La tempesta perfetta sulla politica italiana

Politica

Abbiamo molto da raccontare delle cose fatte e molto ancora di più da fare in futuro

Una tempesta perfetta si è abbattuta sulla politica italiana. Nel tempo in cui fa più rumore una non-candidatura (Di Battista docet) che un’investitura, nella giornata di ieri si sono simmetricamente sfilati
dalla contesa elettorale Giuliano Pisapia e Angelino Alfano. Curioso il destino di questa coppia di longevi protagonisti della politica italiana che si vedevano reciprocamente come il fumo negli occhi.

“Vengo anch’io! No, tu no!” si ripetevano ai bordi del campo lungo, che andava dai neoulivisti agli alleati “per forza” del governo a maggioranza Pd. Da ieri, hanno preferito l’irenica scelta del
“continuare a far politica con altri mezzi” piuttosto che farsi, almeno un po’, carico di una proposta che potesse contribuire a governare il Paese.

Quali saranno le conseguenze sul piano politico elettorale è ancora presto per dirlo. Sicuramente per quanto riguarda Alfano, la cui scelta è avvenuta sicuramente senza un preavviso. Il ministro degli Esteri, la cui resistenza su Ius Soli e biotestamento, ha messo in crisi il dialogo a sinistra, se ne va dalla scena senza lasciare neppure un messaggio in bottiglia a chi gli dovrà succedere.

Intanto, nonostante le interpretazioni maliziose sulla impaginazione del calendario il Pd procede sula strada delle buone leggi. E, per cortesia, non fatevi ingannare cari lettori, il calendario del Senato contiene provvedimenti fondamentali e, soprattutto, approvati all’unanimità alla Camera che potrebbero essere approvati in tempi rapidissimi, come la norma sulla protezione testimoni di giustizia o le modifiche al codice civile, al codice penale e al codice di procedura penale in favore di orfani di crimini domestici, per non parlare della prevenzione estremismo violento jihadista, prima delle disposizioni in materia di cittadinanza. Del resto sarei curioso di sapere su quale di queste norme non ci sarà il massimo impegno dei senatori di Campo progressista e Mdp o del loro leader/presidente del Senato Grasso.

In realtà biotestamento e ius soli, che non sono altro che le ulteriori riforme di civiltà di una stagione che verrà ricordata negli anni prossimi come la legislatura dei nuovi diritti: unioni civili, legge sul dopo di noi, legge sull’autismo, introduzione degli ecoreati, pacchetti anticorruzione e nuovi strumenti antimafia, norme a difesa delle donne (come il divieto delle dimissioni in bianco e il licenziamento per molestie sul lavoro) e contro la violenza di genere, legge contro lo spreco alimentare e tanto altro ancora. La lista potrebbe continuare, ma, lo dico a una persona che stimo molto come Giuliano Pisapia, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. A Pisapia e a molti dei suoi sostenitori, riconosco l’intento di percorrere una strada unitaria, a differenza di D’Alema e i suoi che avevano deciso la rottura in tempi remoti, ma vedo anche con chiarezza che a ogni tornante difficile ha deciso di non scegliere. La “fatica del riformismo” non è uno slogan per un comizio: è un impegno quotidiano che chi ha fatto il sindaco, chi ha assunto importanti incarichi parlamentari e fatto scelte impegnative, dovrebbe conoscere bene.

Allora è arrivato il momento di guardarsi negli occhi e dirsi la verità. E la verità l’hanno detta, finora, in pochi. Anche se basterebbe riguardare il film delle elezioni siciliane per capire.

Nonostante gli annunci di Fava che immaginava mirabolanti testa a testa, la lista di sinistra supera a stento lo sbarramento e elegge un solo deputato. Intanto però indebolisce il fronte progressista e
lascia campo libero alla contesa tra destra e grillini. Sarebbe più onesto, allora, se si raccontasse la verità, quella che mi dice con un sorrisetto sprezzante uno stratega da Transatlantico: “l’obiettivo è
indebolire il Pd e chi se ne importa se poi vincono gli altri. Tanto la legislatura durerà poco. Si è concluso un ciclo e i cicli, si sa, devono finire con il botto”. Ecco, a me questo privato cinismo che si avvolge nella presunta purezza pubblica della sinistra, fa venire in mente tutte le volte in cui tante persone semplici si sono allontanate dalla sinistra, tutte le volte che mi hanno detto che non pensavamo più a loro, tutte le volte che mi hanno rimproverato divisioni e scarso interesse per il bene comune. Guardando a questi compagni, con i quali ho passato tanto tempo della mia vita, penso che alla fine avessero ragione a protestare e a dedicarci un sonoro vaffa.

Se ti fermi a guardare un calendario dei lavori nel chiuso della tua stanza e non ti affacci a vedere Forza Nuova che sfila sotto la redazione di Repubblica, se pensi che ripetere mille volte “il jobs act fa schifo” e non vedi i posti di lavoro creati e le maggiori tutele per i precari, se pensi che la simpatia o antipatia del leader del Pd siano l’alfa e l’omega dei tuoi pensieri e dormi sonni tranquilli per il ghigno che sfodererà il peggior populismo d’Europa il giorno dopo delle elezioni, allora vai avanti così. Ma almeno non raccontarmi la storia che abbiamo voluto rompere noi. Avevamo detto che saremmo partiti da zero, con una carta bianca da scrivere insieme. Solo che per alcuni questa carta era una cartolina già scritta, da spedire agli elettori di sinistra come un malinconico congedo.

Sta ora a noi non farci imprigionare dai risentimenti e dalle recriminazioni. Abbiamo molto da raccontare delle cose fatte e molto ancora di più da fare in futuro. Se Grasso e D’Alema faranno la campagna contro Renzi, Berlusconi contro Di Maio, Salvini contro tutti i migranti sulla faccia della terra, Di Maio contro tutti ma soprattutto contro il Pd, ecco, noi dovremo fare una campagna per il Paese. Contro nessuno, senza rancore. Perché a ogni angolo di strada sento crescere la domanda di serietà, competenza e futuro. E quelle cose le possiamo realizzare con più credibilità soprattutto noi.

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