La metro che vorrei (è un modo di pensare)

Opinioni

Nella città che vorrei, mi piacerebbe che finalmente le barriere architettoniche e sensoriali non siano solo inutili orpelli, ma si capisca che sono ciò che limitano la nostra libertà di movimento e di cittadinanza

Scendendo di casa ho avuto una sorpresa: i lavori per l’ammodernamento delle scale della metro A erano terminati. “Wow!” Ho pensato ingenuamente.

Ma le sorprese non erano finite: quella che si parava davanti, infatti, erano una serie di scalini. Nuovi di zecca. Ora, le fermate della metro di Roma sono inaccessibili praticamente per definizione, tranne qualcuna, sono quindi abituata a considerarla un mezzo di trasporto a metà. Eppure in campagna elettorale tutti parlano di abbattimento delle barriere architettoniche e noi ci crediamo, ci illudiamo, ci speriamo.

Quello che però stupisce oggi è che questi gradini non sono retaggio di un vecchio progetto, bensì siano il risultato di un rifacimento appena terminato. Nel 2017. Con buona pace di tutte le battaglie per l’inclusione, i proclami sull’uguaglianza e ‘le città a misura di…’

Nella nuova stazione nessun ascensore in più, solo gradini su gradini. Quanto sono lontani i tempi in cui a Berlino, Vienna, Lipsia vivevo da sola in piena autonomia (più di 8 anni fa!). E non ditemi che sia una questione di soldi, che il Comune ha le casse vuote. Qui non è una questione di risorse, i lavori di manutenzione si sono fatti. Il problema è il ‘come’.

Altri, diranno che ci sono gli scotter che consentono alle persone in carrozzina di salire e scendere i gradini. Senza considerare una serie di ma. Innanzitutto, va bene solamente per le carrozzine e non per le persone anziane, i disabili deambulanti, le mamme con i passeggini  e poi, comunque, queste apparecchiature necessitano di personale che li facciano funzionare con una chiave. E, soprattutto, dovrebbero essere protetti per essere vandalizzati.

La città che vorrei non è solo un sogno. È una delle città in cui ho vissuto, in cui ero libera. A Roma devo chiedere aiuto anche solo per uscire dal cancello di casa.
Nella città che vorrei, mi piacerebbe che finalmente le barriere architettoniche e sensoriali non siano solo inutili orpelli, ma si capisca che sono ciò che limitano la nostra libertà di movimento e di cittadinanza.

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