Il disinteresse del Movimento 5 Stelle per i disabili romani

Roma

Il Municipio XIV di Roma a guida Cinque Stelle ha tagliato del 30% le ore di assistenza scolastica, penalizzando di fatto circa 600 bambini e ragazzi disabili del territorio

Le generazioni che ci hanno preceduto sono vissute in una società piuttosto lineare: studiavi con profitto per anni, ti laureavi ed avevi un futuro lavorativo garantito e stabile. Con una laurea in Medicina e Psicologia, prendo il mio caso, ti aprivi uno studio privato o – fa quasi ridere a dirlo oggi – potevi essere assunto con relativa semplicità presso un ospedale pubblico.
Molti colleghi coetanei si trovano invece oggi nella condizione di dover affiancare all’esperienza dello studio privato, affittato spesso in gruppo per sostenere le spese, quella di lavorare tramite cooperativa sociale come AEC, Assistente Educativo Culturale, presso le scuole pubbliche.

Il paradosso della questione è che la stessa flessibilità che obbliga a dividerci in due per sbarcare il lunario, ci porta a considerare un punto di vista che – forse – la sola esperienza lavorativa presso lo studio non saprebbe darci. Parlo della bellezza di essere utile, fosse anche in minima parte e per poche ore al giorno, durante la quotidianità scolastica di ragazzi speciali e delle loro speciali famiglie.
Di recente però proprio alcune di queste famiglie romane, invece d’essere supportate dalle istituzioni della loro città, hanno trovato un muro di ottusità che ha complicato il loro già complesso quotidiano. Con la sibillina frase “ottimizzazione delle risorse” il Municipio XIV di Roma a guida Cinque Stelle ha infatti tagliato del 30% le ore di assistenza scolastica ai loro figli, penalizzando di fatto circa 600 bambini e ragazzi disabili del territorio.

Viviamo in un Paese che ancora confonde il diritto col favore, un Paese molto paziente, cronache quotidiane raccontano infatti la tollerante, spasmodica e logorante ricerca, da parte dei genitori penalizzati da questa assurda misura, di un confronto con l’assessore alle politiche sociali e con presidente del municipio in questione. Sono stati il silenzio di chi amministra il territorio e le porte chiuse in faccia che hanno portato questi signori a costituirsi in comitato e rivolgersi al tribunale per ottenere quello che, ripeto, non è nulla di più che un loro diritto. C’è infatti stato bisogno del Consiglio di Stato per spiegare ai fautori territoriali della democrazia diretta che il piano municipale era così penalizzante per i cittadini da dover essere bocciato. Oggi chi non ha ascoltato la voce dei disabili romani e delle loro famiglie dovrà procedere con l’accreditamento diretto, procedura che consente ai genitori di scegliere la cooperativa e, di conseguenza, l’operatore così da garantire la doverosa continuità del sostegno. E’ una vittoria del Comitato “Genitori in lotta”, dell’avvocato Amoroso che da anni sostiene i diritti dei diversamente abili, la vittoria di chi non piega la testa davanti a queste ammuffite ingiustizie quotidiane perpetrate proprio da chi si presenta, che sorpresa, come il nuovo.

Verrebbe da pensare che sia una svista municipale, che quel Sindaco Raggi sostenuto dal popolo pentastellato (dato, di fatto, non fondamentale) e da Grillo (elemento questo si rilevante, per chiarimenti citofonare Cassimatis) abbia a cuore la qualità della vita di tutti i cittadini romani, figurarsi di quelli con disabilità. Io un’idea in proposito me la son fatta guardando Virginia Raggi che, pochi giorni fa durante l’Assemblea Capitolina, rideva il faccia al Consigliere Pd Corsetti che la spronava rispetto al caso di Romina. La ragazza in questione, affetta da una grave disabilità ed accudita da genitori ultraottantenni, per un errore materiale si è vista negare il diritto all’esenzione della retta dal centro di riabilitazione che frequenta da più di trent’anni trovandosi, di fatto, buttata fuori da un luogo per lei di vitale importanza. Solo in seguito alle quotidiane sollecitazioni del Consigliere, che si è personalmente fatto carico del problema con l’Assessore comunale, questi se n’è occupato reinserendo Romina presso il centro senza che lei o la sua famiglia dovessero sostenere una spesa intollerabile ed ingiusta.

Sono queste le politiche sociali del Movimento 5 Stelle? Quelle per cui servono avvocati, comitati e consiglieri volenterosi per ottenere quello che ti spetterebbe per diritto? Vi arrivi tutto lo sdegno di noi professionisti del settore, noi che al fianco di queste persone lottiamo ogni giorno, noi che conosciamo gli occhi dei loro famigliari ed i loro sorrisi straordinari.
Queste persone dovrebbero essere la stella polare del vostro agire politico, non una seccatura da tenere fuori dalla porta dei vostri uffici. Scoprirete un mondo nelle loro travagliate ma splendide vite, scoprire cos’è la resilienza, scoprirete la capacità di sorridere quando la vita ti leva le ragioni per farlo ma lo farete confrontandovi con loro, non di certo imparando a memoria un sacro Blog.

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