Il limite di fondo di Donald Trump e dei suoi emuli

Opinioni

Il limite della demagogia, a me pare, consiste in una miopia grave. Si parte da problemi reali, se ne colgono in maniera approssimativa alcune delle cause e si offrono soluzioni in apparenza semplici e intuitive, senza in realtà avere in mente un orizzonte o una prospettiva

Mi capita spesso, in questi giorni, di riflettere su ciò che ha scritto tempo fa Livia Turco su l’Unità. Quale idea di società e di futuro abbiamo in mente?

E’ ragionevole provare a regolare i flussi migratori. Chiunque può intuire come proprio il rispetto della dignità umana non consenta di accogliere tutti senza limiti. L’interrogativo, però, resta: come vogliamo immaginare la nostra convivenza negli anni a venire? Una domanda a me familiare grazie all’intensa frequentazione del pastore metodista Sergio Aquilante, purtroppo scomparso.

Egli cercava ogni volta di ricondurre le polemiche e le incertezze più varie a tale tipo di questione, chiedendosi e chiedendo quale fosse la nostra idea di comunità (dal villaggio di montagna a un continente intero, fino a tutto il globo). Pensiamo ancora, ad esempio, all’Italia “una d’arme di lingua d’altare”? Oppure siamo proiettati verso il riconoscimento delle differenze, l’inclusione, l’integrazione?

Il limite della demagogia, a me pare, consiste in una miopia grave. Si parte da problemi reali, se ne colgono in maniera approssimativa alcune delle cause e si offrono soluzioni in apparenza semplici e intuitive, senza in realtà avere in mente un orizzonte o una prospettiva. Ecco il limite di fondo delle “ricette” di Donald Trump e dei suoi emuli.

Come notano storici e pensatori, il paradosso (apparente) della neutralità dello Stato dinanzi alle varie visioni del mondo (religiose e non) consiste nel fatto di rappresentare una risposta proprio all’esigenza dell’eguale rispetto per ciascun individuo e per ciascun gruppo. Lo Stato liberaldemocratico garantisce così a ognuno di esprimersi liberamente, in privato e nella sfera pubblica. I singoli e i gruppi possono far sentire il proprio influsso nella società, ma nel contempo non è concesso loro di imporre la propria “dottrina comprensiva” nello spazio delle istituzioni.

Si può precludere ai musulmani la partecipazione al processo democratico? Evidentemente no, se non a discapito della democrazia stessa. Altro è il discorso riguardo a coloro che seminano il terrore, a qualunque comunità etnica o religiosa appartengano.

Insomma: il rischio è di porre la democrazia “sotto tutela”, minando alla base il nesso fra laicità e libertà che la sorregge.

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