Sulle banche troppa demagogia: ora bisogna solo fare presto

Opinioni

Tutti i responsabili dei disastri sono stati già allontanati e in certi casi messi in galera

Sulla crisi di alcune banche c’è tanta confusione e tanta demagogia. Volendo schematicamente riassume la situazione si deve in primo luogo sgombrare il campo dal dubbio sulla necessità di un intervento pubblico per evitare di lasciarle fallire. Le conseguenze del fallimento di una banca, specie se di grande dimensione, sarebbero catastrofiche non solo per i risparmiatori ma per l’ intero sistema economico. Sulla crisi di alcune banche c’è tanta confusione e tanta demagogia. Volendo schematicamente riassume la situazione si deve in primo luogo sgombrare il campo dal dubbio sulla necessità di un intervento pubblico per evitare di lasciarle fallire. Le conseguenze del fallimento di una banca, specie se di grande dimensione, sarebbero catastrofiche non solo per i risparmiatori ma per l’ intero sistema economico per gli effetti a catena che esso provocherebbe sulle altre banche e sulle imprese. Posto quindi l’ obbligo di salvare le aziende di credito si deve rispondere alla seconda domanda: come farlo salvaguardando il più possibile gli interessi dei singoli risparmiatori e dell’intera collettività?

L’intervento pubblico nel caso il mercato non fosse in grado di fare con le sue forze l’ operazione di salvataggio, è indispensabile, così come del resto hanno fatto tutti gli altri paesi dell’occidente dopo la crisi del 2008. Ora però è anche giusto che all’onere del salvataggio partecipino sia gli azionisti della banca in difficoltà, sia i portatori di obbligazioni subordinate, cioè quelle più vicine alle caratteristiche delle azioni. Altrimenti l’ intero onere del salvataggio ricadrebbe su tutti i cittadini che pagano le tasse. Questo e non altro dicono le nuove complicate regole europee: gli oneri dei salvataggi vanno ripartiti sui vari interessati e non caricati interamente sulle spalle dello Stato. A corollario di questo principio generale sta anche la considerazione che gli aiuti pubblici, che non a caso si chiamano ricapitalizzazione precauzionale, se accompagnati da un buon piano di rilancio industriale dell’azienda di credito, possono concludersi non con una perdita , ma con un guadagno per le casse del Tesoro, come avvenuto negli Usa ed in Svezia.

Questi principi generali, calati nel caso più scottante, che è quello del Monte dei Paschi, danno come necessario un intervento dello Stato per la ricapitalizzazione della banca, e ci dicono che questo debba avvenire dopo aver coinvolto gli azionisti e i possessori di obbligazioni subordinate che sarebbero obbligati a convertire le loro obbligazioni in azioni ad un valore da stabilire, ma certo più basso di quello offerto con la conversione volontaria che si è chiusa mercoledì sera con adesioni al di sotto di quelle necessarie. Il decreto del Governo avvia quindi la procedura per una immissione di denaro pubblico nella banca senese, e forse in altre banche a rischio. In questo caso si evita il fallimento vero e proprio e quindi si salvano tutti gli altri possessori di obbligazioni non subordinate e tutti i depositanti qualsiasi sia la somma che hanno sul loro conto corrente. Non è quindi un fallimento (bail in ) ma quello che si chiama un burden sharing cioè una ripartizione del rischio per rendere possibile l’ intervento pubblico proprio per evitare di arrivare al fallimento.

Si tratta di una operazione dolorosa per quei risparmiatori che hanno acquistato azioni o obbligazioni subordinate, ma che evita di scaricare tutto il costo sullo Stato e quindi sugli altri cittadini. Ora il Governo si sta accordando con Bruxelles per dare un rimborso anche ai portatori di obbligazioni che al momento dell’acquisto sono stati ingannati dal funzionario della banca sulla rischiosità del loro investimento. Si tratta di un numero molto elevato di privati risparmiatori, oltre 40 mila, a cui si dovranno dare rassicurazioni chiare sulla possibilità di un recupero se non totale, di buona parte dei loro investimento.

Rimane il problema di accertare le responsabilità di aver portato il Mps e qualche altra banca nello stato di crisi in cui si trovano. Ma tutti quelli che brandiscono le manette dovrebbero tener conto che tutti i responsabili dei disastri bancari sono stati già allontanati, e qualcuno, come quello di Genova, è già stato associato alle patrie galere. Infine tutti ora dicono che sarebbe stato meglio intervenire qualche anno fa come hanno fatto gli altri paesi. È vero, ma in quel momento non c’ erano né le condizioni politiche , né quelle economiche per farlo, e poi si sperava in una ripresa dell’economia che avrebbe aiutato le banche a recuperare i buchi creati nei loro bilanci dalla lunga e profonda crisi dell’industria. L’ importante ora è fare presto, e chiudere tutte le posizioni più critiche in modo da ripristinare la fiducia degli investitori e dei piccoli risparmiatori, non solo sulle nostre banche, ma sull’intero sistema economico.

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