Ius culturae e ius soli sono carte vincenti. Ce lo dice la storia

Diritti

Diritti e legalità sono elementi interscambiabili: l’uno deriva vicendevolmente dall’altro

La cittadinanza è il patto fondamentale fra cittadini e istituzioni. Essa offre diritti e impone doveri. Chi nasce e cresce in Italia è parte integrante del tessuto sociale italiano, è custode, attore e contributore della cultura italiana, oltre ogni ragionevole dubbio. La cittadinanza rende l’individuo consapevole dei propri diritti e ne legittima la rivendicazione, obbligandolo al contempo a una scelta di legalità. In essa, diritti e legalità sono elementi interscambiabili: l’uno deriva vicendevolmente dall’altro.

Laddove tutti hanno gli stessi diritti, i più deboli, uniti e non più in guerra fra loro, avranno ragione di pretendere ascolto e sostegno. Allo stesso modo, laddove tutti hanno gli stessi doveri, le Forze dell’Ordine potranno operare con maggiore serenità, senza subire pregiudizi anarcoidi. In questo senso, la cittadinanza si prospetta come la migliorem strategia di riavvicinamento tra istituzioni e popolazione.

Buttando lo sguardo oltre il plumbeo orizzonte dell’attuale revanscismo nazionalista, e contemplando l’opera dei giganti che hanno creato l’Occidente, non inoltre è difficile intuire come una concezione laica, aperta, non dogmatica della cittadinanza sia stata la carta vincente della nostra straordinaria civiltà.

E’ stata esattamente questa la marcia in più che ha consentito ai Romani di trasformare una città-stato di contadini e pastori in un organismo politico sparso su tre continenti, da cui discende quello che oggi chiamiamo Occidente.

Tecnicamente, si deve all’invenzione romana delle colonie latine (coloniae latinae) la prima applicazione dello ius soli. In questi centri urbani vennero ampiamente intersecati la quotidianità, gli interessi, gli affari, le ambizioni e le carriere di individui costituenti un corpo civico misto. Una nuova accezione di cittadinanza, basata sul territorio di residenza, sostituì quella vecchia basata sull’origine etnica. Questa trasformazione dall’accezione etnica a quella territoriale del concetto di cittadinanza costituì una spettacolare fuga in avanti della civiltà romana. La condivisione degli oneri e dei doveri fece delle colonie latine la colonna vertebrale della Repubblica romana. L’acesa di Roma, coesa e organica, divenne inarrestabile.

Per tutti questi motivi coloro che per convenenza politica soffiano sul fuoco della tensione sociale, sono e saranno sempre necessariamente contrari a ogni forma di integrazione. Questi sceriffi anti-tutto e contemporaneamente sedicenti detentori del know-how su tutto, non realizzano mai nulla ma producono molto rumore informe, attuando con esso la loro strategia di omissione di confronto. Sono costretti a farlo. Se il confronto vi fosse, da esso non potrebbe che emergere non solo il niente assoluto che c’è alla base, ma anche la loro natura distruttiva, che necessita del malessere sociale e della mancanza di ogni prospettiva come dell’aria per respirare.

Ma non facciamoci ingannare. Impariamo da chi le cose, prima di noi, le ha sapute fare.

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