Gozi: “Ecco perché l’Italia in Ue è più credibile”

Opinioni

Tre indicatori ci hanno reso più credibili. E anche fatto risparmiare centinaia di milioni

Amata, odiata, invocata, contestata. Che ci piaccia ammetterlo o no, l’Europa resta al centro di molte scelte della politica italiana. Basti pensare a come si interseca con i problemi su migranti, banche, legge di bilancio. Non è necessario che le posizioni della Ue e del nostro paese coincidano sempre. A volte è meglio che siano distanti. Però è necessario, per noi, arrivare al confronto forti dei nostri buoni argomenti.

Le battaglie politiche in Europa non si vincono sbattendo i pugni sul tavolo, come qualcuno lascia credere nei talk show televisivi.  La volontà politica dell’Italia si afferma preparando dossier accurati su ogni tema da affrontare, senza offrire il fianco a contestazioni interessate o rilievi giustificati dai nostri errori di valutazione.

Grazie ai governi Renzi e Gentiloni oggi l’Italia ha un credito maggiore nelle sedi Ue, per aver adottato comportamenti virtuosi soprattutto in tre campi: procedure d’infrazione, aiuti di stato e frodi al bilancio europeo.

Con una precisazione doverosa: il miglioramento di tutti gli indicatori relativi a questi tre ambiti non solo ci ha resi più credibili. Ci ha fatto anche risparmiare centinaia di milioni. Da una parte, abbiamo guadagnato maggior peso politico, dall’altra abbiamo influito positivamente sul nostro bilancio economico.

Per quanto riguarda le procedure d’infrazione, il calcolo è presto fatto.  Quando si è insediato il governo Renzi, nel febbraio del 2014, l’Italia era sottoposta a 119 procedure d’infrazione. Nel giugno del 2017 erano 66.  Siamo passati da maglia nera della Ue a maglia rosa.

Proprio la Commissione UE ha confermato che nel 2016 l’Italia da maglia nera quale era fino al 2013 è diventata il paese più virtuoso! Maglia rosa in 3 anni e 1/2 di tour europeo. Come abbiamo fatto?

Le procedure d’infrazione possono riferirsi a due tipi di criticità: o alla violazione delle leggi comunitarie o al mancato recepimento delle stesse.

Per evitare multe, quindi, bisogna essere capaci di programmare in anticipo, fare gioco di squadra nel governo e in parlamento, approvare quattro leggi europee all’anno invece di una ogni 18 mesi. In molti casi bisogna fare queste cose in accordo tra Stato e Regioni. Bisogna saper collaborare. In poche parole, per evitare costose procedure d’infrazione serve la politica. Evidentemente, come dicono i numeri, i governi Renzi e Gentiloni sono stati più efficaci nell’azione politica che riguarda le procedure d’infrazione rispetto ai loro predecessori.gozi1

 

Gli aiuti di stato sono stati storicamente un altro punto dolente nei rapporti tra Italia e Ue.  Per superare il conflittoabbiamo adottato un nuovo approccio, una sorta di “dialogo anticipato”. In pratica, prima di intervenire con aiuti di stato sia la Presidenza del Consiglio che la Commissione Europea ne vagliano la validità, in modo da evitare successive sanzioni. E la Ue si impegna a farlo velocemente, attraverso la cosiddetta “fast track”. Così siamo riusciti ad accelerare la procedura per interventi di Protezione Civile legati al terremoto del 2016, e a ottenere risposte più rapide sulla vendita dell’Ilva. Dalle 22 procedure europee per il recupero di aiuti di stato del 2014 siamo passati a 8 nel 2017.

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Abbiamo fatto grandi progressi anche sul piano delle frodi al bilancio Ue. Le irregolarità che ci venivano contestate erano 280 nel 2014. Adesso sono 158. È un calo pari a 183 milioni di euro, dovuto in gran parte alla politica di controllo che abbiamo attivato insieme alla Guardia di Finanza.

 

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Su altre questioni, come quella che riguarda i migranti, le nostre posizioni sono distanti da quelle dei paesi che preferiscono traccheggiare. Ma far passare la nostra linea dipende molto dalla credibilità che ci siamo conquistati in tutte le sedi istituzionali europee. Senza le timidezze né l’accondiscendenza che hanno caratterizzato molti dei nostri predecessori. In particolare, quelli che amavano mostrarsi intransigenti nei confronti dell’Europa, salvo sottoscrivere regolarmente norme contrarie agli interessi politici e strategici italiani.

 

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