Prima della preferenze, parliamo (ma seriamente) di partiti

Opinioni

Senza un finanziamento pubblico ai partiti, prendere le preferenze in circoscrizioni grandi come una regione vuol dire far partecipare solo i ricchi

Mi hanno consigliato di non scrivere nulla, di lasciare stare perché questo post rischia di essere letto male, ma ho sempre fatto delle battaglie trasparenti e quindi lo scriverò lo stesso.
Pensare che nel sistema attuale, con le circoscrizioni attuali e senza finanziamento pubblico ai partiti, le preferenze siano l’unico modo per far esprimere i cittadini vuol dire non essere del tutto sinceri.
In Francia non ci sono le preferenze aperte, in Germania neppure, in tutta Europa le usano solo 6 stati su 28 (Polonia, Grecia, Finlandia, Slovacchia, Bulgaria, Slovenia).

Per prima cosa perché senza un finanziamento pubblico ai partiti, prendere le preferenze in circoscrizioni grandi come una regione vuol dire far partecipare solo i ricchi o chi è già eletto e in una posizione privilegiata di accesso ai media.
Secondo, perché le preferenze vengono utilizzate solo dal 7% degli italiani (il 15% dei votanti alle europee) e sono il modo più utilizzato per attivare il famoso voto di scambio, specie in alcune realtà.
Terzo perché questa retorica insopportabile de “i nominati dai partiti” non tiene conto di una cosa molto seria: la nostra Costituzione.
Dal primo articolo fino al 49 si delinea chiaramente una cosa: i partiti sono il mezzo con cui i cittadini concorrono alla vita democratica del paese. Non sono il male.
L’alternativa alle scelte dei partiti non sono le scelte di qualche salotto, l’alternativa alle scelte dei partiti sono i partiti.
Capisco che dal 1992 nel nostro paese sia iniziata una lenta e costante demonizzazione dei partiti, alla quale anche il centro sinistra ha spesso partecipato, ma abbiamo sbagliato.
Questa legge elettorale potrebbe dare la possibilità, finalmente, di un dibattito serio sui partiti. Facciamo questa benedetta legge che ne normi il funzionamento, regolamentiamo il loro finanziamento, rilanciamo il ruolo dei partiti dentro ad una democrazia parlamentare, facciamo un pochino di politica seria.
Solo quando avremo partiti radicati, seri con un finanziamento trasparente, con degli statuti chiari e organi eletti potremo tornare a parlare di preferenze.
Ecco l’ho detto.

dal profilo Facebook di Giuditta Pini

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