La guerra sui vaccini

Opinioni

Da sempre i fondamentalismi sono contrari ai vaccini

La guerra fondamentalista contro i vaccini, di cui tanto si sta parlando in questi mesi anche in Italia, ha, tra le altre, una radice poco nota e un alleato insospettabile, che sembra lontanissimo e invece non lo è: Boko Haram e il fondamentalismo islamico. Come il suo nome stesso indica, Boko Haram considera un sacrilegio l’educazione occidentale e, come sappiamo, l’associazione si è resa colpevole di sanguinosi attentati che hanno mietuto moltissime vittime, di sequestri di giovani, il più noto quello delle studentesse di qualche anno fa ed è complice di una lotta meno nota: quella contro i vaccini.

La guerra contro i vaccini-antipoliomielite è dettata dalla credenza che le vaccinazioni occidentali in realtà servano a somministrare pericolose sostanze che provocano la sterilizzazione. In varie occasioni, a partire dal 2003, leader delle comunità musulmane nella Nigeria settentrionale hanno condannato, per questo motivo, i vaccini. Insomma, anche in questo caso si tratta di una enorme bugia che in realtà nasconde una lotta contro i valori dell’Occidente, su tutti la conoscenza e la scienza, additati come portatori di morte quando invece si tratta esattamente del contrario.

In realtà tutto quello che sfugge al controllo e alla sudditanza fondamentalista, tutto quello che libera le coscienze e le affranca dalla sudditanza psicologica, religiosa e ideologica viene fortemente combattuto.

Dalla fine degli anni ’80 del secolo passato è partita una campagna globale per l’eradicazione della polio, una malattia infettiva ormai debellata in gran parte del pianeta ma la cui persistenza in pochissimi paesi costringe l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e le autorità sanitarie di mezzo mondo a reiterare le vaccinazioni di massa. La battaglia contro questo male fortemente contagioso – che quando non uccide può portare alla paralisi o causare gravi invalidità – è stata molto efficace, se si pensa che nel 1988, anno in cui è partita la Campagna mondiale di eradicazione, i Paesi erano ben 125.

Il progresso della medicina e le campagne di vaccinazioni, che proseguono ancora oggi, in alcuni Paesi del Sud del mondo vengono bloccati da superstizioni e sospetti (mi verrebbe da dire: solo nei Paesi del Sud del mondo?).

Tra questi la Nigeria, paese dove l’associazione Boko Haram ha la sua prima costituzione, e che era stata coinvolta, in contemporanea con altri 19 Stati dell’Africa occidentale e centrale, nella colossale campagna di immunizzazione dalla poliomielite, il cui ambizioso obiettivo è stato quello di vaccinare oltre 85 milioni di bambini sotto i cinque anni.

In Nigeria, grazie all’Unicef, vennero vaccinati in soli quattro giorni ben 45 milioni e mezzo di bambini, con uno sforzo organizzativo senza precedenti. Nonostante ciò, insieme a Pakistan e Afghanistan, la Nigeria è uno dei tre Stati del mondo dove la poliomielite è ancora una malattia endemica proprio per l’opposizione locale dei movimenti fondamentalisti islamici (fino all’inizio del 2012 la lista comprendeva anche l’India) e in questi tre Stati la situazione è ancora complicata. Spesso sono i genitori stessi che, per paura, rifiutano il vaccino per i loro figli.

Nel 2012 in Pakistan si sono registrati 58 casi di poliomielite. E altri Paesi comunque sono ancora in stato di allerta. Ma non basta, l’opposizione al vaccino è divenuta in alcune zone violenta: in Pakistan, a dicembre del 2012 sei volontarie delle vaccinazioni sono state uccise tra Karachi e Peshawar.

La campagna, promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità, era appena iniziata: le autorità pakistane hanno deciso di sospenderla a Karachi. Ma questi sono solo alcuni dei numerosi episodi di quella caccia ai volontari anti-polio che ostacola l’impegno medico-sanitario di molte organizzazioni umanitarie in difesa dell’infanzia nel mondo.

In Nigeria, dopo la massiccia campagna di vaccinazione la polio era quasi stata debellata con pochissimi casi in quell’anno e il vero segreto del successo nella lotta era stato il massiccio ricorso alle vaccinazioni di routine. Il successo in realtà avrebbe dovuto e potuto essere completo. Così non è stato e anzi l’insorgere di nuovi focolai periodicamente minaccia la salute di milioni di bambini.

In un modo o in un altro la colpa è dell’islam radicale: perché proibisce le vaccinazioni credendole veleni per sterilizzare o uccidere i bambini islamici, oppure perché rende inaccessibili certe regioni, troppo pericolose perché gli operatori sanitari possano accedervi. I problemi sono sorti quando dal 2000 le autorità religiose e  civili di alcuni Stati del nord della Nigeria a maggioranza islamica hanno iniziato a fare campagna sistematica contro le vaccinazioni: convinte, senza nessun fondamento scientifico o di verità, che si trattasse di un complotto cristiano per avvelenare i bambini islamici o, in alternativa, di un piano ordito dagli Stati Uniti per renderli sterili e diffondere cancro e aids. In realtà era vero il contrario. Il fatto che ad alcuni bambini in quei villaggi siano state rifiutate le vaccinazioni e che un ceppo del virus sopravvissuto ne abbia colpiti alcuni ha poi provocato un incremento di casi del 30% in Nigeria, in 23 dei 35 stati della federazione, e quindi nel 2004 la polio si è ripresentata in 12 stati africani già dichiarati liberi dalla malattia.

In Somalia, ad esempio, la poliomielite era stata dichiarata sconfitta nel 2006, dopo tre anni senza nuovi casi accertati. Nel 2012, però, è ricomparsa a causa dell’impossibilità di vaccinare i bambini nelle regioni del Paese controllate dai jihadisti al Shabaab, il gruppo armato legato ad al Qaida, che l’Onu classifica tra gli ambienti più difficili e pericolosi al mondo per gli operatori umanitari.

Nel 2012 i casi registrati sono stati 223. Nei primi mesi del 2013 in Somalia e nel vicino Kenya, dove sorgono i campi profughi allestiti per i somali in fuga, ne sono stati individuati 181: la peggiore epidemia in un Paese in cui la malattia non è più considerata endemica, per fermare la quale è stato necessario uno sforzo disperato che ha messo a dura prova e spesso in pericolo il personale dell’Oms e delle organizzazioni non governative.

Nel 2005 il virus è ricomparso nella lontana Namibia, a dieci anni dall’ultimo caso. Nel 2005, molto probabilmente trasmessa alla Mecca, in Arabia Saudita, dove per il pellegrinaggio prescritto dall’Islam si incontrano islamici provenienti da tutto il mondo, la polio ha raggiunto l’Indonesia in cui dal 1995 non si erano verificati casi. Poi nel 2012 in Nigeria, per la prima volta, due squadre di volontari che stavano somministrando i vaccini a Kano, la capitale dell’omonimo Stato, sono state aggredite presumibilmente dai jihadisti Boko Haram. Gli attentati sono costati la vita a nove donne.

Ogni volta nuove campagne straordinarie di vaccinazione raggiungono milioni di bambini, anche decine di milioni, e arginano le epidemie: imprese eroiche realizzate grazie ai fondi messi a disposizione dall’Oms e alla buona volontà di migliaia di volontari disposti ad affrontare rischi e fatica, impegnati per giorni dall’alba fino a notte fonda. Ogni volta è una corsa contro il tempo: e tuttavia qualche altro bambino porta per tutta la vita i segni della malattia.

Nel 2016 sembrava che finalmente anche in Nigeria si fosse riusciti ad aver ragione del virus. Nel 2015 la polio, dopo un anno senza nuovi contagi, era stata dichiarata non più endemica e nel 2017, trascorsi tre anni dall’ultimo caso, il Paese avrebbe festeggiato la liberazione dalla malattia.  Invece lo scorso agosto, 2016, nello Stato del Borno devastato da Boko Haram, dove attacchi e attentati jihadisti hanno reso impossibile una regolare assistenza sanitaria, sono stati scoperti due casi seguiti da un terzo a settembre.

Il 26 agosto è iniziata una campagna straordinaria di vaccinazione destinata a un milione di bambini del Borno e ad altri cinque negli Stati federali confinanti per abbattere il focolaio. Poi toccherà ai bambini dei Paesi vicini: Niger, Camerun, Ciad e Repubblica Centrafricana. Sperando che basti e sperando che sia portata a termine, molti volontari dell’OMS e delle associazioni internazionali rischieranno la vita consci del rischio.

Perché ho riportato queste storie e questi fatti? Sembrano racconti incredibili, limitati a luoghi e popoli soggetti a fondamentalismi religiosi, lontani dai nostri valori e dal potere liberatorio della scienza e della conoscenza, e invece un altro genere di fondamentalismo comincia a farsi strada nel mondo, nel nostro mondo, libero e occidentale.

Tali sono, a mio parere, le forti tendenze anti sistema, fondamentaliste, abilissime a mescolare sospetto e scontento, abilissime a confondere i piani, economico e culturale. Abilissime a manipolare disinformazione facendo leva sulla paura col tramite delle nuove tecnologie nell’occidente civilizzato. Abilissime a porsi esse stesse come fede e a fidelizzare eserciti di adepti, facendo leva sulla crisi o sugli errori, reali, evidenti, delle élite. Ma possono l’errore delle élite o la paura dell’inganno, o il sospetto dell’imbroglio massimizzarsi a tal punto da sconfiggere la fiducia della scienza?

Che, attenzione, non è fede, proprio in quanto scienza è progressivamente confutabile. Una cosa è confutare per progredire un’altra confutare per negare, ad ogni modo non può barattarsi con la salute delle persone. Specialmente quando si tratta di scelte individuali che hanno pesanti implicazioni collettive. Boko Haram, credenze religiose, paesi del Terzo Mondo, …sembrano racconti incredibili e lontanissimi a noi eppure quando leggo delle posizioni contro i vaccini che vanno prendendo piede anche nel nostro paese, mi viene da raccontare a una ad una delle persone che manifestano dubbi nella scienza fatti come questi.

Le paure senza fondamento, complice la resa verso la scienza, possono metterci un attimo a divenire fondamentalismi e come tali agire potentemente schiavizzando le menti. Fondamentalismi religiosi o laici poco conta, la guerra contro i vaccini è dettata dalla credenza non da evidenze empiriche o statistiche. Non solo nei Paesi del Terzo mondo, ma anche in quelli del primo e del secondo. Obiettivo? Tenere sotto scacco le persone, non liberarle. Si tratta di banali ma potenti quanto temibili strumenti di potere.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli