell’ultimo anno, il Parlamento ha voluto ampliare il novero delle attività previste dalla legge n. 72 del 2001 e semplificare la gestione amministrativa dei progetti candidati a essere finanziati, nonché a includere la minoranza italiana in Montenegro tra quelle riconosciute dalla legge n. 73 del 2001.

Mentre il Governo, dal canto suo, è intervenuto con un decreto del Ministro dei Beni culturali e del Turismo, adottato d’intesa con il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, diretto a erogare i contributi per gli interventi a tutela del patrimonio storico e culturale delle comunità degli esuli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia, iniziando così a colmare un oggettivo ritardo in tal senso.

Così come, nell’aprile scorso, si è attivato un tavolo di coordinamento tra Governo e Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, con la presenza dei rappresentanti delle Amministrazioni statali competenti sulle diverse questioni poste dalle Associazioni e si è proceduto ad aggiornare la verifica delle rispettive posizioni, per agevolare la ricerca di soluzioni condivise.

Segnali di attenzione, ai quali è necessario accompagnare un costante impegno sul piano della formazione. È innanzitutto nelle scuole che possiamo e dobbiamo costruire il sincero e orgoglioso senso di appartenenza al nostro Paese, partendo dalla consapevolezza della nostra storia – anche dei passaggi più bui – per dare sostanza e mettere in pratica quotidianamente i valori presenti nella nostra Costituzione. E mi limito a citare qui tra questi la solidarietà, la pari dignità sociale riconosciuta senza distinzione alcuna, la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, il divieto di ogni discriminazione, la tutela delle minoranze, la libertà religiosa, il diritto d’asilo.

A darci conforto in questo è il processo di unificazione europea, che ha garantito settant’anni di pace al nostro Continente e che oggi si prepara – con un piano formulato proprio in questi giorni – ad avviare un dialogo più proficuo con l’intera area balcanica.

L’Unione europea è cresciuta e si è affermata come baluardo contro ogni forma di nazionalismo e di totalitarismo, di ogni colore politico, e per la riaffermazione della democrazia, come strumento di pacifica convivenza dei popoli e tra i popoli. Ad essa affidiamo quindi le nostre speranze, in un’epoca in cui sentimenti di intolleranza e di odio razziale tornano prepotentemente a farsi sentire.

Ecco, allora, l’importanza della memoria. Quell’orgoglio della nostra storia, inteso non per alzare steccati, ma per impedire che si ripetano le vergogne vissute – e talvolta perpetrate – dai nostri connazionali. Quello stesso orgoglio che ci aiuti a riaffermare quotidianamente l’eredità lasciata dal nostro Umanesimo, dagli ideali di fraternità che hanno animato il Risorgimento, dallo spirito di unità nazionale che ha mosso i Padri Costituenti all’indomani della guerra e della dittatura fascista.

Memoria, Democrazia, Europa: su questi tre capisaldi possiamo immaginare di costruire un futuro di pace.

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