La Signora Guidi

Opinioni

Dalle intercettazioni emergono linguaggi e modi di fare che non c’entrano con la lotta politica

 

Si potevano nutrire dubbi sull’opportunità che una dirigente di Confindustria andasse a fare il ministro dell’Industria. Si potevano avere perplessità sui risultati da lei ottenuti in questa veste. Quello che non si sospettava però, di Federica Guidi, era un modo di fare – come definirlo? – spiccio, brutale, volgare.

Dalle carte con le sue intercettazioni infatti emergono tratti più da Goodfellas che da ministro della Repubblica. Parole che escono da una bocca incorniciata nel visetto paffuto da prima della classe ma che non sono esattamente a modo: tipo “non mando a puttane un pezzo della mia roba per fare un favore a quel clan lì, perché sono dei figli di puttana” e il suo vice De Vincenti è “un pezzo di merda” (citiamo da Laura Cesaretti, Il Giornale). Il “clan” viene definito altrove, sempre dalla Guidi, “combriccola” o “quartierino” e non è difficile capire che ce l’abbia con colleghi di governo: “Sai chi lo ha messo lì Padoan: Innocenti, l’hai capito chi glielo ha messo Padoan? Sempre quel quartierino lì. Oltre al fatto che si conoscono perché andavano a scalare insieme da vent’anni, lui De Vincenti e Padoan…” (Fiorenza Sarzanini, Corriere della Sera)

Qui non accenniamo al rapporto dell’ex ministro con questo personaggio – il famoso “fidanzato”, compagno, praticamente marito – questo Gianluca Gemelli, anche lui volgarotto, uno che in una telefonata allude a “fotografie di Delrio” con gente strana. Ma ci domandiamo: che roba è, questa? Che modo di fare politica è? A che punto arriva l’accecamento di interessi personali o anche politici se si disprezzano in quel modo i colleghi di governo?

Nessuno è nato ieri e si sa che la politica è quello che è. Senza arrivare alla definizione della politica come “sangue e merda” evocato a suo tempo da Rino Formica, è inutile fare le anime belle e scandalizzarsi per la durezza della lotta politica. Però qui più che lotta politica sembra di assistere a una rissa di quartiere. Pardon, di quartierino.

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