Ecco perché la riforma sullo ius soli è necessaria adesso

Opinioni

Con questa riforma si introduce un nuovo concetto, che prima non era contemplato: l’integrazione

Cosa significa oggi essere italiani? È la domanda a cui in realtà non è in grado di rispondere chi oggi si dice contrario alla riforma della cittadinanza. Una domanda inopportuna, che presuppone un confronto con la risposta che fornisce la legge attualmente in vigore sull’acquisizione della cittadinanza. Secondo l’attuale sistema infatti è italiano chi discende da italiani, anche emigrati da più di una generazione, ed è italiano chi risiede in Italia da almeno dieci anni.

Una legge pensata guardando al passato e approvata in un periodo storico in cui l’immigrazione era ancora un fenomeno contenuto nei numeri. Una legge che ha dato per scontato un percorso di integrazione di successo da parte di chi risiede nel nostro paese da più di 10 anni. Un percorso difficile, che anche la semplice residenza oggi non è sufficientemente in grado di certificare. Ecco perché una riforma è necessaria, oltre che giusta.

Il punto non è se e quando dare la cittadinanza ai figli dell’immigrazione, ma come e perché. Lo ius soli e ius culturae infatti introduce un nuovo concetto nella legge, che prima non era contemplato: l’integrazione. Ed ecco che quindi è italiano chi nasce in Italia figlio di genitori integrati, che hanno tutta l’intenzione di vivere stabilmente in Italia e sono in possesso di un permesso di soggiorno di lungo periodo, che hanno ottenuto anche grazie ad un test linguistico. Sono italiani quei bambini che studiano in Italia e verso cui lo Stato investe le proprie risorse, per far sì che diventino cittadini attivi nella società.

La riforma non fa altro dunque che introdurre un nuovo criterio. Più stringente per certi versi rispetto al precedente. Un criterio che premia un percorso e che non prevede automatismi. Per più di un decennio, un dibattito sereno e razionale su questa riforma è rimasto ostaggio di continui veti incrociati, fino a quando la società civile, grazie ad una grande partecipazione popolare, ha presentato una proposta di legge. Da allora, da quella mobilitazione, si è lasciato che molte, troppe, menzogne facessero leva sulle paure delle persone.

Bugie inventate con il solo scopo di raccogliere qualche voto in più, a spese però di centinaia di migliaia di minori. Il rinvio è chiesto da più parti, anche dallo stesso Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, che, come tanti altri, ha parlato nei giorni scorsi di momento inopportuno per affrontare un tale argomento. Secondo Tajani la questione andrebbe riportata in seno all’Europa. Per quanto possa ritenere giusto avviare negoziati per estendere le competenze dell’Unione anche in materia di criteri di attribuzione di quella che anche i Trattati definiscono ormai come cittadinanza europea, la battaglia oggi è qui, ora. E solo l’approvazione definitiva della riforma porrà fine alle annose strumentalizzazioni che questi giovani subiscono ogni legislatura.

Sì, la riforma non può entrare nel vivo della campagna elettorale, per questo, diversamente da chi sostiene il contrario, deve essere approvata subito, anche facendo ricorso al voto di fiducia. Perché una generazione non sia costretta ad attendere ancora e strumentalizzata, bloccata in un sistema che la discrimina rispetto al resto della società. Ci sono valori che vanno ben oltre i sondaggi. Valori che non rispondono ad umori mutevoli. Principi come l’uguaglianza, che questa riforma raccoglie in sé e proclama a voce alta, limitandosi semplicemente a prendere atto di quello che è oggi la società italiana, di quello che significa oggi essere italiani.

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