Il giornale che non c’è

Opinioni

Il Comunicato del Cdr de l’Unità. Il quotidiano non è più in edicola: lo stampatore non viene pagato da mesi e ha fermato le rotative

Lavorare per un giornale che non sarà in edicola, senza essere pagati. Lavorare per un giornale che non c’è: l’Unità . Questa da tre giorni è la nostra condizione – incredibile, umiliante – da quando lo stampatore ha fermato le rotative perché da mesi non viene pagato dall’azienda.

Il Comitato di redazione ha chiesto formalmente all’amministratore delegato di avere notizie circa il regolare ritorno in edicola del quotidiano: nessuna risposta. È un silenzio insultante verso chi ogni giorno comunque continua a svolgere il proprio lavoro: una situazione che deve finire quanto prima.

Da mesi chiediamo, e torniamo a farlo ora con maggiore forza, un piano industriale all’azienda, strumento fondamentale per il rilancio del quotidiano ma, aggiungiamo, per la stessa sussistenza di qualunque impresa che decide di misurarsi sul mercato. Dopo quasi due anni non solo non c’è un piano industriale ma ancora non è stato avviato alcun tavolo di confronto, chiesto anche dalla Federazione Nazionale della Stampa e da Stampa romana, aggravando ulteriormente una situazione finanziaria già molto compromessa.

Ieri la redazione riunita in assemblea ha stigmatizzato duramente l’atteggiamento dell’azienda che, neanche di fronte alla decisione dello stampatore di interrompere il proprio servizio, ha ritenuto di dover intraprendere iniziative per garantire il ritorno in edicola quanto prima de l’Unità . Come se non bastasse, senza alcuna comunicazione, l’azienda non ha pagato le retribuzioni dei dipendenti. Ecco perché l’Assemblea e il Cdr hanno deciso di dedicare questa prima pagina alle vicende che stiamo vivendo (e che non hanno precedenti nell’editoria italiana) e di garantire comunque la fattura del giornale, seppur con una foliazione ridotta, che però potrete leggere soltanto nelle rassegne stampa o con l’abbonamento online. Ricordiamo che per difendere i nostri diritti e la nostra dignità professionale abbiamo scioperato per otto giorni, ricevendo importanti attestati di solidarietà e di sostegno.

A cominciare dai presidenti di Senato e Camera, Pietro Grasso e Laura Boldrini che hanno più volte sottolineato l’importanza di un giornale come l’Unità nel panorama editoriale del nostro Paese, non soltanto per la storia che ha rappresentato ma per il ruolo che può ancora oggi avere. Ma oggi è necessario che avvengano fatti concreti da parte di chi ha la responsabilità di questa vicenda: ci rivolgiamo al socio di maggioranza, la Piesse, e al socio di minoranza, Eyu (che fa riferimento al Partito democratico), affinché svolgano tutte le azioni necessarie a ripristinare il normale svolgimento delle attività aziendali, il ritorno in edicola del quotidiano, il pagamento delle retribuzioni e un serio piano di rilancio che salvaguardi il futuro de l’Unità, le professionalità esistenti al suo interno e i livelli occupazionali.

Inoltre torniamo a chiedere al ministro Luca Lotti, che ha la delega all’editoria, di affrontare la vertenza Unità con la stessa energia riservata in passato ad altre imprese editoriali. Ai nostri lettori, in qualunque modo riescano a leggerci, chiediamo di sostenere la nostra battaglia. Noi continueremo a fare il nostro lavoro per loro. Come sempre, anche se ci hanno impedito di raggiungere le edicole.

Comunicato del Cdr

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