La guerra (sbagliata) degli ulivi

Opinioni

Il progetto ha un carattere strategico enorme. Porta lavoro, investimenti, tecnologia.

La storia degli ulivi pugliesi che vengono usati per fare opposizione alla realizzazione della condotta che porterà in Italia 9 mld di metri cubi di gas, aumentando la sicurezza energetica del nostro Paese e migliorandone quel ruolo di hub europeo del gas a cui aspira, è un concentrato di tutte le cose sbagliate che si possono fare. Il progetto ha un carattere strategico enorme. Porta lavoro, investimenti, tecnologia. Ha ottenuto tutte le approvazioni necessarie. Ha un impatto ambientale minimo essendo per la stragrande parte interrato come sono già interrati in Italia migliaia di chilometri di tubature per il gas.

Non ha controindicazioni valide. Ma quella parte d Italia che ha scelto di affossare il nostro Paese ha individuato subito nel metanodotto l’ennesimo immaginario mostro contro cui combattere. Ha usato tutte le armi messe a disposizione dall’incredibile guazzabuglio burocratico italiano, norme astruse, TAR, magistrati, ordinanze sindacali e tutto il resto, facendo già ritardare il progetto e oggi come ultima arma usa 200 ulivi che dovrebbero, badate bene, essere espiantati per poi essere nuovamente messi a dimora. Frapponendo cordoni umani alle imprese che devono lavorare. Gli altri paesi interessati ci guardano pensando che siamo matti.

In Puglia ci sono 60 milioni di ulivi. Ogni anno molti di essi vengono distrutti per vari motivi. La forestale pugliese denuncia abbattimenti illegittimi per migliaia di alberi ogni anno. Altri, vengono espiantati e venduti a caro prezzo alle ricche ville del Nord. L’intera zona è afflitta dall’abusivismo edilizio e da varie altra irregolarità. Ma i 200 ulivi, trattati per altro come preziosi gioielli, diventano la priorità delle priorità. Cordoni di attivisti si schierano a difesa dei vegetali e i lavori vengono ancora rinviati. Una follia.

Fra le varie stranezze spiccano i comportamenti delle Autorità locali. Sindaci che manifestano con fasce tricolori, non avendo evidentemente nulla di meglio da fare, prefetti titubanti che, anziché far rispettare la legge e il diritto, chiedono di soprassedere. Il Presidente della Puglia, Emiliano, completamene dimentico dei suoi doveri istituzionali, gioca tutte le parti in commedia, meno quella di chi deve fare rispettare la legge. Dopo avere frapposto ogni genere di ostacoli, anziché prendere atto delle decisioni assunte dalle autorità politiche e di vigilanza, a cominciare dal Governo e dal Ministero dell’Ambiente, si mette a capo dell’opposizione, strizza l’occhio ai 5 stelle, calpesta legge e diritto piegando la sua azione ai suoi interessi elettorali.

È insieme Presidente di una Regione, ex magistrato, esponente politico in corsa per la segretaria del PD, capo di fatto in Puglia dell’opposizione al Governo nazionale. Eppure dovrebbe ben conoscere la legge e i suoi doveri istituzionali. Ma queste sono le cose.

Domandarsi perché aumenti il divario fra Nord e Sud è a questo punto solo una domanda retorica. Non c’è investimento che in queste parti di Italia venga accolto con favore, determinazione e rapidità. I rappresentanti delle istituzioni assurgono a capi politici di avventure senza senso, si veda fra tutti il caso di De Magistris a Napoli. Salvo poi riprendere l’eterna lamentela. E occuparsi di ulivi, anziché amministrare problemi ben più seri che vedono le Regioni del Sud regolarmente all’ultimo posto.

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