L’antifascismo matrice per difendere la libertà

Opinioni

A 65 anni dalla legge Scelba a noi non sembra affatto scolorito il compito di sanzionare la propaganda e l’apologia di quel regime fascista – e di quello nazista – che portò all’Italia disonore, morte, violenza, sopraffazione

Io penso che una parola sottenda il dibattito che si è sviluppato intorno all’approvazione ieri alla Camera della Legge contro l’apologia di fascismo. Quella parola, così sacra nel cuore della democrazia è: “libertà”.

Questa legge, è fatta per salvaguardare un principio di libertà nel nostro Paese, per il presente. Per difendere l’esercizio della libertà dal ritorno delle ideologie che volevano seppellirla.

Oggi, a 65 anni dalla legge Scelba a noi non sembra affatto scolorito il compito di sanzionare la propaganda e l’apologia di quel regime fascista – e di quello nazista – che portò all’Italia disonore, morte, violenza, sopraffazione. Non ci sembra scolorito quel compito, a prescindere che qualcuno, che professa propaganda o fa apologia di quelle idee, voglia o meno ricostituire il partito fascista, che è il principio portante della legge Scelba.

Difendere questi valori significa rafforzare la libertà di ognuno, non limitarla.

Si tratta di impedire che in un contesto sociale fragile e carico di rabbia, come quello di tutto l’Occidente, oggi, dopo anni di crisi economica e sociale dura, cattiva, profonda, antichi cattivi maestri possano ancora parlare, riemergendo dalla storia della loro sconfitta, con il loro carico di valori razzisti, discriminatori, antisemiti, violenti. La storia ha emesso le proprie sentenze e anche i tribunali hanno emesso le loro sentenze su chi ha difeso, in quegli anni, la libertà e su chi la libertà odiava. Difendere l’idea che di quelle ideologie non si debba più fare apologia o propaganda, significa non voler tornare indietro.

Noi abbiamo vissuto anni duri di crisi economica, che ha impoverito una parte significativa della popolazione, che ha prodotto nuova marginalizzazione e fragilità sociale e a questo si è aggiunto il fenomeno epocale dell’immigrazione, con tutte le sue drammatiche componenti.

Per moltissimi cittadini del nostro Paese e dell’Europa, in questo contesto, la politica nel suo insieme, le istituzioni, i corpi intermedi, le parti medio-alte della società, le forme tradizionali di rappresentanza e i mezzi di comunicazione sono diventati una parte distante, lontana, quando non avversa. Per moltissimi la polarizzazione della politica non è più destra contro sinistra, ma alto verso basso, e l’estrema destra, la destra extraparlamentare, la destra xenofoba, la destra razzista, la destra neofascista, la destra neonazista in Europa interpreta con grande capacità questo sentimento di rabbia, di disagio e di marginalità sociale, ricolloca in questo frangente parole d’ordine storiche della destra fascista e nazista che già hanno insanguinato l’Europa.

Le parole della razza, della violenza, dell’odio hanno risuonato in questi anni nella nostra Europa e nella nostra Italia. L’estrema destra frequenta e si radica nei luoghi di questo disagio, nelle periferie fisiche e sociali delle nostre comunità, dove cresce la rabbia, comprensibilmente, di chi è senza casa, di chi è senza lavoro. Cresce la rabbia contro lo straniero, non comprensibilmente, e dove forse la sinistra, lo dico per autocritica, ha perso radicamento e presenza.

Sono state in questi anni sdoganate, anche per una crisi dei partiti della sinistra europea e per queste condizioni economiche e sociali, parole e ideologie di odio e di razzismo. Penso agli esempi dalla Francia, penso a Farage in Gran Bretagna, penso alle parole di Wilders in Olanda, penso alle parole antisemite di Björn Höcke, della destra tedesca di AfD in Germania, penso agli atti, alle parole di Alba Dorata in Grecia, penso ai manifesti che circolano, ancora oggi, nel nostro Paese, intrisi di ideologia fascista e razzista.

Noi abbiamo molto ampliato, negli anni, nel nostro Paese, la tolleranza verso qualsiasi espressione di propaganda e di apologia, secondo me e secondo noi male interpretando il concetto di libertà nel sistema democratico. Noi vogliamo difendere fino alla morte la libera espressione del proprio pensiero, nel nostro Paese, come straordinariamente sancito dall’articolo 21 della Costituzione. Ma è diverso consentire che sia libera la propaganda di quelle idee che sono nate per uccidere la libertà; un conto è l’opinione di una persona, un conto è la propaganda di ideologie che vorrebbero negare la libera espressione. A questo sicuramente pensavano i costituenti con la XII disposizione. A questo pensava il Ministro Scelba quando introdusse l’apologia di fascismo e la sua propaganda, ma legata al divieto di riorganizzazione del partito fascista.

Questo si pensava negli anni Novanta, quando fu approvata la cosiddetta legge Mancino sul divieto di diffusione di idee legate alla superiorità razziale o alla discriminazione. Molte sentenze, in questi anni, legandosi a quel modello di legge basato sulla Costituzione, hanno evitato di condannare i reati di apologia di propaganda di ideologie fasciste in quanto non riconducibili al principio di ricostituzione del Partito fascista.

Abbiamo ascoltato molte critiche oggi e in queste settimane su questa legge. Per esempio l’idea che la libertà non debba porre limiti alla diffusione delle idee; ma noi rispondiamo che abbiamo già leggi che contraddicono questa impostazione del concetto di democrazia.

È limitata nel nostro sistema la libertà di dire quello che vogliamo di un’altra persona, di accusarla o calunniarla di una cosa che non ha detto o che non ha fatto. È limitata nel nostro Paese, dal rinnovato articolo 414 del codice penale, l’apologia di idee del terrorismo. E quanti di voi si solleverebbero in quest’Aula, se permettessimo che sui muri delle nostre città fossero affissi manifesti che inneggiano all’ideologia dei tagliatori di testa della jihad? Abbiamo una legge, la “legge Mancino”, che vieta la diffusione di idee di superiorità razziale. La nostra democrazia contempla dei limiti all’apologia di idee pericolose e violente.

L’ultima critica che ho sentito, quella forse più pesante, è che questa legge serva a coprire il vuoto di idee di pensiero di chi la promuove, della sinistra in generale: non è così, non sono d’accordo. Il solo fatto che, per fortuna, noi si possa esprimere qualsiasi critica, la più feroce, sulle idee dell’altro è la migliore eredità dell’antifascismo. E non è il nulla quello che è stato fatto in questi anni in ossequio a quell’eredità: in questi anni grandiosi diritti civili sono stati guadagnati nelle democrazie, perché abbiamo sconfitto quelle ideologie che la libertà volevano uccidere, l’hanno sconfitta coloro che stavano – di qualsiasi colore fossero – contro il fascismo o contro il nazismo. Sono stati anni di conquiste straordinarie, non è certo vero che il contrario o che la benzina dell’antifascismo sia il nulla dell’ideologia.

L’antifascismo è la matrice di chi difende la libertà, di chi difende le opinioni di ognuno, ma è la storia che ci ha insegnato che cosa è stata la mancanza di libertà, che non fu solo dell’ideologia fascista, perché il secolo scorso ci ha insegnato che altre ideologie, anche il comunismo sovietico, furono ideologie di morte e sopraffazione della libertà, questa storia ci ha insegnato che la difesa della libera espressione passa attraverso il riconoscimento dei limiti interni alla democrazia.

Noi non vogliamo vietare la libera espressione dell’opinione di ognuno. Il testo della legge  approvato alla Camera, non parla delle opinioni: “salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque propaganda i contenuti del partito fascista o del partito nazionalsocialista o i relativi metodi sovversivi del sistema democratico, anche attraverso la produzione – distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone o immagini ad essi riferiti è punibile…”

Dunque, noi ossequiamo l’articolo 21 della Costituzione, rispettiamo e onoriamo la storia della democrazia di questa Repubblica, che si è fondata su quei valori antifascisti. Vogliamo però aggiornare ciò che fu scritto negli anni Cinquanta e negli anni Novanta, e siamo pronti a qualsiasi battaglia culturale nei confronti delle ideologie di sopraffazione, discriminatorie o che si rifanno a quei modelli di regime.

Faremo ogni battaglia culturale, ma non vogliamo tralasciare la battaglia delle  norme di legge, perché chi ancora oggi pensa che dalle lezioni di quei regimi liberticidi possa venire una soluzione ai problemi drammatici dell’umanità, troverà sempre contro chi, come noi, si sente erede degli ideali di libertà e democrazia che la lotta antifascista ci ha lasciato in eredità.

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