La sfida socialista di Pittella e il destino possibile della nuova Europa

Opinioni

Nella sfida tra Tajani e Pittella si gioca il futuro dell’Europa

In Europa c’è una strada che mi voglio ricordare. Così canta Ivano Fossati nella sua bella e luminosa “Last Minute”. Se pensiamo alle parole “strada” ed “Europa” la sola immagine che ci viene in mente è quella del bivio. Il bivio, per chi scrive, è la migliore metafora della vita politica, soprattutto in questi tempi in cui i populismi sono al governo e la post-verità ha preso il posto dei fatti.

Il bivio è anche l’immagine migliore per descrivere come l’Istituzione comunitaria democraticamente eletta, il Parlamento con due sedi e bar che non sanno fare i caffè, a meno che voi non siate nati fuori dal bel paese.

Rocco Scotellaro, sindaco socialista e poeta contadino, racconta così il bivio:” Ecco che uno si distrae al bivio, si perde. E chi gli dice “Prendi questa” e chi “Prendi quest’altra”. E uno resta là, stordito. Aspetta che le gambe si muovano da sole.” ( “Uno si distrae al bivio”, raccolta di racconti di Scotellaro, pubblicata da Basilicata Editrice nel 1974 con prefazione di Carlo Levi.).

La metafora del bivio, del poeta lucano Scotellaro, ci può aiutare a comprendere meglio la competizione in atto per la presidenza del Parlamento europeo. Capiamoci, la sfida riguarda principalmente le due grandi famiglie politiche europee, i popolari ed i socialisti, che mettono in campo due uomini che della vita delle istituzioni europee ne conoscono bene la storia ed hanno una chiara idea del loro futuro.

La sfida sta esattamente qui: quale futuro per l’Europa e per le sue istituzioni può determinare questa rinnovata sfida? Aggiungiamo anche che a rappresentare le due famiglie politiche ci sono due italiani: Antonio Tajani, per il PPE, e Gianni Pittella, per i Socialisti e Democratici.

Se la candidatura di Tajani sembra essere più forte, lo dicono i numeri dei popolari in assemblea, quella di Pittella rappresenta sicuramente un tentativo non facile e nemmeno così scontato.

L’attuale capogruppo dei socialisti e democratici, rieletto di recente all’unanimità per la guida dei parlamentari S&D, spiega così le ragioni della sua candidatura: “La mia è una candidatura di cambiamento. Una candidatura che offre una risposta all’esigenza di aprire una nuova fase nel Parlamento europeo e nelle istituzioni comunitarie. Perché? Semplicemente perché il mondo del 2014, ad inizio legislatura, non è più lo stesso e sarebbe da stolti continuare con la stessa formula che in questi anni ha governato il Parlamento: la cooperazione legislativa con i Popolari. Il mondo è cambiato con la vittoria di Trump. L’Europa è cambiata con la Brexit, la crisi migratoria, la grande crisi di popolarità delle istituzioni, l’avanzamento delle forze xenofobe e radicali in tutta Europa, la fine del governo Renzi. Il risultato più evidente di questa nuova fase è la fine della cosiddetta cooperazione legislativa con il PPE. Indipendentemente dal risultato di questa elezione, non vi è alcuna possibilità di ripristino“.

E ancora: “L’agenda sociale, l’Unione energetica, la garanzia giovani, lo sviluppo sostenibile e il cambiamento climatico, saranno considerate come questioni chiave nel mia Parlamento e spingeremo la Commissione a legiferare su questi temi fondamentali per il futuro delle prossime generazioni. Come presidente, insisterò duramente con Juncker perché modifichi il codice di condotta per i commissari al fine di evitare nuovi casi Barroso e Kroes. Tutto ciò dovrà cambiare di pari passo con gli sforzi sulla trasparenza e sulla lotta contro la frode e l’evasione fiscale in Europa. Mi candido per cambiare lo status quo, per cambiare questa Unione europea e salvare così l’Europa“.

Chi lo conosce, sa benissimo quale sia il peso specifico di queste sue parole. Mai banali, mai vuote. Chi lo ha apprezzato in questi anni, e per sua fortuna sono in tanti, sa che le sfide che Pittella intravede non sono solo le sue personali, ma appartengono a tutti noi. La sua sfida è pura, diciamocelo con franchezza.

Pittella è tra i leader politici di una delle due più importanti famiglie politiche del vecchio continente, non ha certo bisogno di aggiungere altre spillette alla sua carriera politica iniziata a Lauria (in provincia di Potenza) e arrivata fino a Bruxelles, senza mai perdere di vista le proprie radici e quell’umanità della provincia che lo racconta meglio di ogni altra narrazione, e che racconta moltissimi di noi.

E’esattamente questa umanità pulita ed orizzontale, in cerca di diritti ed opportunità, a cui Pittella si rivolge ogni volta che dall’emiciclo prende la parola. E’ agli ultimi ed ai penultimi che il suo quotidiano e costate lavoro ha parlato. Per tutelarli, per costruire politiche a sostegno del loro futuro, così come un vero socialista e democratico dovrebbe fare.

Che senso avrebbero le sue dichiarazioni, seguite dai fatti, contro l’austerità e le scelte senza cuore dell’Europa dei burocrati e dei falchi? A chi, interessato alla proprio destino politico, converrebbe mettersi contro Angela Merkel e Wolfgang Schäuble? A chi gioverebbe portare avanti battaglie parlamentari, e vincerle, a sostegno della Grecia, già data per morta da tutti quanti?

La sfida per la leadership dell’europarlamento ha dentro di sé anche questi fattori e non solo un gioco democratico tra parti che si contrappongono. Ma questa elezione ci da anche la percezione netta e chiara di come in questi ultimi anni il ruolo dell’Italia sia cambiato, a Bruxelles. Da paese di cui veniva deriso il proprio presidente del consiglio, scena che ha fatto male a tutti, compresi i non sostenitori dell’allora Governo, a player determinate, capace di dettare l’agenda comunitaria e di potersi giocare la prossima presidenza di quel parlamento con doppia sede, con bar che fanno un pessimo caffè, e che ha il dovere di tornare ad interessarsi dei problemi reali ed urgenti dei cittadini europei.

La scelta di Pittella, qualora dovesse risultare vincente, sarà una prima importante rivoluzione per il grande palazzo di vetro di Rue Wiertz, in preda al rumore bianco dei populisti, che ha dimenticato il suo passato e che non riesce più a guardare più negli occhi il proprio futuro. Con lenti nuove. Con maggiore coraggio.

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