Il Comitato di redazione de l’Unità: “Da oggi sciopero a oltranza”

Opinioni

Da mesi il nostro Comitato di redazione chiede incontri alla azienda per fare chiarezza, per provare davvero a rilanciare il giornale

Con profonda amarezza comunichiamo ai nostri lettori un altro sciopero dei lavoratori de l’Unità a partire da oggi. Per la prima volta nella lunga storia del nostro giornale sarà uno sciopero a oltranza in difesa della nostra dignità. Se quanto sta accadendo nel nostro giornale venisse esportato in altre redazioni si rischierebbe uno sgretolamento delle relazioni industriali e sindacali. Il nostro giornale, fondato da Antonio Gramsci e per sua stessa identità dalla parte dei lavoratori, non può accettare che questo accada. Pagheremo, come sempre, in prima persona. E nonostante questa consapevolezza proclamiamo lo sciopero ad oltranza anche a sostegno dell’intera categoria dei giornalisti perché non passi da l’Unità il vulnus delle regole disattese e vilipese da parte di un editore.

Ieri, con il supporto della Federazione nazionale della stampa italiana e dell’Associazione Stampa Romana, abbiamo annunciato u n’azione legale in tribunale contro l’editore – il Gruppo Pessina all’80% e il Partito Democratico al 20% – per comportamento antisindacale e, in concomitanza, l’astensione dal lavoro finché non verranno ristabilite le corrette relazioni industriali e sindacali e non verranno pagate le nostre spettanze “congelate” per un ricatto inaccettabile. Abbiamo tenuto una conferenza stampa aperta dal segretario generale della Fnsi Raffaele Lorusso: «Questo incontro – ha detto – ha lo scopo di richiamare l’attenzione dei colleghi e dell’opinione pubblica su quello che sta accadendo a l’Unità . Qualche mese fa, come denunciato dal Comitato di redazione, l’amministratore delegato aveva risposto ad una sollecitazione del Cdr con la frase: “Quando la scure si abbatterà su di voi, la morte avrà la mia faccia”. Un paio di settimane fa, alla richiesta dei colleghi di sapere quando sarebbe stato corrisposto lo stipendio, la risposta è stata: “Quando convincerete le vostre colleghe a ritirare le azioni di pignoramento”.

Questo si chiama ricatto. A l’Unità si è superata ogni misura. Per questo abbiamo dato mandato ai legali di procedere per comportamento antisindacale. Un’iniziativa che serve a ristabilire delle corrette relazioni industriali tra azienda, dipendenti e rappresentanza sindacale». Di palese violazione delle funzioni e del ruolo del Comitato di redazione ha parlato anche il segretario di Stampa Romana, Lazzaro Pappagallo, che, insieme all’aspetto tecnico-legale ha evidenziato anche il valore politico del “caso” l’Unità : «Sarebbe molto grave – ha detto – se il Partito democratico si voltasse dall’altra parte. Solo tornando a instaurare un rapporto dialettico forte tra azienda e lavoratori si può rilanciare un giornale che fa parte della storia di questo Paeseì».

Da mesi il nostro Comitato di redazione chiede incontri alla azienda per fare chiarezza, per provare davvero a rilanciare il giornale. Per tutta risposta abbiamo avuto lunghi silenzi o, in alternativa, minacce e insulti. Un’ipotesi di piano editoriale del direttore Marco Bucciantini per ridurre i costi senza ricorrere alla macelleria sociale dei licenziamenti collettivi è stato respinto. Negli ultimi quindici giorni il nostro Cdr ha provato a parlare con l’azienda per chiedere il pagamento dello stipendio arretrato, perché venisse allontanata definitivamente la spada di Damocle di 20 licenziamenti (su 28 dipendenti) che pende sulle teste dei redattori, per avere finalmente un piano industriale ed editoriale.

«All’azienda abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere risposte. Se non arriveranno, per la prima volta nella storia del giornale, daremo vita ad uno sciopero ad oltranza», ha spiegato il Comitato di redazione. «I comportamenti tenuti dall’azienda – ha rilevato l’avvocato della Fnsi, Bruno Del Vecchio – configurano quello che nello Statuto dei lavoratori è definito come “antisindacalee”. Ma oltre questo c’è da considerare un aspetto più generale che riguarda il rispetto delle regole. Le regole esistono, esiste il contratto di lavoro e questo prevede chiare prerogative in capo al Cdr. In questo caso è palese la violazione di queste regole da parte dell’azienda. Andremo davanti al giudice per riaffermare il rispetto delle regole ». Oltre all’azione legale e allo sciopero ad oltranza, il Cdr ha quindi indicato le prossime iniziative che i giornalisti de l’Unità intendono intraprendere: «Chiederemo un incontro urgente ai presidenti delle commissioni Lavoro di Camera e Senato, coinvolgeremo Cgil, Cisl e Uil, chiederemo al ministro Lotti di intervenire. Stiamo lottando per il nostro giornale, ma anche per tutti i giornalisti e per difendere un principio fondamentale del diritto del lavoro. Ci mobilitiamo perché il “caso” non si trasformi in un pericoloso precedente». Sostegno a l’Unità è stato espresso anche dalla segretaria dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, Silvia Resta.

La nostra vicenda sarà portata all’attenzione dell’opinione pubblica anche nel corso del presidio di mobilitazione che la Fnsi ha indetto per mercoledì 24 maggio. Intanto si susseguono gli attestati di solidarietà al nostro giornale: dalla Cigl che esprime «vicinanza ai lavoratori», allo Spi Cgil, alla Slc, alla Cgil Bologna, alla Uil, alla Cisl che con la segretaria Annamaria Furlan parla di «comunanza con i giornalisti umiliati» , fino al deputato dell’Mdp Roberto Speranza e ai Dem Gianni Cuperlo e Cesare Damiano, presidente dalla Commissione Lavoro della Camera. La nostra battaglia sarà raccontata, grazie alla disponibilità del direttore Stefano Corradino che, sul sito di Articolo 21 (www.articolo21.org ), ospiterà gli interventi dei giornalisti in lotta. Infine attiveremo ogni strumento sui social perché la voce dell’Unità non vada smarrita.

Comunicato del Cdr

Sciopero a oltranza. Mai era accaduto a l’Unità , il giornale dei lavoratori, il giornale fondato da Antonio Gramsci. Una scelta dolorosa, drammatica, ma inevitabile. Perché in gioco sono i diritti dei lavoratori, in gioco è la nostra dignità. Mai avremmo pensato che saremmo giunti a questo punto. Abbiamo conosciuto, e vissuto sulla nostra pelle, momenti di confronto duro con chi si è succeduto nel corso del tempo alla guida aziendale de l’Unità . Ma anche nei momenti più aspri, le relazioni sindacali non erano state violate, calpestate, come sta accadendo oggi. Mai lavoratrici e lavoratori erano stati sottoposti ad un ricatto di una tale, devastante portata: per aver riconosciuto il vostro diritto al salario dovete conculcare i diritti di vostri ex colleghi; diritti sanciti da un tribunale.

Non ci piegheremo a questo ricatto. Non lasceremo che l’Unità divenga l’apripista di un attacco senza precedenti al diritto del lavoro. Non ci siamo mai sottratti al confronto con l’azienda. Abbiamo atteso inutilmente per due anni la presentazione di un piano industriale che avesse al suo centro il rilancio del giornale, nel cartaceo e nell’edizione on line, sapendo che in questa difficile trattativa rientra anche il contenimento dei costi. Una cosa, però, abbiamo detto chiaro e forte, e la ribadiamo oggi: ci opporremo in ogni sede e con la massima determinazione ai licenziamenti collettivi ipotizzati dalla proprietà. Lo diciamo al socio di maggioranza, la Piesse di Massimo Pessina e Guido Stefanelli. E con altrettanta forza lo ribadiamo al Partito Democratico, socio di minoranza, attraverso la Fondazione Eyu, de l’Unità srl. Il “caso Unità” è in primo luogo, un caso politico. E il partito di riferimento non può assumere posizioni pilatesche, non può affermare: non c’entro, non ho possibilità d’intervenire… Non gli è concesso, non gli sarà permesso. Lo sciopero, come l’avvio di un procedimento giudiziario nei confronti dell’azienda per comportamento antisindacale, segnalano la determinazione delle lavoratrici e dei lavoratori de l’Unità, che hanno al loro fianco la Federazione nazionale della Stampa italiana e l’Associazione Stampa Romana, a battersi per i propri diritti e per il futuro del giornale. Lo dobbiamo a noi stessi e ai tanti colleghi che hanno lavorato a l’Unità e che in questi giorni ci sono stati vicini, manifestando un sostegno per noi davvero prezioso. E lo stesso hanno fatto tanti lettori. Non si cancellano con i ricatti un giornale e i suoi lavoratori. Non si svilisce con l’arroganza di chi pensa di avere la forza, ma non la ragione, la storia di un giornale che è sempre stato dalla parte dei l avoratori . L’Unità era e resta una grande comunità. Ne siamo orgogliosi. E per difendere una storia, un futuro, e i nostri diritti, che abbiamo deciso lo sciopero. Pronti a tornare al lavoro. Ma da donne e uomini liberi, che non vogliono sottostare a ricatti. La dignità non ha prezzo. Come i diritti di chi lavora. L’Unità è questo.

 

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli