La sicurezza è di sinistra

Opinioni

Il nuovo caso di cronaca riapre il dibattito sul tema della sicurezza

“Non sono un eroe, non sono un modello, non voglio essere un simbolo per nessuno. Non voglio che si spari in mio nome, né in Veneto, né in Sicilia». Sono parole di Graziano Stacchio, il benzinaio che oltre due anni fa uccise in provincia di Vicenza un rapinatore, davanti al suo distributore. Dopo un procedimento, la Procura ha archiviato la sua posizione, riconoscendo che Stacchio aveva agito per legittima difesa. Sulla base di leggi vigenti, che peraltro erano state modificate, in questa materia, proprio da un Governo di centrodestra e da un ministro leghista.

Appena una decina di anni fa. Queste parole, sofferte e civili, mi sono tornate in mente venerdì, davanti alla tragedia di Casaletto Lodigiano dove il ristoratore Mario Cattaneo ha ucciso uno dei rapinatori che di notte erano penetrati nel suo locale, sottostante l’abitazione di famiglia. Mi sono tornate in mente, le parole sofferte e civili di Graziano Stacchio, davanti alle prevedibili e sguaiate dichiarazioni leghiste e della destra lepenista di casa nostra, che si sono avventati sulla tragedia di Casaletto come avvoltoi. Senza se e senza ma: la legittima difesa, anche con le armi, è sempre legittima per loro. Credo che non si debba sottovalutare la pericolosità di queste posizioni, che rispuntano sempre, sull’onda di drammatici fatti che colpiscono i cittadini, preoccupano l’opinione pubblica, aumentano il senso di insicurezza percepita. Non vanno sottovalutate, queste posizioni, perché sono parte fondamentale di una china lungo la quale nelle società contemporanee, nel tempo delle paure e delle insicurezze, stanno estendendosi e prevalendo risposte semplificate, che su queste paure e su queste insicurezze penetrano senza anticorpi. Io penso che una società democratica debba irrrobustire gli anticorpi. Ha ragione chi dice che la sicurezza è di sinistra. Non possiamo sottovalutare il clima che si vive nelle nostre comunità, davanti a minacce legate alla criminalità, alla microcriminalità, a reati di particolare allarme sociale.

Non possiamo, non dobbiamo sottovalutare neppure l’evoluzione del reato di furto in abitazione: un tempo, davanti alla luce accesa che attestava la presenza dei proprietari o degli inquilini in una casa, i malviventi si davano alle gambe. Oggi è diverso. Non ci si ferma davanti alla presenza di persone che vivono in quella casa. Che, svegliate magari nel cuore della notte dalla presenza di ladri, magari con una torcia davanti al viso, reagiscono con terrore. Pensando a se stessi, all’incolumità dei propri familiari, dei propri figli piccoli che dormono nella stanza accanto. E, se hanno un’arma, è possibile che la impugnino, per difendersi.

Io credo, noi crediamo che ci siano casi come questi nei quali si possa e si debba parlare di legittima difesa. La legge già lo prevede. Si possono irrobustire tutele a favore di cittadini che si sono trovate in questi casi? Certo, ed è la linea che il Pd ha tenuto e tiene e che confermiamo. Quello che è intollerabile, da respingere sia sul piano civile che su quello della civiltà giuridica, è ogni cancellazione della proporzione tra il fatto e la reazione. Abbiamo detto quando è giusto parlare di legittima difesa. Ma è giusto reagire con le armi quando non c’è gravissimo e reale pericolo? È giusto sparare quando un ladro, scoperto, fugge? È legittimo sparare per colpire uno che prova a entrare nel tuo giardino e che vedi da lontano? Sono esempi, che non si riferiscono ai fatti di questi giorni (la cui dinamica sarà accertata da magistratura e forze dell’ordine). E, a proposito della magistratura, è del tutto inaccettabile – come i Salvini pretenderebbero – togliere al giudice la prerogativa di decidere sui fatti avvenuti. Sarebbe barbarie. Infine, è da rifiutare il messaggio implicito che certe posizioni portano con sé: «Cittadini, armatevi». È un messaggio inquietante, una resa alle paure reali e percepite. Nei paesi dove l’uso delle armi è dilagato, come negli Stati Uniti, sono sotto gli occhi di tutti le conseguenze, sia nella vita sociale che in quella familiare. E poi, sicurezza non significa solo reazione. Significa più Stato, non meno Stato. Più forze dell’ordine su strada. Più vita nei quartieri e nelle periferie. Più illuminazione nelle strade. Riqualificazione delle periferie, come abbiamo iniziato a fare: più aggregazione, più centri sportivi, più teatri, librerie, più vita. Significa contrasto alla povertà, all’emarginazione. E, nelle scuole, più educazione alla legalità.

Lo ripetiamo ancora una volta, senza pretendere di farci capire dai Salvini in giro: un libro, per la sicurezza, può essere molto più efficace di u n’arma. Ecco perché, anche per questo, il tema della sicurezza appartiene a pieno titolo alla sinistra.

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