La scelta di Prodi e la “sinistra del dopo”

Opinioni

Chiunque prevalga ci sarà molto da fare: un Paese da ricomporre, un centrosinistra rinnovato e civico da ricostruire, un PD da cambiare

P rodi è uno statista. Io sono una semplice donna di sinistra che ha avuto qualche fortuna, compresa quella di vivere la politica col privilegio di ricoprire nel tempo alcune funzioni. E con le radici in una città, Milano, che ti aiuta a capire le cose sia nella buona che nella cattiva sorte.

Ieri mattina, leggendo sull’Unità le parole del Professore, mi sono sentita più in compagnia nel mio “Sì malgrado”. L’avevo maturato quel Sì problematico condividendo l’impegno di Cuperlo e il suo tentativo di ridurre le distanze sulla fine dell’Italicum e il modo di elezione dei senatori, regole importanti per la rappresentanza. Ma anche per la tristezza di un flash che domenica notte mostrasse i 5 Stelle o peggio Salvini nelle piazze a brindare.

Lo confesso, per me questo è un allarme serio che non mi impedisce di scorgere la convinzione di amici e compagni del No, a cui mi legano percorsi di una vita e stima. Però, con la stessa sincerità, temo che quel presidio possa non avere la forza di invertire un vento destinato a gonfiare le vele delle destre.

Detto ciò, ai miei occhi resta imperfetto un referendum che ha finito col dividere il campo del centrosinistra. Credo di conoscere una parte della nostra gente che oggi si sente ferita da un clima di incomunicabilità e reciproche durezze. Allora una domanda rimane. Ed è come siamo arrivati qui. Certo per colpa delle destre e qualche errore di tutti. Mi ci metto anch’io con tutta l’umiltà del caso. Ma la responsabilità principale rimane nel Governo e in chi lo guida.

Resto convinta che questa riforma, se si fosse avuto uno stile più saggio e aperto verso chi avanzava rilievi e proposte sarebbe stata più coraggiosa e condivisa. Aggiungo che non era obbligatorio brandire il referendum come un plebiscito, o come una sciabola tra il bene e il male, tra un passato da denigrare per intero e un futuro da glorificare a prescindere. Ora il dovere è ridurre il rischio che a pagare, qualsiasi sia il risultato, siano sempre gli stessi, magari gli ultimi e i più soli.

Anche per questo, e prima di conoscere come questa vicenda finirà, a Milano assieme a Pisapia, Cuperlo, Lo Giudice e al direttore di questo giornale, con altre e altri abbiamo provato a immaginare la “sinistra del dopo”. Un inizio, siamo solo ai titoli di un brogliaccio da scrivere in tante e tanti e con protagonisti diversi. Sento l’obiezione di alcuni, dopo, se ne parlerà dopo. E invece mi permetto di ribattere che una certezza c’è già.

Chiunque prevalga, in quel dopo ci sarà molto da fare. Un Paese da ricomporre, un centrosinistra rinnovato e civico da ricostruire, un PD da cambiare. Se posso, con una immagine che spero non appaia irriverente, direi così: se papa Francesco 500 anni dopo si è recato in Svezia a ricucire lo scisma protestante e con straordinaria semplicità ha detto “ripariamo i malintesi”, allora forse non dovrebbe essere impossibile rimescolare e fare incontrare una sinistra creativa, e magari senza attendere cinque secoli. Però questa volta per riparare i cocci non basterà qualche accordo tra ceto politico, qualche figura spostata di ruolo o un abbraccio tra leader ad uso mediatico.

Servirà una partecipazione vera dal basso, un movimento di idee, bisogni, speranze da cui scaturiscano proposte e un sentimento comune. Lo scrivo perché già alle amministrative avevamo smarrito la fiducia di un popolo che non si sentiva rappresentato nell’asprezza di una crisi che tra le sue vittime rischia di travolgere il senso della democrazia per milioni di persone. Se manca il lavoro e le diseguaglianze diventano immorali non è scontato che il conflitto prenda la strada desiderata. E anche Trump e Orban, o i muri che risalgono sono parte di una storia tutt’altro che conclusa e certa nel suo sbocco. Quindi, a proposito di Lund e di quel dialogo religioso, forse mai come oggi una nuova sinistra –dentro e fuori il PD –più che l’ortodossia dovrebbe riscoprire il gusto di qualche eresia.

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