La necessità di agire insieme

Opinioni

Le tecnologie hanno cambiato in meglio la nostra vita, ma forse è venuto il momento che la politica mondiale ritrovi la sua autorevolezza e non abbia paura di fissare delle regole

Come al solito da domani non se ne parlerà più, secondo la prassi di una società che sembra ormai una pista da circo: fatto un numero ne entra un altro. Ma vorrei, per un attimo, invitare a riflettere su quello che è accaduto venerdì in novantanove, dicasi novantanove, Paesi del mondo. Degli hacker, usando un software rubato alla agenzia di spionaggio elettronico degli Usa, sono entrati nei siti di ospedali, università, centrali telefoniche delle diverse nazioni, ne hanno impedito la funzionalità e hanno chiesto un riscatto in bitcoin, la moneta digitale al centro di traffici vari, per tornare a far utilizzare i dati ai legittimi proprietari. Fermi un attimo. Rileggiamo la notizia, sezionandola.

Dunque: esistono delle persone in grado di entrare nei pc di mezzo mondo. Esistono dei centri statali che organizzano software per guerre elettroniche. Queste istituzioni sono però perforabili tanto che i loro software possono essere rubati. Qualcuno, usando quei programmi, è in grado di bloccare luoghi nevralgici come ospedali o centrali delle telecomunicazioni. Infine esiste una moneta che non esiste, i bitcoin, che circola come alternativa al sistema monetario. Serve altro?

Qualora servisse possiamo aggiungere che alcuni paesi come Usa, Russia, Cina, Corea del Nord, Israele, e chissà quanti altri hanno, come ha scritto ieri Guido Olimpo sul Corriere della Sera, la capacità di «scardinare, rubare dati, creare problemi tecnici e sabotare». E di questi interventi abbiamo trovato traccia recente anche nella politica, con gli interventi degli hacker nelle elezioni americane e in quelle francesi. Più prosaicamente, in uno scenario di provincia alla Piero Chiara, da noi dei tipi da spiaggia hanno pensato bene di raccogliere e pubblicare i dati delle persone che su Facebook si erano dichiarate single. Si possono aggiungere le fake news o le fotografie ad alto impatto emotivo fatte girare ambientandole in un luogo e che poi si scopre essere state scattate dieci anni prima, altrove.

Le tecnologie sono una meraviglia, hanno cambiato in meglio la nostra vita. Ma forse è venuto il momento che la politica mondiale ritrovi la sua autorevolezza e non abbia paura di fissare delle regole. Come si sono fatti, dio solo sa a quale fatica, dei trattati per la non proliferazione nucleare credo si dovrebbe fare qualcosa di simile per le guerre elettroniche. Il mondo non può dirsi sicuro se circolano, con la possibilità di essere rubati, programmi capaci di impedire la funzionalità di servizi essenziali. Venerdì sono stati bloccati ospedali. E se un domani fossero manipolati i dati del controllo del traffico aereo o quelli che regolano la mobilità dei treni? E se si fosse in grado di provocare black out dell’energia? O se alterassero, come hanno dimostrato di poter fare entrando nella banca Russa, i mercati finanziari?

Il mondo contemporaneo dipende dalle tecnologie. Sono la sua regia, la sua memoria, la sua conoscenza. È un sistema meraviglioso e fragile. La sua natura sistemica e globale, la sua permeabilità rendono la civiltà esposta oggi a rischi enormi.

Per questo torna attuale il tema che tanto tempo fa, essendo scambiato per un visionario, lanciò Enrico Berlinguer: «il governo mondiale» come unica forma di equilibrio della globalizzazione. Altro che sovranismo e nazionalismo. Ci vuole la capacità e l’intelligenza di tutti per capire che esiste una comunità di destino che unisce il mondo. Se non vogliamo essere schiavi di chi può minacciarci dobbiamo reagire . E possiamo, dobbiamo, farlo insieme. Parola della quale faremo bene a riscoprire la bellezza.

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