Ritornare al proporzionale sarebbe andare contro la volontà popolare

Opinioni

Nel referendum del 18 Aprile 1993, con una maggioranza di oltre l’80% dei consensi, il popolo italiano chiese esplicitamente l’abrogazione della legge proporzionale

Sono schierati tutti per la proporzionale. Quasi tutti. Da Forza Italia ad ampi settori del Pd, dall’Ncd ai Cinque Stelle, da destra a sinistra passando per il centro e la periferia. Tutti uniti, compatti, come un sol uomo, un blocco unico e obliquo favorevole al sistema proporzionale. Tutti, tranne i Corsari della Politica che, invece, sono “altro” da questo blocco reazionario e propongono di tornare al futuro. Come? Nel modo più semplice: con il cosiddetto Mattarellum.

Come i lettori del quotidiano l’Unità ben sanno, mi riferisco alla legge di riforma elettorale che prende il nome dal suo estensore, cioè dall’attuale inquilino del Quirinale: Sergio Mattarella. Ovviamente, si tratta di un sistema in larga parte uninominale e che, però, conserva ancora un 25% di quota proporzionale. Con uno sbarramento del 4% e che potrebbe anche salire al 5%.

E un sistema di voto già pronto e a disposizione, ma sarebbe auspicabile un qualche correttivo in alcuni punti critici. Comunque, è sempre meglio il ritorno al Mattarellum che quello alla vecchia proporzionale, in quanto – quest’ultima – ci riporterebbe dritti dritti alla Prima Repubblica andando contro la volontà popolare dei cittadini italiani che, nel referendum del 18 Aprile 1993, con una maggioranza di oltre l’80% dei consensi, chiese esplicitamente l’abrogazione della legge proporzionale. Gli italiani si sono espressi in maniera chiara per l’uninominale e, ancor di più, per l’abolizione del sistema proporzionale. E si sono convinti a seguito di un lungo dibattito politico che ha coinvolto gli elettori in modo intenso per due anni: dal referendum del 1991 a quello di Segni e Pannella, appunto del 1993, ma anche per aver sperimentato i danni e le degenerazioni di quel vecchio sistema che, oggi, produrrebbe il proliferare di liste, partiti e partitini. Perché questa è la logica della proporzionale.

Infatti, in primo luogo, questa legge proporzionale, così tanto voluta sia dal Movimento 5 Stelle che dall’intero arco partitocratico, non garantisce la governabilità; inoltre, la proporzionale non garantisce la stabilità; infine, la proporzionale non chiarisce le alleanze prima del voto, ma soltanto dopo, perché è un sistema in cui le maggioranze si formano in Parlamento.

Quindi, giusto per scriverne una, tra le tante che si potrebbero dire, l’elettore, con la legge proporzionale, non sa – al momento di esprimere il proprio voto – se, ad esempio, la Lega di Matteo Salvini, dopo l’esito elettorale, farà un accordo con il Movimento 5 Stelle o se Forza Italia stringerà un’alleanza di governo con il Partito Democratico. E’ il ritorno ai giochi di Palazzo, effettuati sulla testa degli elettori e dei cittadini. Per fortuna, ci sono tantissime persone con spirito libero e corsaro che sostengono “altro” e auspicano un ritorno al futuro.

Come? Con il Mattarellum. Con un sistema uninominale, con i Collegi elettorali piccoli e primarie di Collegio. Secondo la visione liberale, riformatrice, einaudiana. E’ una legge pronta all’uso. Nel rispetto della volontà popolare scaturita dai referendum del 1991 e del 1993. Chi vuole unirsi ai Corsari per compiere un tale lotta politica di libertà e democrazia? Si tenga conto, inoltre, che da tempo, ormai, il Consiglio europeo raccomanda gli Stati membri di evitare le derive, come quelle viste nel recente passato in Bulgaria, e di non andare al voto prima di un anno dalla riforma della legge elettorale. In modo da offrire agli elettori il legittimo tempo per comprendere le novità rappresentate dal cambio del sistema elettorale, così da poterne cogliere i vari aspetti in maniera chiara e consapevole. Insomma, torniamo al futuro.

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