I Democratici hanno sottovalutato Trump, come la sinistra italiana ha sottovalutato Berlusconi

Opinioni

Se si vuole vincere il Referendum il 4 dicembre bisogna entrare nel merito e parlare dei contenuti

In un’intervista di qualche tempo fa al filosofo George Lakoff  erano presenti alcune riflessioni sulle elezioni Americane che oggi appaiono ancora più interessanti e ci possono servire anche nella campagna per il referendum costituzionale. Lakoff é un filosofo del linguaggio, forse meno conosciuto di Noam Chomsky e di John Searle, ma che ha influenzato altrettanto movimenti politici e, insieme, il dibattito intorno al cognitivismo.

Lakoff invitava a non sottovalutare la capacità di Donald Trump di utilizzare la comunicazione, non c’era niente di casuale. Insomma invitava a non fare l’errore di buona parte della sinistra italiana quando è arrivato sulla scena politica Berlusconi. Detto fatto.

L’idea di fondo non è quella della semplice passività del cittadino davanti ai messaggi ingannevoli della “società dello spettacolo”. Potremmo dire che non c’è un populismo che parla alla pancia irrazionale e una politica seria che parla faticosamente alla testa delle persone.

L’analisi è più sottile, ci sono frasi e metafore che suscitano un’attenzione particolare, Max Weber avrebbe parlato di “carisma della parola”. Affermare che è in corso un’ “invasione” e di “ondate” migratorie, ad esempio attiva nella nostra mente una reazione di difesa e costruzione di barriere. Lakoff spiega che non si tratta solo di parole, ma di “frame”, cioè degli schemi mentali che ci sono all’interno del nostro cervello. Le parole attivano i frame, e sono proprio questi schemi presenti nel cervello che andrebbero studiati, come ha ben fatto, dal suo punto di vista, Trump.

Utilizzando i giusti frame si riesce non solo a coinvolgere il proprio elettorato, ma anche ad attivare l’attenzione degli altri. Trump, ad esempio, ci è riuscito quando ha attaccato i profitti eccessivi delle case farmaceutiche e delle compagnie assicurative. Secondo Lakoff non si tratta di intercettare i cosiddetti “moderati”, che per lui non esistono, ma quei cittadini che sono sensibili sia a frame concettuali progressisti che conservatori, li chiama “biconcettuali”, e sono quelli che fanno la differenza.

La conclusione, che non condivido del tutto, ma comunque molto interessante, è che non si vincono le elezioni inseguendo i voti moderati e di centro, ma utilizzando metafore che richiamino valori e attivino frame sia progressisti che conservatori, così da coinvolgere i “biconcettuali”, che più banalmente potremmo chiamare indecisi.

Se pensiamo al referendum questo significa entrare nel merito e parlare dei contenuti per evitare che la riforma della Costituzione diventi un voto a favore o contro al governo. Porre al centro il merito non significa far parlare i costituzionalisti delle questioni giuridiche dei singoli articoli che interessano solo agli specialisti e non interessano, e quindi non spostano, l’opinione pubblica.

La sfida del Sì al referendum è trovare un linguaggio capace di rappresentare l’interesse della nazione, stando dalla parte dei semplici cittadini e promuovendo il cambiamento.

Va cercato un frame capace di attivare aspetti quotidiani della vita delle persone, del loro lavoro e della qualità civile del nostro stare insieme, al contempo deve essere capace di guardare avanti e muovere verso una nuova visione del cambiamento. Tenere insieme quotidiano e straordinario.

Il cambiamento non è il contrario della conservazione, anzi la ricomprende, la attraversa e la supera. La questione è tutta politica, di grande politica.

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