La lezione tedesca per Salvini e Meloni

Opinioni

Dopo il voto in Germania il centrodestra appare destabilizzato

L’exploit di Alternative für Deutschland ha destabilizzato il centrodestra italiano: Salvini e Meloni, galvanizzati dall’irresistibile avanzata internazionale della destra sovranista, sembrano voler prendere il largo da Berlusconi, che dal canto suo ha manifestato la decisa volontà di muoversi entro il solco del popolarismo europeo (… Quello di Angela Merkel, per intenderci).

Se e come i due fronti si coalizzeranno dipenderà anche e soprattutto dalla legge elettorale – il Rosatellum bis, se approvato, renderebbe appetibile l’ipotesi di una coalizione: i parlamentari eletti in quota maggioritaria sarebbero circa un terzo per ciascuna camera – ma a prescindere dalle convenienze meramente strategiche si tratterebbe di un matrimonio assai forzato.

Ne sono consapevoli, prima di chiunque altro, gli stessi protagonisti.

Berlusconi, infatti, sembra aver portato a compimento una suggestiva metamorfosi da “pericolo per la democrazia”, quale fu impropriamente e pigramente definito da molti negli anni di antiberlusconismo radicale, ad argine centrista del populismo di destra; con la complicità del tempo (alla vigilia dei suoi 81 anni e nonostante la permanenza nell’arena politica, si appresta ad essere “storicizzato” e dunque a essere visto da una prospettiva non-demonizzante) e dello scenario nazionale e internazionale (i pericoli per la democrazia, oggi, sono ben più realistici), è riuscito a riposizionarsi al centro e a risultare credibile nell’adozione di un registro “mazziniano”.

Al di là della sua sorprendente resilienza e della longevità politica più unica che rara, va comunque detto che la proporzionalizzazione del sistema elettorale e l’ingresso di Grillo nello scenario politico hanno giocato un ruolo fondamentale nella sua ennesima resurrezione.

Salvini e Meloni, dall’altro lato, osservano sognanti i successi della nuova “internazionale nazionalista”: la radicalizzazione dei toni – a Pontida, Salvini ha dichiarato, fra le altre cose, di voler lasciare briglia sciolta alla polizia nella repressione del crimine – e gli endorsement alle destre antisistema degli altri Paesi provano la loro spasmodica ansia di salire sul treno della storia e fare il proprio ingresso nelle istituzioni nazionali per la prima volta autonomamente, e non quali forze accessorie di un partito che li traini o “sdogani”.

Nel loro caso, a differenza che per Berlusconi, la nascita del Movimento Cinque Stelle è stata poco propizia. Grillo ha sottratto loro la possibilità di monopolizzare l’offerta di forze antiestablishment, pescando consensi, oltreché fra gli astenuti, anche fra “nostalgici” e fascisti a propria insaputa (tali sono numerosi grillini verbalmente violenti, antiparlamentaristi e ostili alla stampa) che in sua assenza avrebbero giurato fedeltà al tandem lepenista Lega – Fratelli d’Italia.

Questo è, attualmente, lo stato delle cose a destra. I grandi rassemblement liberal-conservatori allestiti durante gli anni del bipolarismo, quando i rapporti di forza erano chiari e non c’erano dubbi su chi dovesse esercitare la leadership, erano comunque instabili ed esposti al rischio di ribaltoni; oggi che, come si è detto, il sistema è grossomodo tripolare e che forti pulsioni neonazionaliste hanno restituito vocazione maggioritaria e autostima alle destre populiste di tutto l’occidente, quella italiana inclusa, una coalizione simile apparirebbe troppo eterogenea, raccogliticcia, velleitaria.

Certo, Berlusconi è sempre stato un formidabile mediatore, e molte incompatibilità ideologiche e soprattutto programmatiche (alcuni eccessi altro non sono che enfasi propagandistica) potrebbero essere smussate in un’ottica compromissoria: la prospettiva di “nazionalizzare” le coalizioni locali, il più delle volte vincenti, potrebbe far gola a tutti, specie se il sistema elettorale avrà dei correttivi maggioritari.

Anche su questo, sulla concreta realizzabilità di un unico centrodestra, si misurerà la capacità di resistenza della diade tradizionale destra-sinistra, sempre più indietreggiante al cospetto della dicotomia fra società aperta e inclusiva e società chiusa.

 

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