In Francia si stabilizza l’ipotesi di ballottaggio Le Pen-Macron

Opinioni

La parte meno legata al partito di Fillon e molti sostenitori dell’ex Primo Ministro Valls potrebbero convergere verso Macron

Fino a ieri le Presidenziali francesi erano un gioco a tre abbastanza aperto tra Le Pen, Fillon e Macron. Fuori gara tutti gli altri candidati che, dal canto loro, non sembrano aver fatto molto per entrarvi davvero. Cosa non stupefacente per tutti quelli espressi da forze testimoniali, un po’ stupefacente per il candidato socialista Hamon, vista la storia di quel partito.

Può darsi che dopo la vittoria nelle primarie Hamon che gli aveva dato un grande risalto mediatico fosse destinato a scendere comunque. Tuttavia Hamon non ha neanche provato a entrare in campo se non per chiedere al suo sfidante diretto alla sinistra della sinistra, Melenchon, di ritirarsi, ottenendo il prevedibile diniego. Non un comizio pubblico significativo, non un intervento tematico preciso, solo un accordo di vertice col candidato dei Verdi, accreditato di un modesto 1%, pagato con l’inserimento di misure ecologiche radicali ispirate a un modello di “decrescita felice” poco conciliabile con un qualsiasi ruolo di Governo. Inevitabile quindi che vi sia una fuga verso Macron di parte dei sostenitori dell’ex Primo Ministro Valls e dei più legati agli esecutivi di questa legislatura che Hamon obiettivamente delegittima.

Due dei tre candidati in gara hanno avuto vicende giudiziarie. Da settimane si trascinano quelle della Le Pen, che però non sembrano avere un impatto sugli elettori per tre motivi di fondo. Il primo è che la Le Pen si presenta come candidato di sfida al sistema per cui eventuali attacchi anche del potere giudiziario vengono visti come complotti del sistema a difesa di se stesso.  Il secondo è che, come nel caso di altri partiti antisistema, la Le Pen è votata più contro gli altri che non per motivazioni positive. Il terzo è che i casi sembrano relativi a lavori comunque veri di persone pagate dal Parlamento Europe ma che lavoravano effettivamente per il partito.

Diverso è il caso di Fillon, anche qui per una somma di motivi diversi. Il primo è che Fillon mesi fa nelle primarie del suo partito ha usato contro Sarkozy l’arma giudiziaria fino poi ad annunciare che se rinviato a giudizio avrebbe rinunciato alla candidatura. Il secondo è che Fillon è un uomo del sistema e che quindi nessuno crede sia vittima di un complotto altrui, al limite si pensa che sia oggetto di una ritorsione di Sarkozy, che peraltro è quello che gli consiglia di attaccare i magistrati, cosa che comunque non favorisce il suo schieramento. Il terzo è che, al di là dei profili giudiziari, nel clima anti élites il fatto che Fillon retribuisse sia la moglie sia i figli non ancora laureati appare delegittimante, anche quando essi avessero effettivamente lavorato per lui. Tuttavia la situazione sembra senza uscita perché Fillon a questo punto non può ritirarsi se non al prezzo di perdere la faccia e, peraltro, non ci sarebbe un candidato indiscusso, tale da poterlo sostituire senza conflitti. In queste condizioni sembra inevitabile che resti in campo azzoppato, mentre la parte meno legata al partito, a cominciare dai centristi dell’Udi e da alcuni sostenitori più esterni del moderato Juppé stanno cercando di mollarlo quanto prima andando anch’essi verso Macron.

In assenza di altri elementi di novità al momento quindi sembra confermarsi in modo forte l’ipotesi di un primo turno che incoroni Le Pen e Macron quali sfidanti per la votazione decisiva con un big bang di sistema, i cui effetti non sono facilmente prevedibili per le successive elezioni legislative.

 

 

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