La memoria dell’ebraismo italiano. Un patrimonio comune al MEIS

Religioni

Più che un museo statico, con dipinti e altre opere d’arte, il MEIS sarà un laboratorio di idee, di progetti, ben diverso dai musei che siamo abituati a visitare

Ferrara del Giardino dei Finzi Contini e degli Occhiali d’oro, Ferrara del ghetto e delle sinagoghe, Ferrara della festa del libro ebraico: non poteva che sorgere qui, il MEIS, visitato ieri, nella tappa del Treno Pd, dal segretario Pd Matteo Renzi, accompagnato dal ferrarese Dario Franceschini, ministro dei Beni Culturali.
È un museo particolare, il MEIS. L’acronimo sta per Museo nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, ed è una struttura ‘work in progress’. Progettato nell’ex penitenziario di via Piangipane (dove venne imprigionato nel 1943 lo scrittore Giorgio Bassani), nel 2011 ha avuto la sua prima inaugurazione con l’apertura della Palazzina, mentre il prossimo 14 dicembre, nei giorni della festa ebraica di Hanukkah, sarà messo in funzione l’edificio principale e inaugurato il nuovo percorso espositivo “Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni”, con oltre duecento oggetti, molti dei quali preziosissimi, fra cui venti manoscritti, sette incunaboli e cinquecentine, diciotto documenti medievali.
Più che un museo statico, con dipinti e altre opere d’arte, il MEIS sarà un laboratorio di idee, di progetti, ben diverso dai musei che siamo abituati a visitare. È al tempo stesso un luogo dolente della memoria ma anche speranza del presente e testimonianza di quanta parte abbia avuto nella storia d’Italia questa piccola eppure sempre sovresposta minoranza.
“Questo museo – ha ricordato Franceschini durante la visita – nasce da una proposta di legge parlamentare del 2003 e poi il progetto è partito e durante il governo Renzi lo abbiamo finanziato interamente”. Renzi ha evidenziato come “per l’Italia la presenza degli ebrei sia stata un punto di riferimento preziosissimo e fondamentale e che in un tempo nel quale la superficialità si taglia a fette, ribadire con forza i principi di fondo sia un dovere morale, civile ed etico della politica. “Da primo ministro – ha rammentato – alla Knesset dissi, a nome del governo, che Israele ha il diritto e il dovere di esistere e ciascuno di noi è debitore di una grande gratitudine”.

Vedi anche

Altri articoli