Il circo mediatico-giudiziario ha ricominciato a giostrare

Opinioni

Nelle mani dei Pm militanti e dei giornalisti tra inchieste a pioggia, intercettazioni a strascico, uso denigratorio e pettegolo della giustizia lo Stato di diritto si disintegra

Federica Guidi non è indagata, non ha ricevuto nessun avviso di garanzia, non è accusata di aver commesso alcun reato, e anzi è considerata dai Pm “parte lesa”. Ma lesa da chi? Soltanto da un fidanzato troppo esigente e spregiudicato, o anche, e soprattutto, dall’infame circo mediaticogiudiziario che ha ricominciato a giostrare a pieno ritmo con l’unico, evidente obiettivo di distruggere l’immagine e la reputazione di un’innocente? Non troverete in questo pezzo neppure una virgola delle intercettazioni oscenamente diffuse a piene mani aggirando la legge e umiliando la dignità della giustizia, non soltanto per rispetto dell’ex ministra ma anche e soprattutto per rispetto dei lettori, costretti da vent’anni ad acquattarsi davanti al buco della serratura dei potenti e dei famosi, a godere delle disgrazie altrui, ad abbassarsi al rango di guardoni e sguatteri.

Le intercettazioni dovrebbero servire a scoprire i reati: in quelle diffuse dalla Procura di Potenza – e non importa se attraverso un avvocato, un cancelliere o un piccione viaggiatore – non c’è né il reato né il reo, e ci sono invece parolacce, invettive, allusioni incomprensibili, lacrime, insulti, miserie. Non servono affatto a capire che cosa sia successo in Basilicata – ammesso che qualcosa sia successo, perché la Procura ancora non ci vuole dire di che cosa esattamente si sta occupando – ma sono utilissime per mostrare al popolo (che agli occhi del circo mediaticogiudiziario è sempre bue) la bassezza morale della nostra classe dirigente, la sua volgarità, la sua propensione all’intrigo e all’imbroglio. Senza contesto, senza spiegazioni, senza alcuna possibilità di replica.

Come sappiamo benissimo, anche questa inchiesta sfocerà in archiviazioni, assoluzioni, prescrizioni – o, nella migliore delle ipotesi, proprio come è accaduto l’altro ieri a Potenza, in una condanna in primo grado di 9 imputati su 31, a otto anni di distanza dall’apertura delle indagini e a quattro mesi dalla prescrizione. Ma che importa? Al circo mediaticogiudiziario della giustizia non è mai importato nulla, e molto invece del mostro sbattuto in prima pagina, purché non possa difendersi. I giornali credono così di assolvere alla funzione di cane da guardia del potere, mentre non fanno che disputarsi le briciole; e i magistrati pensano così di costruirsi quell’immagine di giustizieri senza macchia e senza paura sufficiente a tentare una carriera politica, come è accaduto con Di Pietro, de Magistris, Ingroia.

Nelle mani dei Pm militanti e dei giornalisti tra inchieste a pioggia, intercettazioni a strascico, uso denigratorio e pettegolo della giustizia lo Stato di diritto si disintegra, le garanzie della difesa sono annullate, i processi perdono ogni valore perché le sentenze vengono già pronunciate all’atto di apertura delle indagini, mentre il qualunquismo fascistoide che premia il pregiudicato Grillo e il suo compagno di strada Salvini avvelena la coscienza civile e l’opinione pubblica in una spirale di rancore, invidia, perversione voyeurista, malanimo.

La macchina del fango scatenata contro Federica Guidi – «parte lesa», ripetiamo, nell’inchiesta di Potenza – alla vigilia di un appuntamento elettorale importante e due anni dopo l’avvio dell’inchiesta, con la divulgazione di intercettazioni risalenti ad un anno fa, non è soltanto, com’è ovvio, un tentativo maldestro e volgare di mettere in difficoltà il governo costituzionalmente in carica: è, prima di tutto, un ennesimo insulto alla dignità delle italiane e degli italiani. I quali, quando chiedono giustizia, non meritano in risposta un numero speciale di Dagospia.

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