La disfatta di Giggetto, Dibba e Casaleggio jr

Opinioni

La vicenda Marra cambia gli equilibri interni. Vincono gli ortodossi. Si torna al passato

«Giggetto, dove siete tu e Dibba?». Tale Giaco Mino scrive sulla bacheca Facebook di Luigi Di Maio e chiede conto del silenzio dei due usualmente prolifici front man del Movimento 5 Stelle. «Il tuo silenzio è assordante» insiste qualche post dopo Paolo Giovannini. Perchè da venerdì mattina, momento in cui sono scattate le manette per Raffaele Marra, il braccio destro di Virginia Raggi, i due non solo taciono ma, fatto ancora più insolito, sono del tutto inattivi su social e web.

Di Battista non si è neppure fatto vedere venerdì all’hotel Forum, di fatto la sede del Movimento quando Grillo è a Roma e utilizza la sala colazioni all’ultimo piano, vista sul Foro romano, come luogo di incontri e brain storm con i leader del Movimento.

Di Maio ha lasciato l’hotel venerdì sera tardi dopo un lungo vertice che nei fatti è stato un processo alla linea pragmatica dei due giovanotti in corsa per la leadership del Movimento e che da tempo hanno sposato una linea morbida – tv, presenze nei talk show, apertura alla collaborazione di soggetti esterni al Movimento nel governo della città – rispetto ai cosiddetti ortodossi che invece restano fedeli all’uno vale uno, al rigore e alla blindatura del regolamento 5 Stelle. L’altra Di Maio è salito in taxi, faccia scura e stravolta, sguardo nel vuoto abbagliato dai flash di telecamere e fotografi. L’immagine dello sconfitto a un passo dalla vittoria.

I resoconti dell’incontro superblindato raccontano di un vicepresidente della Camera muto per tutta la giornata, accusato dai colleghi in pellegrinaggio da Grillo – gli ortodossi Fico, Lombardi, Taverna, Morra, Ruocco che da tempo mal sopportano il protagonismo del giovane campano – di aver chiesto autonomia per la sindaca e di aver dato copertura politica al «raggio magico» mentre Marra accresceva il suo potere a Palazzo Senatorio giorno dopo giorno. L’attacco sui social La realtà dei social è ancora più dura.

L’ultimo post – venerdì mattina alle 2 – del vicepresidente della Camera rilanciava un punto del programma di governo su energia, smaltimento dei rifiuti e stoccaggio. I commenti sono feroci e al 90% polemici. «Ma come vuoi diventare presidente del consiglio se sei sempre sul pezzo su tutto ma poi sulle questioni importanti, dove governate, non rilasci dichiarazioni pubblicando post del cavolo!» scrive tale Giuseppe Ingenito.

E Gresia Orsini: «Perché non parla dell’arresto di Marra? È doveroso spiegare a tutti coloro che vi sostengono che state sbagliando tutto. Fanno bene poi, ad accusarvi di demagogia. Invece di spiegare il caos in Campidoglio, lei svicola da ogni interrogativo». Qualcuno chiede di «stare compatti accanto alla Raggi» perché «vittima di complotti». Ma la netta prevalenza dei commenti picchia durissimo. «Perché non fate votare alla rete se la Raggi si deve dimettere? – chiede Salvo Marchese – Fate votare solo quello che vi conviene e poi decidete la linea politica chiusi in una camera in tre. Fosse successo agli altri sareste scesi in piazza gridando le dimissioni. Siete peggio di tutti gli altri!!».

Non un bel clima. Sulla pagina Facebook di Di Battista non c’è la bacheca commenti. O meglio, sono legati ai post. E l’ultimo post del Dibba risale alle notte di venerdì in cui si compiace «per la complessa intervista su banche, Siria, reddito di cittadinanza, immigrazione» rilasciata a Piazza Pulita. «Giusto così – conclude – ci prepariamo a governare il Paese». Sei ore dopo, con le manette a Marra, è cambiata la prospettiva. E il Dibba si è inabissato. Il salvataggio di Virginia, seppur commissariata e senza più fedelissimi (tranne Frongia ma molto ridimensionato perchè è stato lui il primo vero contatto con Marra che se lo ingraziò quando era consigliere di opposizione diventando la sua guida negli sprechi del Campidoglio da cui il best seller “E io pago”) ha molti significati. Politici in generale e relativi al futuro del Movimento. Ma soprattutto rispetto agli equilibri interni.

Di Maio e Di Battista escono ridimensionati. Ma anche per il giovane Davide Casaleggio questo passaggio è più di un avvertimento. «E se poi viene fuori che Virginia non ha fatto nulla?» l’ha difesa ancora venerdì sera il giovane Casaleggio frenando sull’ipotesi di spingerla alla dimissioni. Fin dall’estate Di Maio e Dibba hanno sempre coperto la sindaca, prima nel caso Muraro (memorabile Di Maio che non aveva letto la mail in cui Raggi gli diceva che l’assessora era indagata), poi ai tempi delle dimissioni di massa ai primi di settembre (Raineri e Minnenna, e anche lì c’era la zampino di Marra), infine per la resistenza dello stesso Marra. Ma nel farlo, contro le ire degli ortodossi, Di Maio e Dibba sapevano di poter contare sull’appoggio del giovane Casaleggio innamorato quanto loro della dolce Virginia. Per i giovani leader è tempo, ora, di stare fermi un giro.

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