La più grande opera pubblica è rammendare il territorio

Opinioni

Occorre tornare a pianificare, ma prima uscire dall’emergenza. Un Paese normale dovrebbe fare così

Prima di iniziare nuove infrastrutture bisogna finire quelle già iniziate.
Governo e Anas sono al lavoro per sbloccare tanti cantieri. Dopo anni di chiacchiere finalmente si percepisce concretezza in molte situazioni. Nonostante ciò è ancora difficile immaginare nuove infrastrutture, come il Ponte sullo Stretto di Messina, perché le “cattedrali nel deserto” costruite nel passato sono tante . Sono state sotto gli occhi dei cittadini per trent’anni e in questi ultimi, segnati dalla crisi economica, sono diventati ancora più visibili. Le promesse tradite sono diventate opportunità mancate per il lavoro e lo sviluppo del Paese. Dopo anni di recessione, finalmente, con il governo Renzi siamo tornati a vedere il segno più in tanti indicatori. La ripresa è ancora debole, si deve fare di più, ma si è invertita una tendenza. Sicuramente il tema delle infrastrutture è essenziale per tornare a crescere. E crescere bene e meglio.

Oggi, però, la più grande opera pubblica è rammendare il territorio: la manutenzione e la cura, a cominciare dalle strade, la prevenzione del dissesto idrogeologico, dal centro alle periferie. La speranza è che Governo e Parlamento prevedano nella nuova Legge di Stabilità misure e risorse importati per sbloccare tanti piccoli cantieri in tutta Italia. Una possibilità potrebbe essere, per esempio, lasciare agli Enti Locali, a cominciare dalle Aree Vaste provinciali che assolvono a funzioni che non possono essere ricondotte alle Regioni e ai Comuni, la possibilità di investire le risorse della Rc auto per la viabilità. Anziché vederle prelevate dallo Stato come accaduto negli ultimi anni. D’altronde la viabilità è un servizio fondamentale per cittadini e imprese da un punto di vista economico e sociale. Una condizione essenziale per garantire sicurezza alle persone soprattutto per chi vive nelle aree interne dell’Italia. Luoghi meravigliosi, ma fragili. Oggi è sempre più difficile creare le condizioni per una ordinaria manutenzione delle strade. La situazione è critica, ovunque. Più tempestivamente si interviene e meno è la spesa per la sistemazione delle buche, più si trascurano i problemi e tanto più col tempo aumentano i costi per ripristinare le condizioni. Investire oggi significa risparmiare domani. Occorre tornare a pianificare, ma prima uscire dall’emergenza. Un Paese normale dovrebbe fare così, ma nel tempo in Italia la normalità, purtroppo, è diventata qualcosa di straordinario.

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