I democratici non devono combattere la ricchezza, ma la povertà

Opinioni

Finalmente c’è stato un cambio di passo e il Parlamento sta discutendo una legge di lotta alla povertà, grazie alla legge di stabilità del 2016, che ha delineato interventi organici e strutturali di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale

Otto persone detengono la ricchezza di mezzo mondo. Quando qualche giorno fa ho letto questa notizia è tornato tra i miei pensieri un’interessante ricerca nei paesi occidentali e nei singoli Stati degli Stati Uniti d’America, pubblicata nei primi anni della crisi economica, custodita nel libro  “La misura dell’anima” (*1) a cura di R. Wilkinson e K. Pickett. I due autori dimostrano che non è la ricchezza media degli abitanti di un paese alla base del generale livello di benessere, ma è la capacità di ridurre le diseguaglianze che costruisce una società migliore.

A tale proposito oltre agli aspetti economici analizzano diverse questioni sociali: dal consumo di droghe alla salute fisica, dalla speranza di vita alla salute mentale, dal rendimento scolastico all’obesità, dalla violenza ai livelli di carcerazione, dalle gravidanze in adolescenza alla mobilità sociale. Situazioni correlate al livello di disuguaglianza sociale che è radice del disagio sociale. Il benessere di una società non è tanto dove è più alto il livello medio di ricchezza dei cittadini, ma dove è maggiore grado di equità con cui questa è distribuita tra le persone. E’ per questa ragione che rimettere al centro il tema dell’uguaglianza, ripartire dai più fragili, significa davvero costruire una società migliore per tutti. E senza dubbio più giusta per tanti.

La sinistra non deve combattere la ricchezza, ma la povertà. In Italia 4 milioni di persone si trovano in condizione di povertà assoluta, circa il 6,8 per cento della popolazione, più di 1 milione e mezzo di famiglie. Si amplia l’incidenza tra le famiglie con una persona di riferimento occupata, in particolare se è operaio.

Tra le persone coinvolte più di 2 milioni sono donne e più di 1 milione sono minori; altrettanti hanno un’età compresa tra i 18 e i 34 anni e oltre mezzo milione sono anziani. Un minore su dieci si trova in povertà assoluta. (*2) Nel nostro Paese i padri separati sono 4 milioni, 800 mila vivono nella soglia di povertà (*3). Le ragioni sono tante, non esiste una sola povertà, ma tante situazioni di povertà diverse. Insomma, non è più una questione meridionale ma anche settentrionale. Non interessa più solo stranieri, ma tanti italiani. Ieri era un problema degli anziani, oggi interessa anche i giovani. Una volta incideva su chi aveva più di tre figli, adesso siamo scesi a due. Riguardava solo chi non aveva lavoro, mentre sempre più interessa anche chi un lavoro ce l’ha.

L’Italia è l’unica realtà europea, insieme alla Grecia, a non avere una misura nazionale contro la povertà assoluta. Finalmente c’è stato un cambio di passo e il Parlamento sta discutendo una legge di lotta alla povertà, grazie alla legge di stabilità del 2016, che ha delineato interventi organici e strutturali di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale. Adesso occorre fare presto: approvare la legge contro la povertà il prima possibile.

Essa contiene misure importanti tra cui il Reddito d’Inclusione Sociale. A chi non ha uno standard di vita minimamente accettabile offrirà non solo un sostegno economico, ma anche una componente di servizi alla persona. Oltre alle risorse stanziate lo scorso anno, la legge di stabilità prevede per il 2017, uno stanziamento a regime di 1 miliardo all’anno per finanziare le misure a contrasto contro la povertà. Nel 2018 crescerà a 1,5 miliardi.

E’ una sfida per l’intero sistema del welfare, comprese le Regioni e i Comuni, che raccoglie la bella proposta di “Alleanza contro le povertà” costituita nel 2014 da 33 organizzazioni tra realtà associative, istituzionali e sindacati . E’ una sfida per l’intera politica, perché la povertà è spesso solitudine. In parte riconducibile alla mancanza di lavoro, ma è anche culturale. Oggi sembra essere più soli in tutto.

Per questa ragione è un tema che merita un dibattito più profondo anche nel Partito democratico che conduca a introdurre in tutti i livelli di governo misure concrete per un nuovo welfare e politiche di sviluppo, ma anche per riscoprire i valori più profondi della sinistra che talvolta coincidono con quelli della storia migliore dei nostri territori, quali: solidarietà, uguaglianza e giustizia sociale. Così saremo capaci di scrivere anche un nuovo vocabolario dei democratici nel tempo che cambia, ma con i valori di sempre all’insegna dell’umanità.

(*1) La misura dell’anima: perché le diseguaglianze rendono le società più infelici, 2009, Feltrinelli

(*2) Istat, rapporto sulla povertà 2015.

(*3) Rapporto Caritas 2014

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